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Norimberga – Recensione del colossale film con Russell Crowe e Rami Malek

Norimberga: Un’emozionante pellicola compatta che analizza e “psicanalizza” uno dei più grandi e inquietanti processi della storia, esplorando con piglio deciso la particolare, (im)possibile “amicizia-inimicizia” tra due uomini agli antipodi che combatterono su fronti opposti.

Un film atipico ma massiccio, che scandaglia un cruciale episodio legato alla tragedia della Shoah con classicità chirurgica e una delicatezza rara, sorretto da maestria registica e vibrante pathos avvincente. Uno smisurato film in cui giganteggiano prove attoriali memorabili, da archiviare nei ricordi più preziosi degli amanti della settima arte.

Oggi abbiamo il piacere di recensire il magnifico Norimberga (Nuremberg), opus firmato James Vanderbilt, qui alla sua assai interessante seconda prova dietro la macchina da presa dopo l’esordio di esatta decade fa, nel 2015, con il parimenti intrigante ma inferiore Truth – Il prezzo della verità.

Vanderbilt, già produttore stimato e sceneggiatore versatile (suoi infatti gli script, citiamo i più riusciti, di Zodiac e The Amazing Spider-Man), classe ’75, con questo suo mastodontico, discontinuo ma, nella sua granitica interezza, notevole Norimberga, adotta uno stile “classy”, perfino anacronistico a livello cinefilo e vagamente, piacevolmente naïf. Adatta con stile personale e una sapida sperimentalità il romanzo di Jack El-Hai, in Italia edito col titolo Il nazista e lo psichiatra, incentrato sul celeberrimo Processo di Norimberga e sull’ambiguo legame creatosi, quasi per caso, fra lo “strizzacervelli” Douglas Kelley (Rami Malek) e Hermann Göring (un possente Russell Crowe).

Norimberga possiede una durata corpulenta, centoquarantotto minuti, ma mai davvero tediosa o “teutonicamente” pesante; è un minutaggio intriso di tensione virulenta e pugnace. La trama, a grandi linee e senza spoiler: la Seconda Guerra Mondiale è finita, Adolf Hitler è morto e sepolto, consegnato all’eterna vergogna.

Il suo “erede” Göring è ancora vivo e libero sinché non viene catturato, arrestato e trascinato nella tetra prigione di Norimberga in attesa di giudizio e con ogni probabilità della pena capitale. Su ordine del colonnello Burton Andrus (John Slattery), arriva il giovane e ambizioso psichiatra Douglas Kelley (Malek, Bohemian Rhapsody), incaricato di interrogare e valutare le condizioni mentali di Göring e degli altri gerarchi nazisti. L’avvocato accusatore nel processo è Robert Houghwout Jackson (Michael Shannon), affiancato dal britannico David Maxwell Fyfe (Richard E. Grant).

Kelley incalza Göring con domande sempre più pungenti per scandagliare la sua mente, instaurando con lui, paradossalmente, una sorta di pericolosa relazione empatica, al tempo stesso stimolante e complicata, basata su una inattesa complicità e su un autentico transfert emozionale. Così facendo, rischia però di perdere il baricentro dei propri equilibri psichici, compromettendo non solo la reputazione ma anche la propria etica, professionale e personale.

Andrus, insoddisfatto e perplesso di fronte al suo operato, decide di affiancargli il collega Gustave Gilbert (Colin Hanks), affinché lo monitori e lo aiuti in questa missione tanto affascinante quanto difficile.

Cosa funziona in Norimberga

Dopo un incipit un po’ confuso, affannoso e qualche scena lenta e farraginosa, Norimberga cresce progressivamente, ipnotizzando fino alla fine grazie a un ritmo che diventa sempre più serrato, a una regia accorta, misurata e raramente “sbavata”, illuminata dalla fotografia chiaroscurale dell’onnipresente Dariusz Wolski.

Il film è sorretto da una prova magistrale di un Crowe torreggiante, gigione nel senso migliore, assecondato da un ottimo Malek che, salvo qualche passaggio sopra le righe, svolge il proprio compito con grande efficacia. Accanto a loro spiccano un sensazionale Shannon in stato di grazia e un perfetto Leo Woodall nei panni del commovente sergente Howie Triest. In verità tutto il cast, comprimari compresi, offre prove di alto livello.

Da menzionare anche la deliziosa e ammaliante Lydia Peckham, nel ruolo sì accessorio ma folgorante, per beltà e presenza scenica, di Lila, giornalista che s’innamora di Kelley in un colpo di fulmine sul treno per Norimberga.

Perché non guardare Norimberga

Norimberga è un gran bel film d’impostazione classica, figlio di un’epoca lontana ma non dimenticata, e proprio per questo oggi potrebbe apparire fuori moda, didascalico e prevedibile. Rischia quindi di essere facilmente sottovalutato e snobbato frettolosamente da una certa intellighenzia critica.

Eppure, come dimostrano i giudizi americani (metacritic.com gli assegna un lusinghiero 61% di pareri favorevoli), questo approccio più “vecchia scuola” trova ancora riscontri. Complessivamente il film funziona egregiamente, anche se è venialmente fallace in alcuni passaggi: le “schermaglie” e i duetti Kelley–Göring sono spesso gustosi e ben girati, ma qualche battuta non va a segno e fallisce il bersaglio. Il finale può sembrare a un primo sguardo eccessivamente retorico, ma a ben vedere è soprattutto crudele e sinceramente spietato. 

Norimberga trabocca di eccessi e di alcune lungaggini evitabili, ma ha un solo grande “difetto”, che in realtà non lo è: è talmente essenziale nella messinscena ordinata e mesta, talmente demodé e “scarno”, privo com’è di fronzoli estetici e ideologici, da poter apparire pasticciato e finto. Non è camp: è grande Cinema che merita il plauso e le lodi.

Verdetto conclusivo: promosso a pieni voti. Göring/Crowe (doppiato ancora una volta impeccabilmente da Luca Ward), davanti alle dure e sacrosante accuse della corte, pronuncia imperioso un terribile nicht schuldig. Ovvero: non colpevole. Noi, al contrario, ribadiamo con forza che Norimberga ci è piaciuto parecchio e non abbiamo alcuna intenzione di accogliere velleitarie e superflue ragioni contrarie.

Il film è al cinema dal 19 Novembre con Eagle Pictures.

Regia: James Vanderbilt Con: Russell Crowe, Rami Malek, Michael Shannon, Leo Woodall, John Slattery Anno: 2025 Durata: 118 min Paese: Stati Uniti Distribuzione: Eagle Pictures

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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