No Other Choice – Non c’è altra scelta: Un uomo crede di avere tutto e festeggia la joie de vivre con spensierata incoscienza ed entusiasmo godereccio. Ma, poco alla volta, perde ogni privilegio conquistato e, nel susseguirsi di eventi sempre più funesti, la sua rabbia deflagra come un urlo disperato. Tuttavia, alla fine, esulterà di una ritrovata estasi, forse per miracolo, forse frutto di una forza psicologica sovrumana.
Dalla strepitosa 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, mai così eterogenea e ricca di opere di pregio provenienti da ogni continente, analizziamo oggi il nuovo, magnifico film firmato Park Chan-wook — sì, proprio lui, il demiurgo di Oldboy. Il titolo è No Other Choice (Eojjeolsuga eobsda, intraducibile per noi occidentali, ma efficacemente sottotitolato “Non c’è altra scelta”). Presentato il 29 agosto scorso, ha conquistato il pubblico con una standing ovation interminabile e meritatissima.
Tratto dalla novella The Ax del compianto Donald E. Westlake, il film è scritto dallo stesso Chan-wook assieme a Don McKellar, Lee Kyoung-mi e Lee Ja-hye.
Due ore e venti minuti che traboccano di emozioni, di trovate visive sensazionali e di una inventiva che fonde dramma, ironia e poesia con una maestria unica. È un’opera che alterna crudeltà e malinconia, brivido e incanto, in un ipnotico vortice di onirica meraviglia.
La trama, in breve:
Man-soo (Lee Byung-hun) è un uomo di mezza età della working class coreana. Sposato con la devota Mi-ri (Son Ye-jin), padre di due bambini, vive una vita serena e agiata, frutto di venticinque anni di lavoro come supervisore in una fabbrica di carta. Ma un mattino tragico viene licenziato all’improvviso. All’inizio nega l’evidenza, poi confessa tutto alla moglie e, deciso a mantenere il tenore di vita di un tempo, si getta nella ricerca di un nuovo impiego. Purtroppo, ogni tentativo fallisce, e la discesa nell’abisso comincia: depressione, miseria, disperazione. Finché, spinto dal destino e da un istinto primordiale, Man-soo oltrepassa il limite e diventa un assassino “per necessità”. Vittime? Conseguenze? Rovina o rinascita? Park Chan-wook trasforma questa deriva morale in un paradosso feroce e, sorprendentemente, salvifico.

Cosa funziona in No Other Choice – Non c’è altra scelta
No Other Choice è un vortice filmico di energia e intelligenza visiva. L’unico vero difetto è una durata forse eccessiva e qualche compiacimento estetico, ma poco importa: siamo di fronte a uno dei lavori più affascinanti, complessi e vitali dell’intera Mostra. Il film, incredibilmente ignorato dalla giuria guidata da un distratto Alexander Payne, unisce azione, commedia grottesca e lirismo funambolico. È recitato e fotografato in modo eccelso, con una colonna sonora che amplifica ogni emozione.

Perché non guardare No Other Choice – Non c’è altra scelta
Sì, la durata. Sì, un accumulo di temi e stili degno di un alchimista impazzito. Ma è proprio questa esagerazione – la sua natura ipertrofica, libera, eccessiva – a rendere No Other Choice un capolavoro. Park Chan-wook non chiede di essere compreso: chiede di essere vissuto, fino allo stordimento. E noi non possiamo che assecondarlo, decretando senza esitazione il suo valore cinematografico abissale e travolgente.
Il film è al cinema dal 1 Gennaio 2026 con Lucky Red.
Regia: Park Chan-wook Con: Lee Byung-hun, Son Ye-jin, Park Hee-soon, Lee Sung-min Anno: 2025 Durata: 139 min. Paese: Corea del Sud Distribuzione: Lucky Red
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