Mission: Impossible – The Final Reckoning: Il gran finale si fa attendere, e quando arriva… è un menù combo: ti sazia, ma non ti sorprende.
Tom Cruise è tornato, e sì, corre ancora come se avesse dimenticato il pollo nel forno. “The Final Reckoning” chiude l’arco narrativo aperto nel capitolo precedente con una missione impossibile che sa un po’ di déjà vu, un po’ di menù fisso: tanta azione, qualche colpo di scena, ma l’effetto novità è rimasto sotto vassoio del MC.
Trama
Ethan Hunt (Tom Cruise) e la sua squadra affrontano l’ultima, definitiva minaccia globale: La missione? Sventare un complotto orchestrato da un’intelligenza artificiale così minacciosa che persino ChatGPT si sente in imbarazzo. C’è chi cambia fazione, chi muore male, chi cambia pettinatura, chi gira col petto di pollo (a petto nudo)… ma tutto gira attorno al solito pendrive che può distruggere il mondo.
Si parte con l’adrenalina in quinta, ma già a metà ti chiedi se non sia tutto un po’ troppo già assaggiato.

Cosa funziona in Mission: Impossible – The Final Reckoning
Le sequenze d’azione sono girate con mestiere e precisione, il ritmo c’è, le location cambiano come i gusti di un milkshake multiporzione. Cruise, che a questo punto ha firmato un patto con il diavolo o con un personal trainer molto motivato, è sempre sul pezzo: si lancia, si arrampica, combatte, nuota, corre. Corre tantissimo.
Alcune scene sono oggettivamente spettacolari, ed è difficile non godersi almeno un po’ l’abbondanza di stunt reali e la dedizione fisica dell’attore. È come ordinare un panino triplo: sai che forse è troppo, ma apprezzi lo sforzo.

Perché non guardare Mission: Impossible – The Final Reckoning
La sceneggiatura ha la densità di una confezione di patatine gonfiata ad aria: apparentemente piena, ma dentro ci trovi solo tre chips vere e tanto vuoto narrativo. La minaccia tecnologica pare minacciosa quanto un hamburger vegano in una steakhouse texana. E i colpi di scena, se ci sono, sono come le sorprese nei Happy Meal: ne hai già tre uguali a casa.
Fisica? Mai sentita nominare. Ethan nuota a petto nudo nei ghiacci come se fosse in un idromassaggio del fast food deluxe. Si muove in un sottomarino allagato che rotola come un barile di salsa barbecue, apre portelloni subacquei come fossero bustine di ketchup, si aggrappa agli aerei in volo con la tenacia di una fetta di cheddar fuso.
E il parrucchino di Tom? Sempre fermo, come il bacon finto nelle pubblicità. A tratti sembra davvero il cane delle Barbie: sempre lucido, sempre presente, sempre surreale. Anzi, a un certo punto è proprio il vento che glielo posa in testa con dolcezza, come farebbe una madre americana con la sciarpa sul figlio che parte per il militare.
Il patriottismo? Cotto e servito come il burger del 4 luglio: la stessa enfasi di un jingle pubblicitario e monologhi sulla libertà che sembrano scritti dal team marketing di un fast food a stelle e strisce. Dopo un po’, il retrogusto di propaganda ti rimane come l’alito da cipolla caramellata.
Frase da manifesto:
“Più che una missione impossibile, sembra una riunione di condominio tra stuntman e acrobati: spettacolare, ma alla fine ne esci confuso e col mal di testa.”
In sintesi
“The Final Reckoning” è un film d’azione onesto, ben confezionato, ma che raramente stupisce. È il menù combo di una saga leggendaria: c’è tutto, è abbondante, ma avresti voluto un sapore nuovo. Tom Cruise si impegna, corre, salta, si aggrappa, resiste a tutto – inclusa la logica – ma alla fine resta un prodotto confezionato, con il bollino “fine serie” appiccicato sopra.
Presentato in anteprima il 19 maggio e nelle sale dal 26 maggio, chiude (?) il cerchio, o forse lo allarga, in uno degli addii più rocamboleschi del cinema d’azione. Distribuito da Eagle Pictures per Paramount Pictures.
Regia: Christopher McQuarrie Con: Tom Cruise, Hayley Atwell, Ving Rhames, Simon Pegg, Vanessa Kirby, Esai Morales, Pom Klementieff, Henry Czerny Anno: 2025 Durata: 169 min. Paese: Stati Uniti Distribuzione: Eagle Pictures
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