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It’s a Wonderful Knife: quando il Natale incontra il tagliacuci di sceneggiatura – Recensione

It’s a Wonderful Knife: un coltello smussato infilato nel cuore di It’s a Wonderful Life (La Vita è Meravigliosa).

😊 Trama: auguri, è nato uno slasher tiepido

In It’s a Wonderful Knife la povera Winnie Carruthers (interpretata da Jane Widdop), eroina suo malgrado, salva la cittadina di Angel Falls da un killer mascherato chiamato “The Angel”, che poi si scopre essere il viscido uomo d’affari Henry Waters, interpretato da Justin Long, qui trasformato in un catalogo vivente di faccette sopra le righe.​

Un anno dopo, invece di essere celebrata come la final girl dell’anno, Winnie è depressa, ignorata dalla famiglia e tradita dal fidanzato, così decide che sì, forse non nascere sarebbe stata un’idea migliore e lo sussurra all’aurora boreale, che in questo film funziona come una specie di versione discount dell’angelo Clarence di La vita è meravigliosa di Frank Capra.​

Da qui il film copia la struttura di It’s a Wonderful Life ma le toglie l’anima: Winnie si ritrova in una realtà alternativa in cui non è mai esistita, Angel Falls è nelle mani di Henry, ora sindaco, il killer è ancora in giro, il fratello Jimmy è morto e la città è un parco giochi per psicopatici e developer senza scrupoli.​

Con l’aiuto dell’outsider Bernie Simon (Jess McLeod), proiezionista e reietta di paese, la nostra final girl tenta di fermare di nuovo il massacro, sistemare la timeline e ovviamente trovare spazio pure per un bacio queer sotto le luci dell’aurora, perché il film vuole essere tutto: slasher, melodramma natalizio, manifesto inclusivo e omaggio colto al cinema classico, ma con la grazia di un Babbo Natale che entra in casa sfondando il muro col furgone.

«È bello sapere che, in un universo in cui non sono mai nata, il film è comunque scritto peggio.»

– la protagonista durante i titoli di coda

🎁 Cosa funziona in It’s a Wonderful Knife: quando il coltello ogni tanto taglia

L’idea di prendere La vita è meravigliosa e ribaltarla in chiave slasher è, sulla carta, geniale: al posto di George Bailey che scopre quanto il mondo peggiori senza di lui, abbiamo Winnie che realizza quante persone non sarebbero morte se la città non fosse stata consegnata mani e coltello al capitalismo natalizio di Henry Waters.​

Il film si diverte a piazzare rimandi diretti al classico del 1946, sostituendo l’angelo custode con un’aurora boreale ed estremizzando la solita Beddington Falls/Bedford Falls in Angel Falls, cittadina da cartolina che nasconde avidità, corruzione e cemento armato in arrivo sotto forma di centro commerciale.

Qualcosina funziona anche a livello di cast: Jess McLeod dà a Bernie una tenerezza sgraziata che meriterebbe un film migliore, mentre Justin Long è talmente sopra le righe che almeno regala una certa godibile caricatura del villain da commedia nera.​

La maschera bianca e lucida di “The Angel”, un po’ Slasher per famiglie, un po’ cosplay di killer alla fiera di paese, ha un design semplice ma efficace, e qualche scena di elettrocuzione e coltellate natalizie riesce ad avere quell’energia da B-movie che fa pensare: se il film si fosse preso ancora meno sul serio, forse sarebbe stato davvero divertente.

«Ogni volta che qualcuno dice che questo film è “divertente”, un classico del Natale perde una stella.»

Il vostro Cinefilo Brusco

🪦 Perché non guardare It’s a Wonderful Knife: la vita è meravigliosa, questo film molto meno

Il problema è che qui l’ironia è volutamente inserita ma gestita con la delicatezza di una renna in un negozio di cristalli: battute piantate a caso, umorismo che vorrebbe essere camp e invece suona come un tentativo disperato di coprire buchi di sceneggiatura profondi quanto il burrone sotto il ponte dove Winnie fa il suo desiderio.​

La miscela horror, commedia e dramma natalizio non trova mai un equilibrio: quando dovrebbe spingere sul gore, si ferma per una morale zuccherosa sull’importanza di essere se stessi; quando potrebbe emozionare, infila un momento di umorismo sgangherato che affoga qualsiasi tensione.

Dal punto di vista di un appassionato slasher, la struttura dei kill è di una prevedibilità quasi didattica: il body count è modesto, i set piece non hanno mai un vero crescendo e la regia di Tyler MacIntyre, quello di Tragedy Girls, sembra qui contenuta e annacquata, come se qualcuno avesse scritto “vietato divertirsi troppo” sul copione.

La stessa protagonista, pur interpretata con impegno da Jane Widdop, oscilla tra imitazione sbiadita di George Bailey e teen drama da serie CW, senza mai trovare un’identità forte che la faccia emergere davvero nel panorama delle final girl natalizie.

«Ho chiesto all’aurora boreale di mostrarmi un mondo migliore. Mi ha cambiato canale.»

– lo spettatore alla fine del film

🤡 Conclusioni: “Ogni volta che un coltello non taglia, un cinefilo perde la pazienza”

Il problema principale di It’s a Wonderful Knife è che guarda La vita è meravigliosa come un template da riempire con sangue e battutine, senza capire che quello era un film sull’abisso esistenziale, non solo su un tizio che scopre quanto è importante a Natale.​

Qui l’idea di mostrare quante morti Winnie ha evitato poteva essere davvero potente, ma resta intrappolata in una confezione che vuole accontentare tutti: pubblico horror, spettatori da film natalizio pomeridiano e nostalgici dei classici, finendo per non soddisfare nessuno fino in fondo.​

Per un appassionato slasher, la domanda spontanea è: come è possibile concepire e produrre “sta roba” con un concept così promettente e sprecarlo in un film che sembra pensato per essere guardato di sbieco mentre si incarta il panettone?​

In La vita è meravigliosa bastava il volto di James Stewart che crolla sul banco del bar per farti sentire il peso del mondo; qui, dopo un’ora e mezza di realtà alternativa, maschere bianche e Natale, l’unica vera epifania è che forse, questa notte di dicembre, sarebbe meglio rivedere il classico del 1946 e lasciare che questo “coltello meraviglioso” resti nel cassetto, ben chiuso.

Disponibile in esclusiva su RayPlay.

📦 Box: classici rifatti in chiave horror, quando il gioco riesce (e quando no)

Negli ultimi anni il trend del “prendiamo un classico e facciamolo a pezzi in chiave horror” ha prodotto risultati molto più incisivi di It’s a Wonderful Knife.​

Ci sono operazioni che usano davvero il modello originale per dire qualcosa di nuovo e disturbante, trasformando la nostalgia in arma critica, non in semplice citazionismo natalizio.

FilmClassico rielaboratoPerché funziona meglioDove It’s a Wonderful Knife inciampa
Black Christmas (2006 e 2019)Il college movie natalizio e il mito della sorellanzaUsa il Natale come scenario di paranoia e misoginia esplicita, spingendo su identità e rabbia femminile. ​It’s a Wonderful Knife accenna ai traumi e alla queer love story ma resta in superficie, limitandosi al “messaggio carino” di fine film. ​
KrampusIl film familiare natalizio alla Mamma ho perso l’aereoMescola horror e satira familiare con un vero senso del grottesco, trasformando il Natale in incubo coeso. ​Qui il tono cambia di continuo: dolcificante emotivo, poi slasher tiepido, poi commedia imbarazzata. Il risultato è schizofrenico. ​
The Mean OneLa favola del GrinchPrende l’icona infantile e la estremizza in puro trash consapevole, abbracciando il ridicolo. ​It’s a Wonderful Knife vorrebbe essere camp ma sembra troppo preoccupato di risultare “carino” e rassicurante per osare davvero. ​
Winnie-the-Pooh: Blood and HoneyLe storie di A. A. MilneOperazione discutibile ma coerente nel trasformare la nostalgia in farsa sanguinolenta. ​Anche quando osa qualche guizzo gore, il film torna subito al comfort della morale, come se avesse paura del proprio stesso coltello. 

Regia: Tyler MacIntyre Con: Jane Widdop, Joel McHale, Justin Long, Jess McLeod, Katharine Isabelle Anno: 2023 Durata: 87 min Paese: Stati Uniti Genere: Horror / Commedia nera Distribuzione: RaiPlay

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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