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Five Nights at Freddy’s 2 –Quando i peluche chiedono il rimborso – Recensione

Five Nights at Freddy’s 2: il sequel che fa più paura al marketing che agli spettatori.

😊 Trama: “Cronache di peluche in crisi d’identità”

Da peluche amichevole, nato per farsi abbracciare e inzaccherare di Nutella, confesso che dopo Five Nights at Freddy’s 2 ho seri dubbi su come i bambini mi guarderanno d’ora in poi. Invece di vedere un compagno di giochi, dopo questa sfilata di animatronic psicotici, temo mi scambieranno per un disclaimer dell’ASL.

Il film diretto da Emma Tammi riprende il mondo del primo Five Nights at Freddy’s e lo “espande” come si espande una pizza surgelata nel microonde: cresce in larghezza ma non in sostanza.

Siamo nel 1982 alla Freddy Fazbear originale, dove la piccola Charlotte osserva il famigerato William Afton, coniglio giallo con problemi evidenti di autostima e di legge, portare un bambino nel retro. Lei prova ad avvertire gli adulti, loro la ignorano come si ignorano i messaggi vocali troppo lunghi, e quando prova a fare l’eroina finisce accoltellata e “adottata” dalla Marionetta, creando un’icona horror che sembra uscita da un incrocio malriuscito tra una reliquia maledetta e un carillon depresso.

Vent’anni dopo, nel presente, ritroviamo Vanessa Afton (Elizabeth Lail), superstite, traumatizzata e reduce da coma, che cerca di vivere una vita “normale” come Mike (Josh Hutcherson) e Abby (Piper Rubio). Normale nel senso di: incubi ricorrenti del padre, traumi irrisolti, tecnica del sogno usata come se fosse psicoterapia low cost e animatronic vendicativi che bussano alla porta come i testimoni di Geova versione jumpscare. Tutto, ovviamente, condito dal tono teen: drammi familiari, senso di colpa, e quella patina da horror per adolescenti dove il sangue è il minimo e il melodramma è il vero mostro finale.

“Papà, smettila di saltare fuori come un coniglio pasquale con la motosega, che qui è già pieno di mostri meccanici!”

Vanessa Afton 

😏 Cosa funziona in Five Nights at Freddy’s 2: “Spaventi, lucine e zucchero filato emo”

Da peluche equidistante fra lo scaffale dei bambini e il reparto horror, un paio di cose funzionano, lo ammetto, prima che mi sequestrino dal reparto giochi.

Gli animatronic, quando vengono ripresi con amore artigianale, hanno ancora un loro fascino da incubo industriale: in certe inquadrature sembrano davvero relitti usciti da un parco giochi posseduto, e lì l’atmosfera tocca il livello “ok, forse stanotte non dormo con la luce spenta”.

L’idea di partire dall’origine della Marionetta e del legame con Charlotte aggiunge un minimo di mitologia tragica alla baracca. È quasi una fiaba nera su un’anima bambina intrappolata in un guscio meccanico, con tanto di music box che tiene a bada il rancore come un Valium sonoro.

Sul piano teen, il rapporto fra Mike e Abby e la presenza di Vanessa come figura spezzata ma combattiva cercano di dare un cuore al racconto, anche se batte a ritmo di jump scare e violini in crescendo più che di vera scrittura emotiva.

Ogni tanto il film azzecca quel mix di nostalgia anni Ottanta, luci al neon e corridoi bui che fa venire voglia di reinstallare il videogioco e ricordarsi perché l’idea originale funzionava meglio con una porta virtuale da chiudere piuttosto che con una sceneggiatura da tenere aperta.

“Mamma, il coniglio mi ha bucato tipo palloncino a una festa finita male… e ora ballo da sola!”

Charlotte 

🙃 Perché non guardare Five Nights at Freddy’s 2: “Manuale di sopravvivenza per peluche traumatizzati”

La natura teen si capisce e si accetta: è pensato per chi va al cinema in gruppo, urla, ride e posta le storie su Instagram con il filtro “orrore ma non troppo”. Il problema è che, da film, Five Nights at Freddy’s 2 è così trashoso da sembrare un episodio speciale di Halloween di una serie per ragazzi che ha perso il controllo del budget fumo e luci.

La sceneggiatura mescola traumi familiari, lore del videogioco, vendette ultraterrene e crisi identitarie con la grazia di un animatronic che prova a ballare il valzer. L’insieme sa di fan service incollato con la colla vinilica, più che di storia solida.

La paura è confezionata in modo talmente programmato che anche un peluche come me, con l’espressione cucita in eterno stupore, riesce a prevedere i jumpscare. La sensazione è quella di un horror che non osa mai davvero, perché deve rimanere “carino e condivisibile”.

La messa in scena ondeggia tra momenti riusciti e sequenze che sembrano il backstage di un parco a tema low budget. Quando gli animatronic diventano protagonisti, il film si illumina; quando arrivano gli umani a spiegare tutto, l’incubo torna ad essere quello della lezione di educazione civica.

Come peluche amichevole, la domanda è inevitabile: dopo che un bambino vede un coniglio meccanico che accoltella, una Marionetta che possiede i vivi e un locale pizzeria che sembra un girone dantesco, come farà a fidarsi di me, creatura imbottita di cotone e sogni? Il rischio è che da compagno di nanna diventi improvvisamente “possibile contenitore di anima vendicativa in attesa di trigger sonoro”.

“Fratello, i tuoi incubi? Robetta. Io ho il papà che mi manda conigli assassini in regalo!”

Vanessa 

🤡 Conclusioni: “Io, peluche, chiedo asilo politico nel reparto dramma”

Visto da un peluche amichevole, Five Nights at Freddy’s 2 è come un compleanno di bambini organizzato in un escape room horror: tutti eccitati, molto rumore, tanto zucchero scenografico e ben poco che resti davvero impresso, se non la sensazione di aver urlato per qualcosa di tutto sommato innocuo.

Capisco la sua natura teen, il bisogno di essere accessibile, di compiacere il fandom del videogioco e di trasformare l’orrore in un rito di passaggio da condividere sui social. Ma l’opera finisce spesso nel territorio del trash involontario, dove i momenti sinceramente efficaci vengono affogati da scelte narrative pigre e da un gusto per l’eccesso che non diventa mai davvero disturbante, solo rumoroso.

Se sei un fan accanito del franchise, troverai comunque motivi per gioire, tra riferimenti, espansioni di lore e Marionetta in grande spolvero. Se invece cerchi un horror che ti faccia dubitare di ogni peluche sul cuscino, ecco, qui il più traumatizzato resterà proprio il peluche. Che, dopo i titoli di coda, ti guarderà e ti sussurrerà: “Dai, la vera paura è che facciano il terzo così”.

E lo faranno….restate in sala fino alla fine dei titoli di coda.

🎭 Box: Horror con animatronic, ovvero “quando il giocattolo ti guarda troppo a lungo”

Il sotto-genere horror con animatronic e pupazzi posseduti vive da anni di un’inquietudine precisa: ciò che è fatto per rassicurare i bambini diventa improvvisamente minaccioso. Il sorriso fisso, gli occhi di plastica, i movimenti meccanici si trasformano in maschera dell’orrore.

In Five Nights at Freddy’s 2 questa idea viene spinta fino al parossismo. La pizzeria è un tempio del consumo infantile corrotto, gli animatronic incarnano colpe adulte e violenze taciute, i pupazzi sono contenitori di traumi e vendetta. Il problema è che il film spesso si accontenta di sfruttare il look anziché spingersi davvero nel perturbante. Così, invece di un incubo esistenziale sui giocattoli che ci osservano nel buio, ci si ritrova davanti a un “mostro-giostra” divertente per i fan e dimenticabile per chi ama l’horror più profondo.

Per uno come me, nato per essere abbracciato, l’horror con animatronic funziona quando ti fa mettere in dubbio il gesto stesso dell’abbraccio. Qui, nella maggior parte dei casi, ti fa solo mettere in dubbio la qualità del copione.

Il film è al cinema dal 4 Dicembre con Universal Pictures.

Regia: Emma Tammi Cast: Josh Hutcherson, Elizabeth Lail, Mckenna Grace, Matthew Lillard, Piper Rubio, Wayne Knight, Skeet Ulrich, Teo Briones, Freddy Carter, Theodus Crane Anno: 2025 Durata: 105 min. Paese: Stati Uniti Distribuzione: Universal Pictures

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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