Dangerous Animals: un survival horror dove il vero mostro non ha pinne, ma una videocamera VHS e un gusto perverso per l’arte della morte. Spietato, imprevedibile. Preparati a chiudere gli occhi mentre trattieni il respiro.
Siamo sulle coste isolate dell’Australia, dove l’oceano è bello quanto spietato. Zephyr (Hassie Harrison), una giovane surfista americana in fuga dal suo passato, cerca pace in quel silenzio marino ma finisce nelle mani sbagliate.
Tucker (Jai Courtney), un inquietante operatore subacqueo, la rapisce. Non è un mostro qualsiasi: usa gli squali come strumenti per i suoi rituali malati, filmando tutto su videocassette in un loop perverso. Intrappolata su una barca, Zephyr dovrà lottare con ogni forza per sopravvivere, mentre la linea tra uomo e predatore si fa sempre più sottile.
Dangerous Animals è un survival teso, viscerale, dove il vero orrore non viene dal mare ma da ciò che l’uomo può diventare.

Cosa funziona in Dangerous Animals
Ci sono horror che cercano solo lo spavento facile, e poi ci sono quelli come Dangerous Animals che ti lasciano addosso un malessere vero, profondo. Già la prima sequenza ti accoglie come un pugno nello stomaco. La cold open è talmente potente che sembra già un climax. Ti scaraventa subito nel cuore dell’incubo, e solo dopo, quasi beffardamente, arriva il titolo.
Poi si prende fiato, ma solo per un istante. Un breve sollievo concesso da uno spiraglio di romanticismo inaspettato, delicato, quasi sussurrato. Un momento che non salva, ma scalda. E che, proprio per questo, rende tutto il susseguirsi ancora più brutale.
Animal Dangerous è un’immersione totale della follia. Ma ciò che rende tutto davvero indimenticabile è la prova attoriale. Una discesa nella follia talmente autentica che sembra non più recitata, ma incarnata.
Jai Courtney, nel ruolo di Tucker, dà corpo e voce a una psicosi inquietante e disturbante. La scena in cui danza dopo aver eseguito il suo rituale di morte è ipnotica: trasferisce la follia con ogni gesto, ogni movimento. L’espressione facciale del protagonista trasmette inquietudine vera, la follia si sprigiona nel movimento, è realtà, non recitazione per questo mette angoscia e paura.
A me ha ricordato il Joker che balla sulle scale accompagnato dalla canzone “Rock and Roll Part 2“. A mio avviso una delle scene più iconiche del film “Joker” (2019), diretto da Todd Phillips e interpretato da Joaquin Phoenix.
A contrastare il cattivo poi c’è lei, la forza. Un personaggio che incarna la resistenza, che ha sofferto, che ha lottato, e che dalla sua stessa esperienza di vita riesce a trarre un’energia impressionante e vitale. A interpretarla è Hassie Harrison, in una performance intensa, tutta istinto e verità, capace di comunicare un “Io ce la farò” che vibra in ogni gesto, in ogni sguardo.
Con Dangerous Animals, Sean Byrne colpisce nel segno. Dopo aver mostrato i denti con The Loved Ones e lasciato un graffio duraturo con The Devil’s Candy, qui cambia pelle senza snaturarsi: abbandona l’inferno domestico e il metal satanico per tuffarsi in un survival oceanico dove il sangue si mescola al sale. Ma se nei lavori precedenti era il regista a condurre il gioco con mano sadica e autoriale, stavolta è come se si fosse travestito da Bilbo: ha indossato un cappello da intrattenitore e con un finto scondaggio ha portato il suo cinema là dove meno ce lo aspettavamo, nel campo del puro genere, con gusto pop, tensione calibrata e sarcasmo affilato.
Il risultato? Una pellicola che intrattiene senza svendere il cervello. L’horror qui non è solo minaccia, ma anche terreno di confronto, quasi arena teatrale dove una final girl agguerrita e un carnefice vanitoso si rincorrono, si sbeffeggiano, si feriscono a colpi di trappole e battute taglienti. Gli squali non mordono più il copione: lo scardinano, lo sporcano, lo rendono imprevedibile.
Byrne, con pochi mezzi ma idee chiarissime, affina l’arma dell’umorismo nero e la usa per sezionare non tanto il genere, quanto il nostro modo di consumarlo. Dangerous Animals non ha paura di restare in superficie anzi, lo fa con spavalda consapevolezza, perché lì dove tutto potrebbe essere già visto, riesce a farci guardare di nuovo. E sorridere istericamente, mentre stringiamo i braccioli della poltrona. È disturbante, emozionante, pieno di verità. Un’esperienza che tiene incollati fino alla fine, tra scene da brivido e momenti in cui trattenere il respiro o non chiudere gli occhi è impossibile.

Perché non guardare Dangerous Animals
Crudo, Violento e non si risparmia.
Le scene più dure non vengono addolcite, né alleggerite: il sangue è vero, sporco, e resta addosso. Il dolore è reale. La follia esplode senza filtro. Se hai lo stomaco debole, o se cerchi un horror che ti lasci respirare forse non è il caso. Qui il regista ti chiede di entrare, ma non ti protegge.
Eppure, anche per chi resiste, qualcosa può mancare.
Quello che è mancato è stato un passato più definito per Traker. Da dove ha preso vita il mostro che guida le sue azioni? Non tanto per giustificarlo, quanto per comprenderlo davvero. Una crepa, un accenno, qualcosa che lasciasse intravedere come è arrivato a essere così. Perché il personaggio funziona eccome, inquieta, resta appiccicato addosso ma per me, che sono una famelica di storie, la mancanza di un’origine concreta ha lasciato un piccolo vuoto.
Ma in fondo è proprio lì, in quella mancanza, che si annida il senso più disturbante del personaggio:
non c’è una verità da raccontare. La malvagità, a volte, si veste da sola. Non ha bisogno di un trauma, né di un’origine. Ed è questo a renderlo così spaventoso.
Lo squalo non è il killer indiscriminato… Il vero mostro è l’uomo.
Sean Byrne
Presentato in anteprima nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes il 17 maggio 2025, il film è in uscita nelle nostre sale il 20 agosto con Midnight Factory di Plaion Pictures, in collaborazione con Blue Swan Entertainment, è una coproduzione tra Stati Uniti e Australia.
Regia: Sean Byrne Con: Hassie Harrison, Jai Courtney, Josh Heuston, Ella Newton Anno: 2025 Durata: 93 min Paese: Australia / Stati Uniti Distribuzione: Midnight Factory, Plaion Pictures, Blue Swan Entertainment
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