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Bugonia – Recensione del film di Yorgos Lanthimos con Emma Stone e Jesse Plemons a Venezia 82

Bugonia: Una raggelante storia macabra, fantascientifica e orrifica ai confini della tetra realtà più insospettabilmente cospirativa, “cosmogonica” in senso universale o tragicomica, priva di verosimiglianza ma ripiena di simpatia oppur un agghiacciante monito non tanto complottistico ma terribilmente, metaforicamente profetico e illuminante?

Oggi, direttamente dalla fastosa e rinomata 82.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, recensiamo lo stupendo Bugonia, firmato Yorgos Lanthimos che, due anni fa, alla kermesse suddetta, trionfò platealmente, aggiudicandosi il Leone d’oro con Povere creature!

Presentato in Concorso nel dì 28 Agosto, scritto da Will Tracy, prodotto fra gli altri e fra l’altro da Ari Aster (Eddington), Bugonia dura due ore nette e adrenaliniche, dal ritmo incalzante, magnificenti e ricolme di sorprese tanto spiazzanti quanto brillanti. Bugonia è il rifacimento, sebbene non dichiarato, della coreana, “misconosciuta”, perlomeno ai più, da noi ancor inedita pellicola del 2003 intitolata, in originale, Jigureul jikyeora!. Internazionalmente chiamata Save the Green Planet!

Ciò fu però ignoto pressoché a chiunque prima della sua anteprima mondiale al Lido e tutti i visionatori l’appresero solamente guardando il suddetto opus. Favorevolmente accolto dall’intellighenzia critica d’oltreoceano e dalla stampa estera che gli assegnò voti altissimi, Bugonia fu invece e, in maniera diametralmente opposta rispetto ai lusinghieri pareri stranieri, addirittura subissato di fischi e severamente stroncato, perfino frettolosamente liquidato con estrema sufficienza e ingiusta crudeltà miserevole da molti italiani, spettatori “comuni” e non, cioè specializzati.

Noi da quest’ultimi suoi detrattori discordiamo in toto e invece fieramente desideriamo acco(r)darci a coloro che hanno largamente apprezzato questo superbo pastiche esuberante, eccentrico, stoico e mirabolante ad opera di Lanthimos.

Prima d’enunciarvene sinteticamente la trama sottostante, specifichiamo innanzitutto che Bugonia è un mito antico d’ascendenza greco-romana secondo il quale le api nascerebbero dalla carcassa d’un bue in stato di putrefazione avanzata. Ed eccovene or la vicenda, giustappunto, sintetizzatavi e da Lanthinos, funambolicamente, esposta:

Teddy (Jesse Plemons, Zero Day) è un quarantenne deperito ed emarginato con smanie complottistiche. Teddy vive eremiticamente in un fatiscente tugurio polveroso, nemmeno però troppo angusto ma abbastanza spazioso e ben arredato, assieme al cugino demente di nome Don (Aidan Delbis). Che sottopone perfino alla castrazione chimica per renderlo insensibile agli stimoli carnali che potrebbero entrambi distrarre dal concentrarsi sull’obiettivo “folle” prefissato.

Ovvero salvare l’umanità dalla minaccia incombente di Michelle (Emma Stone), potentissima donna a capo d’una multinazionale farmaceutica che, secondo Teddy, altri non è che un’aliena camuffata sotto mentite, avvenenti spoglie dalle insospettabili sembianze umane.

La quale, capziosamente e in modo malvagio alla pari di un’atterrente strega tentatrice, attraverso i suoi esperimenti scientifici, sta contagiando l’umanità con un mefitico morbo letale e sarebbe la principale responsabile della malattia terminale della madre morente.

Teddy, con l’aiuto di Don, malgrado l’imbranataggine e la scarsissima affidabilità di quest’ultimo, cerebroleso, rapisce Michelle, coattamente la tiene in ostaggio nel suo appartamento e, libero da sguardi indiscreti, nonostante le patetiche ricerche vane della polizia, la sottopone a strazianti, crescenti torture psicofisiche affinché gli confessi la verità e possa fornirgli istruzioni sul siero “miracoloso” da iniettare a sua madre per far sì che non crepi, in quanto, come dettovi, è annichilita da un infermabile mal impietoso che, seppur lei sia in coma, l’affligge in modo lancinante e metafisicamente senziente.

Cosa funziona in Bugonia

Sconvolgente, apocalittico, millenaristico genialmente, assai sfaccettato a dispetto d’un impianto narrativo semplicistico in maniera parossistica, con pochissimi personaggi sulla scena, tranne nell’ultima mezz’ora rivelatoria e scioccante, pirotecnica e cupissima, oltre che spettacolarmente diretta, con luci soavemente cangianti e tendenti a cromatici giochi impressionistici di gran impatto visivo, curati da Robbie Ryan, girato fluidamente da un Lanthimos in stato di grazia, lucido come non mai ed “abrasivo” che ha infuso feroce dark humor caustico e graffiante a tal sua favola nera con echi da science fiction alla Black Mirror espanso, Bugonia vede al solito svettar torreggiante un’Emma Stone paurosa non soltanto in forma prettamente attoriale.

Ma è Plemons, magro oramai ai limiti dell’anoressico “malato”, a giganteggiare continuamente, donando magnetica potenza glaciale al suo dolente, squinternato, forse illuminato character di primo acchito molto antipatico, invero eroso internamente da un esistenziale malessere talmente umano d’averlo probabilmente reso un ascetico (dis)graziato baciato da fenomenali poteri di precognizione divinatoria.

Perché non guardare Bugonia

Prima del prefinale, Bugonia s’ingorga in digressioni poco economiche alla funzionalità del suo coraggioso racconto spietato, afflosciandosi persino in alcune cadute di tono stilistico che ne paralizzano momentaneamente l’esplosività eversiva della messa in scena e del rivoluzionario messaggio interplanetario, no, allarmistico inviatoci tramite dialoghi taglienti e uno script eccelso, ricolmo di metafore ingegnose dalla rara acutezza espressiva e perfettamente congeniali alla portante struttura importante di questo pamphlet ermeticamente denso e spettrale, altresì spettabile.

Che profuma di originalità fresca eppur echeggia, in molti attimi, di un’eco cronenberghiana non spiacevole, bensì bellamente derivativa e intuitiva.

In conclusione: è allucinante che Bugonia, a dismisura encomiabile, abbia così diviso la Critica, essendo invece a nostro avviso lapalissianamente un istantaneo capolavoro sferzante, cattivo in modo intelligentemente furente e indimenticabile.

Il film è al cinema dal 23 ottobre con Universal Pictures.

Regia: Yorgos Lanthimos Cast: Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis, Alicia Silverstone Anno: 2025 Durata: 120 min. Paese: Irlanda / Corea del Sud / USA Distribuzione: Universal Pictures

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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