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L’Abbaglio – Due simpatici mascalzoni al servizio di Garibaldi – Recensione

L’Abbaglio: Un’ilare, giullaresca e cialtronesca vicenda perfino poetica e ricolma di shakerato intrattenimento diluito all’impegno civile e storico

Orbene, a distanza di qualche mese dalla sua uscita nelle sale, ahinoi, passata alquanto inosservata, financo presso buona parte dell’intellighenzia critica nostrana, sovente e ultimamente disattenta, oggi recensiamo con gusto, essendoci il film preso in questione (nella disamina recensoria a seguire, naturalmente, meglio esplicheremo), abbastanza piaciuto pur con alcune riserve che prossimamente, giustappunto, vi sottolineeremo, l’eccentrico e desueto, potremmo dire, sottovalutato, demodé e godibile, sebbene, vi teniamo a precisarlo immantinente, forse non pienamente riuscito, L’abbaglio, firmato Roberto Andò (Il manoscritto del principe), regista veterano e sempre più sperimentatore interessante, specialmente negli ultimi tempi reinventatosi garbatamente. Per l’occasione, coautore della sceneggiatura originale assieme ai provetti e altrettanto navigati Ugo Chiti & Massimo Gaudioso.

Il quale, dopo il grande successo, specialmente di pubblico, ottenuto col “pirandellianoLa stranezza, ricompone, potremmo dire, la reunion artistica col trio attoriale composto dal fido Toni Servillo (Adagio) e dalla sempre ecletticamente istrionica, oltreché spassosa, fenomenale coppia Salvatore Ficarra & Valentino Picone. Una premiata ditta oramai consolidata e perfettamente affiatata che ivi, nuovamente, dopo l’efficace e travolgente La stranezza, evidenziamo ciò in maniera marcata, si riunì per tal “pamphlet” dalla buon amalgama drammatica mischiata ironicamente e con sapido gusto leggiadro alla pochade sofisticata e profondamente ironica.

Trama, sinteticamente enunciatavi nei suoi tratti maggiormente salienti come nostra abituale consuetudine, per celarvi ed evitarvene deleterie rivelazioni improprie e alla visione nuocenti:

La vicenda è collocata precisamente nella Sicilia borbonica del 1860 ove il leggendario Giuseppe Garibaldi, incarnato dal perennemente eccelso e camaleontico, mutevolmente versatile e bravo, Tommaso Ragno (Nostalgia, Tre piani), è oramai pronto, con la sua celeberrima e stoica spedizione dei Mille, a conquistar la Sicilia e ad entrar da inarrendevole trionfatore rivoluzionario in quel di Palermo per unir l’Italia e annetter la penisola suddetta al nostro stivalone…

Per completar però tal sua missione, Garibaldi è appoggiato, oltre che dai suoi scudieri (as)soldati, da integerrimi caporali e fedelissimi ufficiali ai suoi morali servigi fra cui spicca il severo, disciplinato ed eticamente ferreo colonnello Vincenzo Giordano Orsini (Servillo). Il quale, a sua volta, capeggia un manipolo d’uomini da lui arruolati e inviati al “fronte” battagliero, accuratamente selezionati insieme all’ancor inesperto eppur valoroso e dai solidi principi morali tenente Ragusin (Leonardo Maltese, Rapito, Leopardi – Il poeta dell’infinito).

Fra i pretendenti per un posto d’onore fra i combattenti garibaldini, vengono scelti i disperati, imbroglioni senz’arte né parte, Domenico Tricò (Ficarra) e il furbo Rosario Spitale (Picone), che equivalgono pressappoco a una furbesca combo sia ridicola che cialtronesca, maldestra ma sostanzialmente di buon cuore, del Gatto e la volpe di collodiana, “pinocchiesca” memoria.

I due disgraziati, infatti, immediatamente dopo lo sbarco a Marsala, codardamente disertano, trovando rifugio e ospitale asilo presso un innominato convento ove, fra tragicomiche disavventure e altri loschi lor capziosi, altresì buffoneschi raggiri, conoscono la rettrice badessa e soprattutto l’ambigua, giovane peperina suora avvenente e assai simpatica, probabilmente con la lor stessa indole “astuta”, di nome Assuntina (Giulia Andò, figlia del regista che quivi ritrova suo padre dietro la macchina da presa e sia Servillo che Ficarra-Picone dopo il più volte succitato La stranezza).

La lor fuga dura poco e son infatti presto catturati e consegnati all’inflessibile Orsini. Il quale però, anziché fucilarli come da prassi, sorprendentemente li perdona, scagionandoli in quanto li ritiene talmente miserabili da non meritar neppur l’uccisione capitale. Per di più, accondiscendente e benevolo, paradossalmente li considera utili alla causa…

Ne succederanno ovviamente delle belle in una scanzonata sarabanda di colpi di scena a raffica, grotteschi equivoci a non finire, svariate peripezie e farlocche eppur bonarie stupidaggini perfino involontariamente geniali.

Cosa funziona ne L’abbaglio

L’abbaglio, a dispetto d’un rigido impianto formale “scolastico” in linea con gli antiquati canoni estetici d’una fiction RAI a mo’ di lungometraggio che, in molti punti, evoca sia per messinscena che ambientazione, la ben superiore serie tv Il gattopardo con Kim Rossi Stuart, spicca però in modo egregio per finezza registica e arguta concertazione dei ficcanti dialoghi sovente esilaranti. Ove la coppia Ficarra-Picone dà ennesima prova d’esser impagabile in virtù dei lor impeccabili tempi comici oliati e affinati.

L’abbaglio si lascia veder assai volentieri, ripetiamo, in quanto, in particolar modo, dalla sua metà in poi, trascurando invece il finale, a nostro avviso, deludente e peccante di retorico moralismo stonato, in tal caso, totalmente inadeguato, vistene le sue molte scene svagate e scevre di qualsivoglia pedanteria altresì didascalica, ed accartocciato in lungaggini inutili, allegramente e intelligentemente dosa ritmo incalzante e divertimento à gogo.

Risaltando visivamente mirabile nelle sequenze stupendamente notturne di Sambuca in cui il direttore della fotografia Maurizio Calvesi dà sfoggio di bravura, giostrandosi fra paesane luci pittoresche e colori sofficemente languidi.

Perché non guardare L’abbaglio

Toni Servillo, attore indiscutibilmente pregiato, secondo noi qui risulta invece fuori parte e statico nella sua impostata recitazione monotona, perfino, azzardiamo a dire con coraggio invece mancante ai due gaglioffi personaggi di Ficarra e Picone, talvolta incerto e poco convincente a delinear il suo atono Orsini.

In conclusione: L’abbaglio poteva essere davvero un gioiellino se Andò, sin alla fine, avesse propeso per la via semplicemente leggera. Senz’appesantirlo in un fiacco finale enfatico e addirittura grossolano che non abbaglia, tantomeno colpisce a fondo e perciò nella memoria appieno non si staglia.

Uscito al cinema il 16 gennaio con 01 Distribution.

Regia: Roberto Andò Con: Toni Servillo, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Tommaso Ragno, Giulia Andò, Pascal Greggory, Giulia Lazzarini Anno: 2025 Durata: 131 min. Paese: Italia Distribuzione: 01 Distribution

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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