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True Detective: Night Country – Recensione del primo episodio della serie tv con Jodie Foster

True Detective: Night Country – Recensione del primo episodio della serie tv con Jodie Foster.

Oggi recensiamo il primissimo episodio della nuova, attesissima tranche della serie antologica True Detective, inauguratasi nel 2014,  brillantemente, con l’emblematica, oramai epocale prima stagione, sostenuta da un Matthew McConaughey/Rust Cohle apoteotico, proseguita con le disavventure riguardanti il roccioso e coriaceo Colin Farrell/Ray Velcoro, quindi inerenti le spettrali indagini angoscianti di Mahershala Ali/Wayne Hays, interrottasi nel 2017 con quest’ultimo segmento e arrivata ivi alla quarta stagione, non più scritta dal suo ideatore e sceneggiatore, ovverosia Nic Pizzolatto, autore dei primi capitoli succitati, bensì rinnovatasi, diciamo resuscitata, ripartorita e ripartita, giustappunto, ex novo sotto un’altra forma, forse perfino  sperimentalmente espressiva, ma sempre propostaci e distribuita nello stesso formato “standard” targato e finanziato HBO.

Da noi, True Detective 4, sottotitolato Night Country, è disponibile alla visione su Sky Atlantic e Now a partire dal 15 Gennaio, in contemporanea con la messa in onda in esclusiva di statunitense premiere assoluta, avvenuta esattamente nella notte del giorno suddetto e poi da noi anche replicata seralmente. Le avventure, scandite a distanza regolarmente settimanale, proseguiranno sin a fine febbraio.

Stavolta, gli episodi sono soltanto 6 della durata cadauno di un’ora circa. Parimenti alla prima stagione che fu diretta integralmente da Cary Fukunaga (Maniac), a differenza invece di quanto poi avvenuto con quelle successive ove i registi furono svariati e s’alternarono ripetutamente, anche in questo caso “giudiziario”, potremmo dire, televisivo ma al contempo profondamente cinematografico in virtù della sua confezione ad ampio raggio figurativo e in senso figurato, il director è soltanto uno, più precisamente è una donna, Issa López.

Inoltre, se nelle stagioni antecedenti, i protagonisti, a prescindere da Rachel McAdams del secondo capitolo, la quale collaborò con Velcoro/Farrell, furono sempre quasi esclusivamente uomini, nella fattispecie, per dovere di esattezza, due colleghi investigatori appaiati e affiatati fianco a fianco nella loro opera d’ispezione ed è dunque altresì imprescindibile menzionare Woody Harrelson (stagione 1) & Stephen Dorff (stagione 2), in True Detective 4, a farla da padrona incontrastata della scena è il due volte premio Oscar Jodie Foster (The Mauritanian) nei panni di Liz Danvers, la quale lavora assieme a un’altra ispettrice di sesso femminile, vale a dire Kali Reis nel ruolo di Evangeline Navarro.

La Foster, tornata alla ribalta ultimamente, a proposito di “ritorni” financo in senso lato del termine, riprende sui generis il suo celeberrimo ruolo di Clarice Sterling de Il silenzio degli innocenti che, per l’appunto, le fruttò il secondo e sacrosanto Academy Award dopo quello vinto per Sotto accusa. Sì, perché la sua detective Liz Danvers altri non è che un’ideale prosecuzione della sua eroina Sterling del capolavoro di Jonathan Demme poc’anzi citatovi, reinventata e riplasmata secondo le opportune variazioni del caso, tematiche, interpretative e, permetteteci di giocare con le parole, addirittura emozionali allineate alle dure condizioni climatiche. In quanto, la vicenda di True Detective 4 è ambientata negli oscuri ghiacci tetri e mortiferi d’una nebbiosa e notturna Alaska, sotto ogni punto di vista, intirizzente non solo per il freddo polare. Un’Alaska assai cupa da gelare anche il sangue e per cui ribollire di tremenda paura, rabbrividendo di terrore. Divertendoci nuovamente coi vocaboli, True Detective 4 è un thriller al cardiopalma e a combustione lenta che assomiglia anche a un sofisticato poliziesco à la francese, definito polar…

Attenendoci fedelmente alla sinossi riportataci dallo stesso Sky a piè del trailer italiano, eccovene la trama sintetizzataci al massimo e pertinente, non pedantemente prolissa, bensì seccamente riassuntiva:

Nella quarta stagione, quando la lunga notte invernale cala a Ennis, in Alaska, gli otto uomini che gestiscono la Tsalal Arctic Research Station svaniscono senza lasciare traccia. Per risolvere il caso, le detective Liz Danvers (Foster) ed Evangeline Navarro (Reis) dovranno affrontare i loro demoni e l’oscurità per scoprire segreti sepolti e ben custoditi dal ghiaccio.

Come sopra dettovi, noi ci limiteremo per il momento soltanto a una veloce, speriamo esaustiva, panorama brevemente esegetica del primo episodio.

Dalla ricerca spasmodica della luce nell’oscurità dell’anfitrione, potremmo dire, Rust Cohle, in quel delle fangose, melmose, mefitiche e mefistofeliche paludi della Louisiana, al buio perenne, come detto, di un’Alaska ove la notte tremenda non è solo quella ambientale. In questo primo episodio, il tutto parte dalla notizia di una misteriosa sparizione riguardante otto ricercatori di un remoto luogo ove le nostre eroine rinverranno una lingua mozzata. Che è macabramente ricollegabile a un caso di omicidio su cui dapprima indagarono. Tal episodio si conclude con un ritrovamento raggelante.


Cosa funziona in True Detective: Night Country

Recitato magnificamente, come consuetudine d’altronde, da una perfetta Jodie Foster e da una parimenti eccellente Kali Reis, ex pugile che ivi immantinente si esibisce in una provocante scena di sesso ad alta gradazione erotica, True Detective 4 stupisce e ipnotizza per molti aspetti, a partire innanzitutto dall’intelligente e accorta, ben calibrata regia della López che sa giostrarsi con ottimo gusto e sguardo sapiente nell’uso degli spazi, sia al chiuso, da kammerspiel particolare, che in esterni tra distese nevose, altamente fosche e inquietanti, alternando suggestioni visive, evocanti David Lynch e Shining, a momenti molto dialogati di forte impatto emotivo a loro volta diluiti e intercalati, con stile, a silenzi emananti vivido pathos adrenalinico. L’insieme è coreografato con classe e illuminato da una nitida fotografia crepuscolare molto curata e ipnotica. Le atmosfere, non meteorologiche, bensì prettamente tematiche, sono stavolta analoghe alla prima stagione. Infatti, in True Detective: Night Country, assistiamo, così come avvenuto nel “primo capitolo” con McConaughey e Harrelson, a puntate nel mistico-spirituale e nel sovrannaturale, mescolate a intermezzi perfino orrifici.


Cosa non funziona in True Detective: Night Country

La HBO, per cui è necessario citare l’iniziata, ahinoi, giammai non proseguita ma bellissima, “gemellata” serie The Night Of, continua non solo sulla scia di cadaveri, bensì sulla linea produttiva assai fruttifera, visivamente coinvolgente, delle ambientazioni notturne e claustrofobiche, regalandoci un altro gioiellino, forse non inappuntabile ma, a dispetto dei suoi difetti enunciativi, amabile? Trattasi di una domanda, sì, in quanto ora come ora possiamo basarci solamente sulle prime impressioni derivateci dal primo episodio da noi guardato. True Detective 4, pur presentando già delle vistose imperfezioni, nella sua amalgama e completa interezza, non si sfilaccerà e si rivelerà coeso e corposo, assai fascinoso? La prima stagione di True Detective fu una rarità inestimabile e un’opera irripetibile. In questi anni, con le stagioni susseguenti si è sempre cercato di eguagliarla, tentando fallimentarmente di ricrearne la magica, irresistibilmente attraente mistura pregiata e potente. Questa quarta stagione, allo stesso modo, sebbene immediatamente appassioni, non riesce affatto, fin da subito, ad avvicinarsi ai fasti del suo capostipite, altresì, dobbiamo doverosamente premettere che True Detective, per sua concepita e intrinseca natura, è una serie, come all’inizio scrittovi, antologica, cioè realizzata secondo episodi a sé stanti e disgiunti dalle stagioni precedenti.

Ciononostante, i presupposti per un lavoro egregio vi sono e dunque attendiamo pazientemente i restanti episodi. Ci auguriamo soltanto che la López non desideri strafare e non ecceda in sofisticatezze superflue.
Infatti, a giudicare da tale primissimo segmento, la ricercatezza formale è innegabile ma abbiamo avvertito l’impressione che possa prendere il sopravvento nell’inghiottire il centro focale della storia.

Nel cast, si distinguono Fiona Shaw (Black Dahlia) e John Hawkes (Too Old To Die Young).

Fiduciosi quindi di assistere a uno spettacolo pienamente coinvolgente nelle puntate a seguire, concludiamo col dire che naturalmente anche questa quarta stagione ha, fra i produttori esecutivi, oltre alla stessa Foster, il suo inventore Pizzolatto, McConaughey ed Harrelson.

Disponibile in esclusiva su Sky Atlantic e Now a partire dal 15 Gennaio.

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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