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Supersex – Recensione della serie tv su Rocco Siffredi

Supersex – Recensione della pruriginosa serie tv su Rocco Siffredi con Alessandro Borghi

Ebbene, come saprete benissimo, in data 6 marzo scorso, è stata finalmente distribuita sulla maggiore piattaforma di streaming non solo nazionale, bensì internazionale, ovverosia Netflix, la serie tv tanto attesa quanto già controversa, chissà però se veramente scabrosa, dedicata al celeberrimo, nostrano, immarcescibile porno attore assai popolare, Rocco Siffredi, in tal occasione personificato da un bravo Alessandro Borghi, intitolata Supersex.

Già immediatamente piazzatasi ai primissimi posti dei programmi più visionati ultimamente, Supersex consta di sette episodi bellamente assortiti e variegati, forse però non eccezionali, così come esplicheremo, della durata cadauno di un’ora circa, anzi, per l’esattezza, che oscillano dai 42’ ai 55’, minuto più minuto meno. Nelle prossime righe, concisamente eppur speriamo in modo soddisfacente, di veloce panoramica recensoria, schiettamente li disamineremo esegeticamente. Soffermandocene d’analisi critica repentina, al contempo, ci auguriamo precisa e rapida, all’unisono esaustiva.

Supersex, le cui puntate, singolarmente, non elencheremo pleonasticamente per non apparire pedantemente archivistici e dunque banalmente pletorici, sono dirette da tre registi differenti che corrispondono rispettivamente ai nomi di Matteo Rovere, Francesca Mazzoleni & Francesco Carrozzini. Supersex è ideata e sceneggiata da Francesca Manieri.

Ogni puntata è incarnata, per quanto riguarda il protagonista principale, rimarchiamo, dal sempre più valente, artistico e camaleontico Alessandro Borghi (Le otto montagne, Sulla mia pelle). Il quale, per l’occasione, rincontra il succitato Rovere, dopo Il primo re, precisamente per l’episodio primo, quarto e sesto, intitolati Il superpotere, Il sogno e Resurrezione dei corpi, oltre ai sopra nominativi Mazzoleni/Carrozzini.

Trama, espostavi molto sinteticamente…

Naturalmente, com’è ovvio che sia, la vicenda verte sulle “origins” di Siffredi, all’anagrafe Rocco Antonio Tano, nato in quel d’Ortona nell’anno 1964.  Dopo l’incipit in quel di Parigi, nel 2004, nel quale Rocco adulto (Borghi), durante una conferenza stampa, avvista in maniera allucinatoria il “fantasma” di suo fratello morto, Tommaso (Adriano Giannini, Tre piani), annunciando, nel frattempo, confusamente il suo inaspettato ritiro poi non avveratosi, veniamo catapultati indietro nel tempo, giungendo a quarant’anni prima nella suddetta sua cittadina natia. Siffredi ha dieci anni, quindi, e ivi assistiamo al suo excursus e alla sua difficoltosa crescita pre-adolescenziale tra suo fratello amato-odiato (da giovane interpretato da Francesco Pellegrino), le sue prime esperienze “formative” di natura inizialmente amorosa e poi via via, ovviamente, più carnalmente, eufemisticamente, pruriginose… Rocco sogna e idealizza, nelle sue fantasie erotiche trasfigura la bramata Lucia (Eva Cela a diciassette anni, Jasmine Trinca da grande) bellissima compagna di suo fratello, quest’ultimo forse non di sangue.

Al che, Rocco, cresciuto nel mito del suo sopravvalutato, imitato, venerato fratello maggiore, come già poc’anzi accennatovi, chissà però se davvero figlio della madre Carmela (Tania Garribba), assume lo pseudonimo e “nome d’arte” di Rocco Siffredi, da Roch, prendendolo, diciamo, in prestito, variato e italianizzato quasi caricaturalmente, da un famoso personaggio pressoché omonimo di Alain Delon del film Borsalino. Seguentemente, tra squarci mnemonici, repentini flashback e altri vorticosi salti, anche immaginifici e non solo cronologici, la vertiginosa cronaca e cronistoria biografica di Rocco procede all’insegna, quasi fumettistica, del suo “supereroe” invincibile da sciupafemmine re del porno incontrastabile.

Cosa funziona in Supersex

Supersex fa di Siffredi un santino, anzi, un personaggio per l’appunto da graphic novel, più che analogo a quello scandalistico del giornaletto “a luci rosse” sfogliato e preso a modello di vita da Siffredi bambino, maggiormente simile a quello di un cinecomic di largo consumo giovanile.

Supersex, dobbiamo francamente dirlo per dovere d’obiettività, è un’operazione fascinosa ma sicuramente poco compiuta e coesa, ciò ce ne duole, rivelandosi dunque semi-fallimentare. Malgrado possa fregiarsi d’alcuni indubbi pregi che seguentemente v’esporremo nitidamente.

Innanzitutto, svetta la prova di Borghi, invero poco fisionomicamente somigliante al reale Rocco ma Borghi, pur discostandosene fisicamente, lo personalizza bravamente, secondo il suo calibrato istrionismo, mediante un gioco interpretativo da “character study” a misura del suo metodo unico e a sé congeniale, imprimendogli valore e giusta incarnazione grazie a un’immedesimazione particolareggiata e connotata di sfumature espressive e tic gustosi da Borghi caratterizzati con cura puntigliosa. A partire dal naso arricciato…

Il rimanente cast, fra brillanti e azzeccati comprimari, caratteristi e ottimi coprotagonisti a far da spalla a Borghi, è parimenti all’altezza e sia Giannini che la Trinca, pur non eccellendo particolarmente, si distinguono e assolvono al loro puntuale compito d’attori validi professionalmente. Alcune ambientazioni, fra scorci paesaggistici ricercati e ben fotografati, interni efficaci e sequenze in esterni di location pertinenti, funzionano brillantemente e molte scene divertono effettivamente, intrattenendo con gusto, pur scadendo frequentemente in volgarità a buon mercato, secondo noi, evitabili, e peccando grandemente per quanto concerne i dialoghi, sovente telefonati… 

Perché non guardare Supersex

Supersex, nella sua interezza, ripetiamo, composta da sette episodi che, peraltro, variano notevolmente di durata l’uno dall’altro, può allettare di certo le masse, inevitabilmente attratte dal desiderio, questo sì, proibito e onestamente alquanto inspiegabile, di veder riprodotta, sebbene in forma di “seriale” biopic retorico, scioccamente romantico, romanzato e assai annacquato, al contempo prolisso in maniera spropositata, la vita di un lor beniamino, inteso forse simpaticamente, nel bene o nel male, e paladino del nazionale, macho e disinibito, allo stesso tempo, da esibizionista impudico, sbandierato e giammai celato o rinnegato, “orgoglio” sessuale più “virilmente” brado e sbracato.

Nelle sue prolissità e imperdonabili lungaggini, perdonateci per il voluto gioco di parole, tale composita serie tv appare narrativamente slabbrata e decisamente scomposta su molti versanti. Infatti, a nostro avviso, Supersex andava lungamente scorciata e più oculatamente dosata, gli episodi son scollati, poco bilanciati, troppo dispersivi e Supersex perde man mano in omogeneità, smorendo lentamente, in modo avvilente e negativamente acquistando frammentarietà, questo è un difetto rimarchevole, in quanto madornalmente si smarrisce in digressioni inutili e francamente poco interessanti.

Supersex edulcora innegabilmente il tutto in maniera sia furba e melensa che futile. Cosicché, in fin dei conti, rimane una piacevole ma sol discreta fiction priva di coraggio e poetica potente, palesandosi totalmente impersonale e soprattutto scialba. Supersex è una serie, purtroppo dobbiamo constatarlo oggettivamente e tristemente, inconsistente e perfino pornograficamente, in senso però stavolta dispregiativamente metaforico, agiografica in maniera sterile. Poiché paradossalmente, pur essendo dedicata a un personaggio “scandaloso”, non perturba affatto, esaltando invece l’ovvio e non immergendosi mai davvero nel gustoso più maliardo e sensualmente torbido. Supersex, vietata ai minori, sì, contiene, così come previsto e mantenuto, molte scene di sesso e nudità in abbondanza, però è filmata con patinato sguardo televisivo e anodino. Rimanendo perciò sempre in superficie per non disturbare nessuno e poter essere vista da chiunque. Così facendo, ovvero rimanendo a metà strada fra l’osceno gratuito, eppur scevro di mordente scioccante, e l’accettabile più corretto politicamente, non prende da nessuna parte, come si suol dire.

Per concludere, Supersex è una serie poco eccitante, naturalmente intendiamo in modo prettamente cinematografico, non è né da buttare né scadente, per di più, come detto, a tratti addirittura appassiona ma qualitativamente, valutata nella sua completezza, si dimostra irrilevante e poco sorprendente.

Manca, citando la sua battuta di lancio, di dinamite. Non fra le gambe, ovviamente, bensì fra le sue anonime immagini carenti esteticamente di forza “piccante”.

Da menzionare, infine, Linda Caridi nei panni di Tina, Saul Nanni come Rocco a vent’anni, Jade Pedri/Sylvie Lanteigne, Johann Dionnet/Gabriel Pontello, Alberto Gimignani/Rioaud, Vincenzo Nemolato in quelli di Riccardo Schicchi & Gaia Messerklinger as la mitica Moana Pozzi.

Regia: Matteo Rovere , Francesco Carrozzini , Francesca Mazzoleni Con: Alessandro Borghi , Jasmine Trinca , Saul Nanni , Francesco Pellegrino , Adriano Giannini , Vincenzo Nemolato , Linda Hardy , Gaia Messerklinger , David Kammenos , Giulio Greco , Helena Antonio , Eva Cela , Joelle Hélary , Axel Gallois , Jade Pedri , Alberto Ruano , Filippo Valle , Florence Guérin Anno: 2024 Numero episodi: 7 Paese: Italia Distribuzione: Netflix

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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