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Eileen – Le dinamiche più subdole della mente umana – Recensione

Eileen – La recensione del film diretto da William Oldroyd con protagoniste Thomasin Mckenzie e Anne Hathaway. Al cinema dal 30 Maggio.

Boston, anni ’60. Eileen (Thomasin Mckenzie), una giovane ragazza, conduce una vita monotona come segretaria all’interno di un riformatorio. Non c’è molto da fare, se non sistemare qualche scartoffia, così come non esiste chissà quale movimento all’interno della sua vita. Chiusa in se stessa e imprigionata all’interno della sua stessa routine, non può far altro che vivere in un pieno stato di frustrazione. L’arrivo di Rebecca (Anne Hathaway) cambierà la sua sorte, facendole vedere un mondo di possibilità che non avrebbe mai avuto modo di esplorare.

Cosa funziona in Eileen

Queste sono le premesse che accompagneranno lo spettatore il 30 maggio, quando in sala arriverà Eileen: un thriller psicologico che ci spinge all’interno delle dinamiche più subdole della mente umana. Diretto da William Oldroyd, che si mette in gioco per la seconda volta, è tratto dall’omonimo romanzo di Ottessa Moshfegh (co-scrittrice della sceneggiatura). Il tutto ruota intorno alla complicità femminile e a quanto subdola essa possa diventare se accompagnata da sentimenti negativi come quelli vissuti tra le due protagoniste.

All’interno della pellicola, si innescano delle dinamiche pericolose che la rendono facilmente accostabile a “Ultima notte a Soho”; del resto, i due film hanno in comune proprio la loro interprete principale.

Thomasin Mckenzie ha il volto perfetto per poter essere inserita in questi twist narrativi in cui da vittima si diviene il carnefice della situazione. Una sorta di liberazione catartica che accompagna il climax di eventi che sconvolge la vita della protagonista.

La recitazione naturale e asciutta della Mckenzie si contrappone e bilancia la presenza scenica da femme fatale incarnata da Anne Hathaway. Lei, col suo biondo ossigenato, i suoi grandi occhi e quel sorriso che lascia intendere tanti diversi significati nascosti, incarna perfettamente l’esploratrice della psiche umana che porta in scena.

I toni che connotano la fotografia potrebbero far apparire il racconto come piatto e privo di intonazioni esistenzialiste. La palette grigia e desaturata, però, non fa altro che da sfondo a quella vorace fame che Eileen tiene soppressa. Lei che è relegata all’interno di una prigione, analoga a quella in cui lavora, dalla quale non può realmente uscire, diventa un tutt’uno con l’ambiente che la circonda.

La frustrazione della gabbia, i desideri inespressi nella vita, il ruolo di figlia e casalinga costretta a prendersi cura di un padre alcolizzato, concretizzano il contorno malato e corrotto che frammenta lentamente la sua psiche. La fragilità, infatti, viene messa sempre più a nudo man mano che i desideri inespressi – persino a se stessa – emergono durante il corso della narrazione.

Siamo all’interno di un’altra epoca e il regista lo mette in chiaro fin da quando il buio della sala viene acceso dallo schermo. I titoli di testa, dal font alla grafica Universal, hanno il preciso compito di fornire specifiche chiavi di lettura dell’opera allo spettatore. Si sta guardando un altro tempo, si stanno rincorrendo altri simboli, ma forse il marcio che vi è all’interno è del tutto attuale. In questo modo, ci si muove tra i contrasti esistenziali che caratterizzano le due protagoniste. L’abuso diventa la chiave di lettura e il grigiore della vita lascia il posto alle macchie di sangue.

Non si vuol parlare di una reale emancipazione femminile, come è possibile intenderla oggi, ma di pura e semplice liberazione. Un processo che avviene nel peggiore dei modi, nato da un’esigenza esplosiva quanto un colpo di pistola. In questo modo, le dinamiche che si innescano rendono lo spettatore sempre più famelico e assetato di libertà come le due protagoniste.

Perché non guardare Eileen

Lo spettatore potrebbe risentire delle tempistiche narrative. Oldroyd si prende il suo tempo per poter far si che le tessere del domino siano tutte perfettamente allineate. Descrive pedissequamente e minuziosamente la frustrazione femminile, concedendosi delle digressioni necessarie che però possono risultare poco avvezze ad un pubblico non predisposto alla lettura dell’opera. Non siamo davanti a un’opera esplosiva e dinamica, al contrario abbiamo un lento processo di presa di coscienza.  

Al cinema dal 30 Maggio con Lucky Red.

Regia: William Oldroyd Con: Thomasin McKenzie , Anne Hathaway , Siobhan Fallon Hogan , Shea Whigham, Jefferson White, Owen Teague, Marin Ireland, Sam Nivola, William Hill (II), Tonye Patano, Sean O’Pry, Lauren Yaffe, Lisa Hampton, Julian Gavilanes, Patrick Noonan, Ben Kennedy, Joe Gulla, Alexander Jameson, Matt Berman, Mark Havlis, Myra Thibault, Mason Pettograsso, Peter McRobbie, Peter von Berg, Brendan Burke, Joel Marsh Garland, Louis Vanaria, Lawrence Arancio Anno: 2024 Durata: 97 min. Paese: Stati Uniti Distribuzione: Lucky Red

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