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Ritorno a Seoul – Alla ricerca delle proprie radici – Recensione

Ritorno a Seoul: Il regista franco-cambogiano Davy Chou, trova finalmente la strada della distribuzione nelle sale italiane con una pellicola, in parte autobiografica, che analizza la ricerca delle proprie radici per scoprire finalmente se stessi. Al cinema grazie all’accordo di distribuzione tra I Wonder Pictures e MUBI. Presentato al  Festival di Cannes del 2022.

Frédérique “Freddie” Benoît (Ji-Min Park), una ragazza istintiva e caparbia torna in Corea del Sud, 25 anni dopo essere stata adottata da un’amorevole coppia francese, con l’obiettivo di trovare i genitori che l’hanno abbandonata. Immersa in una cultura che non sente sua, Freddie, stringe nuove amicizie mentre incontri e delusioni sono alla base della sua ricerca, tra una madre biologica che rifiuta di incontrarla e un padre alcolista e ossessivo.

Cosa funziona in Ritorno a Seoul

Il nuovo film di Davy Chou analizza con il piglio giusto e opportuna sensibilità le dinamiche, come insicurezza e rifiuto, che possono essere vissute da individui precedentemente adottati.

Malgrado l’amore ricevuto dai suoi genitori addottivi, Freddie, è ancora alla ricerca del suo posto nel mondo. Si sforza di apparire forte e testarda ma soffre terribilmente il rifiuto dei suoi genitori biologici. I diversi approcci culturali tra la Francia e la Corea del Sud, non fanno che accrescere questa sensazione di disagio interiore che la porterà a vivere un lungo processo di cambiamenti alla ricerca di se stessa.

Con una prima parte dedicata alla ricerca sicuramente più incisiva e una seconda, incentrata sul percorso di riscoperta più intima ma leggermente più frammentata, Ritorno a Seoul, è un piccolo gioiellino di narrativa sociologica e psicologica della sua protagonista. Un ritratto ben delineato di alcuni aspetti della società sudcoreana.

Il finale è un piccolo tocco di classe e regala libera interpretazione allo spettatore.

Perché non guardare Ritorno a Seoul

L’iniziale ed eccessivo utilizzo della lingua francese in Corea del Sud è un aspetto che potrebbe restare indigesto agli spettatori più intransigenti. Come detto la seconda parte del film risulta più frammentata e il finale potrebbe non soddisfare chi predilige il vissero tutti felici e contenti. Tutte problematiche per il pubblico con l’ansia da prestazione, il film è una piccola gemma del cinema indipendente di questa stagione cinematografica.

Regia: Davy Chou Con: Ji-Min Park, Oh Kwang-rok, Cho-woo Choi, Guka Han, Kim Sun-young, Yoann Zimmer, Louis-Do de Lencquesaing, Hur Ouk-Sook, Emeline Briffaud Durata: 119 minuti Anno: 2022 Paese: Cambogia, Francia, Belgio, Germania, Corea del Sud, Romania, Qatar Distribuzione: I Wonder Pictures, MUBI

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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