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Reptile – Recensione del film Netflix con uno strepitoso Benicio Del Toro e un mellifluo Justin Timberlake

Reptile: Recensione del film Netflix con uno strepitoso Benicio Del Toro e un mellifluo Justin Timberlake

Oggi recensiamo l’assai interessante, sebbene forse incompiuto, Reptile, opus distribuito su Netflix in data 29 settembre, presentato, con buon riscontro, all’ultima edizione del pregiato Toronto International Film Festival e uscito, sulla piattaforma di streaming succitata, dopo una breve distribuzione statunitense avvenuta una settimana prima.

Film della durata di due ore e quattordici minuti netti, abbastanza appassionanti, Reptile è diretto da Grant Singer, qui al suo debutto registico vero e proprio con un lungometraggio dopo aver diretto innumerevoli e notevoli video musicali di varia natura. Singer ne è inoltre sceneggiatore assieme a Benjamin Brewer e il suo interprete principale, ovverosia Benicio Del Toro. Quest’ultimo anche primario produttore esecutivo.

Grant Singer, da non confondere con Bryan Singer col quale il suddetto Del Toro girò il magnifico e sorprendente I soliti sospetti. Secondo l’estremamente sintetica, altresì, in tal caso, pertinente sinossi estrattavi fedelmente da IMDb e riportatavi sottostante, eccone in brevi tratti salienti la vicenda narrataci:

Nichols, un incallito detective del New England è alla ricerca incessante di un caso in cui nulla è come sembra. Iniziano a smantellare le illusioni nella sua stessa vita.

Nichols, di nome Tom, è incarnato da Del Toro e l’eterogeneo cast, oltre che impreziosito dall’avvenente Alicia Silverstone (ex compagna nella vita reale di Del Toro e sua partner, nella finzione cinematografica, in Una ragazza sfrenata), nel ruolo di sua moglie Judy, è formato innanzitutto da Justin Timberlake nella parte di Will Grady e dal redivivo Eric Bogosian (Talk Radio) nel ruolo del capitano di polizia Robert Allen.

Per di più, il variegato e ben assemblato parterre è arricchito dal sempre più bravo Domenick Lombardozzi (The Irishman, Tulsa King), dalla veterana Frances Fisher (Titanic, Gli spietati) e, fra gli altri, da Michael Pitt (Funny Games, The Dreamers).

Scendendo maggiormente nei dettagli e approfondendo l’assunto di partenza in Reptile subito mostratoci, tale crime thriller di buona fattura e confezione di lusso, parte con un incipit al cardiopalma e macabro. In quanto, il ricco rampollo Will Grady (Timberlake) scopre scioccato, di ritorno nella sua lussuosa villa, il cadavere massacrato della sua amante con cui convive, peraltro ancora sposata a un altro.

Lei si chiama Summer Elswick (Matilda Lutz), suo marito invece Sam Gifford (Karl Glusman). Lei è morta barbaramente ma chi l’ha uccisa in tale maniera efferata?

Incaricatone dell’indagine è lo scafato, sopra dettovi Nichols. Il quale, fra mostruosi inganni e doppiogiochisti laidi, dovrà battagliare coi suoi demoni interiori, inoltrandosi infernalmente fra testimoni più o meno attendibili ed oscure verità nascoste delle meno trasparenti e prevedibili. Chissà se addiverrà alla scoperta del colpevole ma, soprattutto, chi viscidamente sta torvamente celando il più gelido scheletro irrivelabile nell’armadio dei suoi funebri segreti inconfessabili e putridi?

Cosa funziona in Reptile

Così come sopra accennatovi, Reptile ha ricevuto buone, sebbene non uniformi, particolarmente entusiasmanti ed eccessivamente lusinghiere, recensioni durante la sua ufficiale presentazione. Sul sito aggregatore di medie giustappunto recensorie, metacritic.com, ha odiernamente raggiunto la discreta, malgrado, ribadiamo, non eccezionale, percentuale del 52% di opinioni favorevoli.

Una media di certo non stratosferica che ci trova però largamente concordi e che, a grandi linee, corrisponde sostanzialmente al suo valore qualitativo. In quanto Reptile non eccelle ma, nonostante alcuni evidenti suoi difetti che presto rimarcheremo ed esporremo, a dispetto del suo lungo e prolisso minutaggio che senza dubbio andava scorciato e alleggerito, è una pellicola fascinosamente ipnotica in molti suoi punti e dall’intreccio intelligente tanto contorto e narrativamente dedalico quanto attrattivo e fortemente stimolante alla visione.

Reptile è sostenuto dal consueto Del Toro magnetico, torreggiante e innatamente dotato di allure irresistibile e carismatica. Il quale, nuovamente, con la sua robusta presenza scenica impari, in virtù della sua perenne aria ed aura da misterioso, ambiguo uomo tenebroso dalle palpebre eternamente socchiuse, con le sue meravigliose occhiaie à la Robert Mitchum ante litteram, essendone a nostro avviso, una sua involontaria, somigliante eppur non ricercata, bensì soltanto congenita, recitativa, moderna variazione tematica e fisionomica, è perfettamente calzante per il personaggio ivi assegnatogli.

Giocando di analogie e specularità, fantasiose ma secondo noi appropriate, e di reminiscenti ricordi cinefili, alla pari del Marlowe di Mitchum, Del Toro è nato e tagliato per essere un investigatore da mystery thriller e polizieschi dalle torbidità perverse, perciò la scelta di affidargli il character di Tom Nichols si rivela del tutto indovinata e confacente al suo “corpus” attoriale, in toto.

La nitida e suggestiva fotografia chiaroscurale e traslucida, a cura di Mike Gioulakis, ben s’allinea alle atmosfere ombrose delineateci che, a loro volta, possono evocare, per ambientazione quasi affine e specialmente per il corposo clima noir che se ne respira, quelle rarefatte e inquietanti di True Detective, in particolar modo della prima stagione.

Cosa non funziona in Reptile

Reptile, dopo una prima ora spasmodica e incalzante, al di là delle sorprese in crescendo che aumentano via via esponenzialmente, ribaltando e spiazzando di continuo le nostre aspettative, paradossalmente, anziché accrescersi in ritmo, perde in brillantezza.

Poiché i dialoghi stentano e il gioco dei colpi di scena diviene telefonato e canonico, in linea con la tipica e un po’ noiosa formula hollywoodiana del sovrabbondare di twist tanto all’apparenza sorprendenti quanto oramai molto attesi.

Ciò può sembrare contradditorio ma non lo è affatto perché Reptile smarrisce il suo potenziale e la sua intrinseca, iniziale valenza nel déjàvu più ovvio e inteso financo in senso lato. Infine, la regia insiste compiaciutamente in digressioni filmiche a base di ralenti e primissimi piani frequentemente non necessari e sol estetizzanti.

In conclusione, Reptile si lascia vedere volentieri ma raramente emoziona davvero, restando in superficie e riproponendoci il già visto più abusato e, in molti passaggi, perfino banale, reggendo quasi unicamente sulle immagini e sul carisma e la bravura di Del Toro che, anche stavolta, non si smentisce e regala una performance sussultante e da brividi, veramente degna di nota.

Il film è in esclusiva su Netflix dal 29 settembre.

Regia: Grant Singer  Con: Benicio Del Toro , Justin Timberlake , Eric Bogosian , Alicia Silverstone, Domenick Lombardozzi , Frances Fisher , Ato Essandoh , Michael Pitt , Karl Glusman , Mike Pniewski , Matilda Anna Ingrid Lutz , Catherine Dyer , Thad Luckinbill , Michael Beasley , Sky Ferreira , James Devoti , Amy Parrish , Jesse C. Boyd , Owen Teague , Matt Medrano , Tom Nowicki , Laura Whyte , Lee Perkins , Kurt Yue , Monique Grant , Elena Varela , Kathleen Hogan , Gilbert Glenn Brown , Matthew Cornwell , Allison Smith , Victor Rasuk , Alex Parkinson , Andrew Lyons , John Gettier , Regina Ting Chen , Jamie Renell , Patrick Martin Anno: 2023 Durata: 134 min. Paese: Stati Uniti Distribuzione: Netflix

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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