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Racconti di Cinema – Il grande match di Peter Segal con Sylvester Stallone e Robert De Niro

Ebbene oggi, per il nostro consueto, speriamo apprezzato, appuntamento coi Racconti di Cinema, torneremo indietro nel tempo sin a qualche anno fa, cioè nel 2013, anno dell’uscita del film, giustappunto, da noi preso in questione e disaminato, ovvero Il grande match (Grudge Match), opus di puro e non pretenzioso intrattenimento, firmato da Peter Segal (Terapia d’urto).

Il grande match è una commedia di natura vagamente sportiva della durata consistente, a tratti esilarante e godibile, di centotredici minuti, prodotta dal regista Mark Steven Johnson (Daredevil, Killing Season) e sceneggiata dal terzetto formato da Tim Kelleher, Rodney Rothman & Doug Ellin.

Il grande match vede fronteggiare, non solo sul ring da pugilatori decisamente âgée, diciamo così eufemisticamente per non definirli un po’ pateticamente senili eppur al contempo assai autoironici e anche, permetteteci di ironizzare a nostra volta, grottescamente auto-iconici e parodistici, mr. Rocky Balboa, alias Sylvester Stallone, e il sig. Jake LaMotta di Toro Scatenato, ça va sans dire, Robert De Niro.

Stallone e De Niro nuovamente assieme sul grande schermo dopo essersi incontrati magnificamente nel ben più superiore e oggettivamente migliore, qualitativamente più corposo e importante, Cop Land di James Mangold.

Il grande match, a differenza del film appena succitato, non è sicuramente memorabile, tantomeno paragonabile ai migliori lungometraggi rispettivamente con Stallone e De Niro. Chiariamoci però immantinente in merito, non intende essere ricordato per il suo valore né ambisce volutamente a essere un film degno di nota nel senso letterale della parola, bensì si palesa, senza fronzoli, come un’innocua sciocchezzuola apprezzabile unicamente in quanto girata al solo scopo, ribadiamo, d’enunciarsi e mostrarsi per quel che semplicemente è, ovverosia un divertissement spensierato e, a suo modo, nostalgico in quanto, giustappunto, creante e concretizzante l’occasione agognata da molti cinefili aficionados di Stallone e De Niro. Cioè quella di assistere alla materializzazione avvenuta, in forma di celluloide, di veder combattere, due boxer storici e leggendari della settima arte pregiata.

Occasione non disdicevole ed appieno realizzatasi, sebbene probabilmente rivelatasi inefficace e sprecata, forse buttata leggermente via, poiché il Grande Match altri non è che, come appena dettovi, solamente un filmetto senz’arte né parte, e l’operazione è stata realizzata con sciatteria e maldestrezza, se non inusitate, perlomeno ampiamente criticabili. Infatti, rimarchiamo ancora, di contraltare, le aspettative fantasiose rese realtà non hanno condotto ad esiti propriamente felicissimi e combacianti positivamente con le idealizzate e bramate aspettative più prelibate e segretamente ghermite gustosamente dai fan dei loro e nostri amatissimi beniamini giammai dimenticati…

Trama, sinteticamente e testualmente riportatavi da IMDb:

Una coppia di vecchi rivali di pugilato abbandonano il loro pensionamento per combattere in un ultimo incontro, trent’anni dopo la loro ultima partita.

Più che partita, potremmo denominarla disfida, aggiungiamo noi, specificandovi che gli antagonisti sono Henry Sharp, detto Razor (Stallone), e Billy McDonnen, il cui nomignolo è invece The Kid (De Niro).

Henry è amico del suo inseparabile e arzillo personal trailer (Alan Arkin) ed è ancora innamorato dell’avvenente, nonostante anche lei in là con l’età, Sally (Kim Basinger), mentre Billy sta cercando disperatamete di riconciliarsi col figlio BJ (Jon Bernthal, The Punisher, L’uomo nell’ombra), dopo che con quest’ultimo non corse più buon sangue. Nel cast anche Kevin Hart e Barry Primus.

Decisamente farsesco, scritto alla bell’è meglio ma recitato professionalmente, seppur con qualche goffaggine di troppo da parte di De Niro, diretto con piglio e perfino senso del ritmo in alcune scene, Il grande match, a dispetto del suo impianto insufficiente, delle sue grossolane banalità tremende e della sua inesistenza qualitativa abbastanza evidente e non perdonabile, si lascia comunque vedere con piacere.

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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