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La quattordicesima domenica del tempo ordinario – Recensione del film di Pupi Avati con Gabriele Lavia e Edwige Fenech

La quattordicesima domenica del tempo ordinario: Recensione del film di Pupi Avati con Gabriele Lavia e Edwige Fenech al cinema dal 4 Maggio con Vision Distribution.

Ebbene, oggi recensiremo il nuovo opus del veterano e perennemente prolifico Pupi Avati (Magnificat, La casa dalle finestre che ridono, Il signor diavolo), ovvero La quattordicesima domenica del tempo ordinario.

Una pellicola, sì, così intitolata in maniera, potremmo dire, assai anomala poiché solitamente, tranne rare eccezioni, Avati ci ha abituato a titoli più corti e lapidariamente, maggiormente secchi, perfino più ricordabili…

Avati, un regista che certamente non ha bisogno di presentazioni, dalla carriera cineastica decisamente molto variegata, a tratti sofisticata e soprattutto sterminata che, per La quattordicesima domenica del tempo ordinario, accantonando nuovamente alcune recenti parentesi di matrice esoterica, financo a sfondo, giustappunto, diabolico, ritorna a girare un film parzialmente autobiografico, così come da sua stessa ammissione, profondamente intimistico e ricolmo d’atmosfere romantiche, soavi e liete, dolcissime.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario è ambientato nella sua natia e amatissima Bologna. Una Bologna malinconica e suadentemente evocativa, tardo autunnale e sofficemente ammantata d’un antico sapor melò. Cinematograficamente piacevole?

Dopo il malriuscito Dante, Avati ci propone, ripetiamo, ivi una storia più personale, scrivendo però, come consuetudine, lui stesso la sceneggiatura originale. Film della bolsa e non sempre scorrevole durata di un’ora e trentotto minuti, La quattordicesima domenica del tempo ordinario presenta questa trama che vi riporteremo testualmente, attenendoci fedelmente alla concisa ma esaustiva sinossi tratta da IMDb, in tal caso pertinente:

Samuele e Marzio, da adolescenti, si fanno la promessa di essere amici per sempre, ma l’età adulta, le donne e i problemi quotidiani si insinuano nelle loro vite.

Samuele Nascetti & Marzio Barreca sono incarnati rispettivamente da Massimo Lopez (che scompare subito dopo l’incipit ma non vi riveleremo perché) e Gabriele Lavia, quest’ultimo, per essere precisi, il vero protagonista della vicenda narrataci. 

Da giovani, invece, i rispettivi personaggi son interpretati da Lodo Guenzi (La California) e Nick Russo. Entrambi, solidali a affiatatissimi amici durante l’adolescenza, sperarono di sfondare a Sanremo col loro duo musicale chiamato I leggenda. Forse, fallendo nel loro sogno di gloria? Chissà. Tutti e due, soprattutto, furon innamorati della stessa ragazza di nome Sandra Rubin (Edwige Fenech, Camilla Ciraolo da giovane). Che poi avrebbe sposato il “folle”, ingenuo e puro Marzio.

Perché guardare La quattordicesima domenica del tempo ordinario

È un film molto semplice senza svolazzi pindarici che ritrae una Bologna antica, immersa in un tempo tanto lontano quanto vicino, una Bologna eterna incorniciata nella reminiscenza di Avati che, in senso filmico, la dipinge a modo suo, evitandone un banale ritratto da cartolina ma non lesinando in molteplici e ripetute inquadrature insistite e perfino compiaciute di molti luoghi arcinoti del capoluogo emiliano, per di più famosissimi a chi, come lui, è felsineo.

Così che, dalle inquadrature aeree e “topografiche” di Bologna vista e ripresa dall’alto, con le sue due celebri torri Asinelli e Garisenda, si passa a suggestivi scorci del Padiglione sin ad arrivare agli ameni e pittoreschi, paesaggistici portici. Il tutto amalgamato a una confezione fotografica elegantemente retrò che non guasta ed è di gusto (fotografia di Cesare Bastelli).

Belle le musiche di Sergio Cammariere & Lucio Gregoretti, tipicamente melanconiche nel loro abituale stile.

Cosa non funziona ne La quattordicesima domenica del tempo ordinario

Gli attori son abbastanza azzeccati per le parti lor assegnate e, in particolar modo, la Fenech se ne distingue con classe. Sebbene âgée, si rivela indubbiamente ancora sensuale, molto bella e affascinante. Incantandoci coi suoi peculiari occhi gatteschi e magnetici.

Altresì, i loro personaggi sono statici, poco empatici e per niente appassionanti. Il film è, per di più, fuori dal tempo in termini, purtroppo, non positivi. Poiché, al di là del serio professionismo e dell’impegno, sovente e comunque inefficace, attoriale riferitovi, a prescindere dall’oramai affinato e indiscusso mestiere di Avati, è un film, come si suol dire, superato, perfino antiquato, nel quale si racconta una lagnosa e melensa storia non poco patetica che, tralasciando ovviamente il desiderio personale e comprensibile dello stesso Avati di narrarcela, in tutta franchezza, non interessa a nessuno e, anziché brillare di morbido romanticismo garbato, purtroppo, non sortisce l’effetto sperato, bensì quello decisamente contrario. Sfiorando spesso il ridicolo involontario.

Ovvero risulta un film tremendamente senile, inutile e ripieno di lacrimevole amarezza stucchevole.

Detto ciò, La quattordicesima domenica del tempo ordinario non è brutto, semplicemente, al giorno d’oggi, è inservibile. Non rendendo, per di più, onore a Lavia. Il quale, tornando a lavorare con Avati (e, come sappiamo, ritornato al Cinema solamente due anni or sono), è imbrigliato, scevri da carini eufemismi, in alcune scene, specialmente nel pre-finale, grandemente imbarazzanti.

Ci spiace profondamente essere così crudi, impietosi e lapidari, parimenti però obiettivi. Il film è dunque un avatiano Amarcord assai scialbo e inane, un’occasione interamente mancata, un’operazione sbagliata e una pellicola presto scordabile e, ahinoi, scordata.

Curiosità: il tempo ordinario si riferisce al cristiano anno liturgico.

Il film al cinema dal 4 Maggio con Vision Distribution.

Regia: Pupi Avati Con: Gabriele Lavia, Edwige Fenech, Massimo Lopez, Lodo Guenzi, Camilla Ciraolo, Nick Russo, Cesare Bocci, Jacopo Rampini, Cesare Cremonini (II), Luca Della Bianca, Fabrizio Buompastore Anno: 2023 Durata: 98 min. Paese: Italia Distribuzione: Vision Distribution 

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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