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Pearl – L’ultima follia di Ti West tra pulp e classicismo – Recensione

Pearl: Dietro tutti i riferimenti possibili e immaginabili (scenari da Hollywood classica, tra “Il mago di Oz” e dintorni) si celano ossessioni contemporanee. Inferiore comunque al precedente “X”. Presentato in concorso a Venezia 79.

Texas, 1918. La giovane Pearl (Mia Goth), con il marito partito per la guerra, vive con un padre invalido e una madre severa e dispotica in una fattoria. Ma la sua vita agreste apparentemente bucolica inizia a diventarle sempre più stretta e insopportabile, tanto che il suo sogno di fama e successo assume i connotati di un’ossessione perversa prossima a lasciarsi dietro una scia di sangue e morte.

Cosa funziona in Pearl

Dietro tutti i riferimenti possibili e immaginabili (scenari da Hollywood classica, “Mago di Oz” e dintorni, c’è chi dice pure Douglas Sirk) c’è sempre la stessa grande ossessione individualista contemporanea: essere una star, essere immagine, essere cinema. Un’ossessione che non tiene conto di affetti, famiglia e priorità (occhio al monologo finale della protagonista). Sicuramente, quindi, un film contemporaneo. Mia Goth sbalorditiva.

Perché non guardare Pearl

Ingrana molto piano, Pearl, reo forse di una certa vaghezza sulla propria identità (è un horror? Un dramma morboso? Un thriller deforme e straniante? Tutte le cose insieme) e ambiguo sui toni ora seri ora vagamente ironici. C’è un senso fortemente attuale che giace al di sotto di turbamenti e mattanze (queste ultime, tra l’altro, arrivano molto molto tardi. Sigh!), ma nulla che il cinema degli ultimi anni non ci abbia già detto altre volte.

È meno disturbante di quanto non si dica, Pearl, e generalmente sopravvalutato (Scorsese – addirittura! – scrive: “ero affascinato, poi disturbato, poi così così tanto turbato che ho avuto difficoltà ad addormentarmi. Ma non potevo smettere di guardare”. Vedere per non credere).

Però, dietro questa origin story (se non disturbante, sicuramente molto disturbata), aleggia un certo gusto camp affascinante, una sorta di aurea da B movie e da cinema d’autore piacevolmente e volutamente contraffatto che a tratti seduce. Alcune immagini restano (il sanguinario split screen finale, la madre in cantina), per quanto comunque vi sia un complessivo olezzo di incompiutezza a macchiare quello che avrebbe potuto essere un buon giudizio senza fronzoli.

Il film non ha ancora una data di uscita in Italia.

Regia: Ti West Con: Mia Goth, David Corenswet, Tandi Wright, Matthew Sunderland, Emma Jenkins-Purro Anno: 2022 Durata: 102 min. Paese: USA

About Raffaele Mussini

Appassionato di cinema a 360°, bulimico di visioni fin da piccolo. Si laurea in Marketing, per scoprire solo qualche anno più tardi che la sua vocazione è la scrittura. Pubblica così due romanzi e un saggio di cinema, "In ordine di sparizione - Più di duecento film che forse non avete mai visto o che avete dimenticato", edito da Corsiero Editore. Sta lavorando a un quarto libro, ma nel poco tempo libero il cinema combatte duramente per farsi strada e conquistarsi il primato tra le sue passioni. Ama Malick, Scorsese e Mario Bava, tra i tantissimi, con una predilezione per l'horror e per il noir d'altri tempi.

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