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Oppenheimer – Le parole possono fare male più di una Bomba – Recensione

Oppenheimer, il nuovo film di Christopher Nolan dedicato al celebre fisico “padre” della bomba atomica arriva finalmente al cinema in Italia (dopo oltre un mese di attesa rispetto agli Stati Uniti e non solo) grazie alla distribuzione di Universal Pictures

La vita di Julius Robert Oppenheimer (Cillian Murphy) inizia nel 1904, ma questo lungometraggio a lui dedicato parte del 1926, quando studiava all’Università di Cambridge presso il laboratorio di Cavendish.

In quegli anni non solo ebbe la possibilità di incontrare menti illuminate della fisica come Niels Bohr (Kenneth Branagh) e Werner Heisenberg (Matthias Schweighöfer), ma vennero effettuate importanti scoperte scientifiche riguardo al mondo degli atomi.

Viene dato un buon spazio al resto della sua giovinezza, al suo amato ranch nel Nuovo Messico, e all’incontro sia con la sua futura moglie Kitty (Emily Blunt) che con la sua amante Jean Tatlock (Florence Pugh) e al suo relativo coinvolgimento con alcuni attivisti comunisti, frequentazioni che non gli renderanno la vita facile fino alla fine dei suoi giorni.

E poi scoppia la guerra, e allora il governo pensa di poter utilizzare l’energia atomica per costruire una nuova arma, in grado non solo di sconfiggere Hitler e le forze dell’Asse, ma anche di batterli sul tempo nel caso riuscissero prima gli scienziati tedeschi a costruirla.

Nasce così il progetto Manhattan e il sito di Los Alamos, ma questa storia andrà avanti anche dopo Hiroshima e Nagasaki.

Cosa funziona in Oppenheimer

Secondo film di Christopher Nolan ambientato durante la seconda guerra mondiale, se lo stile autoriale del regista in Dunkirk si era notato grazie alle orecchie, ora tocca agli occhi:

Nel 2017 ci era sembrato di stare con quei poveri soldati alleati grazie a un magistrale lavoro di montaggio sonoro, mentre in Oppenheimer, oltre a momenti visivi come l’immaginazione da parte del protagonista della futura esplosione, abbiamo una ricreazione artigianale della bomba. Niente di atomico, ma comunque un qualcosa di veramente realistico e sorprendente, nulla a che vedere con quei film che abusano enormemente dello schermo verde.

Altra particolarità che non rende Oppenheimer come un semplice film biografico è la narrazione, che non è mai lineare, e alterna non solo le vicende senza un ordine cronologico, ma anche sequenze a colori e in bianco e nero, come in Memento: le prime riguardano scene di percezione dal punto di vista soggettivo, mentre le altre sono oggettive, ossia riportano eventi storicamente corretti in tutto e per tutto.

Per quel che riguarda la scelta degli attori, in alcuni casi è venuta in aiuto la natura, perché Cillian Murphy sembra davvero Oppenheimer ai suoi tempi, anche se ha comunque dovuto seguire un percorso per apparire più magro di quanto non lo sia già, e lo stesso discorso si può applicare a Matt Damon con la sua versione del Generale Leslie Groves.

Entrambi sono risultati decisamente più fotograficamente credibili dei loro due illustri predecessori nel celebre L’ombra di mille soli, film del 1989 con protagonisti Dwight Schultz (l’iconico Murdock in A-Team) e Paul Newman, anche perché quest’ultimo aveva un’età superiore di circa tre lustri rispetto al Groves degli anni ‘40.

In altri casi è stato fenomenale il lavoro del trucco e parrucco, perché Robert Downey Jr. non solo è diventato idendico a Lewis Strauss ma a guardarlo per la prima volta in questa versione sembra davvero un’altra persona (molto somigliante a Jeremy Irons ad esempio).

Christopher Nolan ha mantenuto il buon esempio dei passati prodotti audiovisivi dedicati al progetto Manhattan, inserendo anche lui nel suo Oppenheimer una forte ed approfondita critica alla politica americana sull’utilizzo della bomba, evidenziando la terribile decisione di non spaventare prima di colpire direttamente il Giappone con essa, o il non aver optato per una resa onorevole e condizionata in modo da poter evitare tutto questo, senza dimenticare una veloce ma decisamente efficace condanna al presidente Truman, sia come politico che come uomo.

Elemento importante e che ha fin da subito fatto molto discutere (e già causato censure in Paesi non certo molto all’avanguardia) è una serie di scene di nudo e di sesso, che vedono protagonista soprattutto Florence Pugh: tutto questo è importante non solo perché purtroppo si continua ancor oggi a condannare certe sequenze anche in un film con tematiche decisamente per persone mature come lo è Oppenheimer, ma soprattutto per il fatto, come riportato da varie biografie, che le prime esperienze sessuali di Oppie sono state fondamentali per lui per risolvere molti problemi personali e mentali. Insomma, è proprio vero che nella maggior parte dei casi il sesso è molto più utile rispetto alle chiacchiere che si fanno in terapia.

Rispetto a L’ombra dei mille soli Nolan ha deciso di raccontarci anche ciò che è successo dopo la fine della guerra, ossia tutti i vari processi a Oppenheimer non solo per le sue relazioni con membri aderenti al partito comunista ma anche la sua volontà di non lavorare alla bomba ad idrogeno, per non peggiorare ancor di più la situazione, e forse anche ammettere che non tutte le nuove scoperte scientifiche sono un progresso per l’umanità.

Perché non guardare Oppenheimer

Decisamente poco adatto, oltre ai bambini, al pubblico poltrone troppo abituato a Netflix per il semplice fatto che dura ben tre ore, Oppenheimer può essere solo criticato per i piccoli errori storici al suo interno, come la bandiera statunitense con due stelle in più rispetto al periodo storico in cui è ambientato, o per non aver dedicato più spazio a personaggi decisamente importanti nella vicenda come Enrico Fermi, che c’è ma appare pochissimo e nella versione originale lo si ricorderà più per la sua caratterizzazione alla House of Gucci, con Danny Deferrari che tira fuori qualche parola in italiano in mezzo a dialoghi in inglese.

Il film è al cinema dal 23 Agosto con Universal Pictures.

Regia: Christopher Nolan Con: Cillian Murphy, Emily Blunt, Robert Downey Jr., Matt Damon, Rami Malek, Florence Pugh, Benny Safdie, Michael Angarano, Josh Hartnett, Kenneth Branagh, Dane DeHaan, Matthew Modine, Dylan Arnold, Olli Haaskivi, Jason Clarke Anno: 2023 Durata: 180 min. Paese: USA Distribuzione: Universal Pictures

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