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Missing – La vita dietro lo schermo – Recensione

Missing: Il team creativo di Searching ci riporta nuovamente dietro gli schermi dei nostri PC e smartphone alla ricerca della verità. Dal 9 marzo solo al cinema, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia

Nella Los Angeles dei giorni nostri vive June Allen (Storm Reid), una giovane non molto in sintonia con la madre Grace (Nia Long), e non solo per la fase ribelle tipica della sua età, ma anche perché June non approva il nuovo fidanzato di lei, Kevin (Ken Leung).

La cosa fa naturalmente soffrire Grace, la quale è comunque convinta di essere nel giusto, tanto da dedicarsi finalmente una vacanza romantica con lui in Colombia.

I tre si salutano freddamente, ma alla fine della vacanza June è comunque pronta a riabbracciare calorosamente la madre. Peccato che né lei né Kevin si presentano all’aeroporto: è forse successo qualcosa?

Cosa funziona in Missing

Avete già visto Searching, film del 2018 ideato, scritto e diretto da Aneesh Chaganty e dal grande successo di stampa e di critica? Allora sapete già cosa succederà all’inizio di Missing, ma in caso contrario, nessun problema, perché quest’ultimo lungometraggio è un sequel standalone di Searching, ossia un seguito che ne riprende le tematiche senza però aver alcun punto in comune con la storia precedente, infatti abbiamo un nuovo cast non solo artistico, ma anche tecnico (con Nick Johnson e Will Merrick in qualità di registi e sceneggiatori).

Missing racconta dunque la misteriosa scomparsa della madre e del “patrigno” di June, che sembra inizialmente una causa persa, per via delle tempistiche e soprattutto per la mancanza di giurisdizione dell’America nei confronti della Colombia.

Come Searching anche Missing ci mostra che esiste al giorno d’oggi una seconda via per ritrovare qualcuno, ossia l’utilizzo dei social network, delle telecamere pubbliche e private e della corrispondenza online, oltre alla possibilità sempre più frequente di assumere persone tramite il web per lavoretti occasionali, come in questo caso Javier (Joaquim de Almeida), un tuttofare colombiano che si improvvisa anche investigatore privato.

Missing è una drammatica ed ansiolitica corsa contro il tempo per mantenere viva la speranza, con una regia e una scrittura davvero interessante non solo per i vari colpi di scena all’interno della trama, ma anche per la maniacale cura dei dettagli in occasione delle ricerche di June attraverso Internet, registrazioni dei monitor per mostrare i dati delle ricerche online e dei vari botta e risposta tra i protagonisti, in grado di far empatizzare lo spettatore con la situazione, e che nella versione italiana sono state perfettamente localizzate (un vero peccato se con l’Home Video tutto questo andrà perduto, e sostituito da scomodissimi sottotitoli).

Versione italiana dunque di assoluto livello, anche per quel che riguarda il doppiaggio, diretto da Alessia Amendola, i dialoghi di Marco Liguori, Monica Simonetti come assistente e fonico di doppiaggio ed Andrea Roversi come fonico di mix, e con grandi voci professioniste come quelle di Vittoria Bartolomei (June Allen), Anna Botrugno (June Allen da bambina), Dario Oppido (Javier), Claudia Catani (Grace Allen), Luigi Ferraro (Kevin), Angela Brusa (Heather) e Marco Vivio (Agente Park).

Perché non guardare Missing

Questo particolare seguito è dunque un thriller molto convincente, anche se ci sono alcune forzature di trama soprattutto nel finale, che da un certo punto di vista sono state comunque necessarie per non far concludere troppo velocemente la vicenda.

Il film è al cinema dal 9 marzo con Warner Bros.

Regia: Nicholas D. Johnson, Will Merrick Con: Tim Griffin, Nia Long, Storm Reid, Ken Leung, Amy Landecker, Megan Suri, Lisa Yamada, Daniel Henney, Joaquim de Almeida, Rick Chambers, Tracy Vilar, Roy Abramsohn, Thomas Barbusca, Sean O’Bryan, Jasmin Savoy Brown, Scott Menville, Wolfie Trausch, Kelly Stables, Javier Grajeda, Mauricio Mendoza Anno: 2013 Durata: 111 min. Paese: USA Distribuzione: Warner Bros Italia 

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