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Ferrari – Recensione del film di Michael Mann con Adam Driver in Concorso a Venezia 80

Ferrari: Recensione del film di Michael Mann con Adam Driver in Concorso a Venezia 80 dal 30 novembre al cinema con 01 Distribution e Leone Film Group.

Sta navigando a gonfie vele l’80ª edizione della Mostra internazionale darte cinematografica, anzi, per rimanere in argomento col film preso in questione, viaggia speditamente il festival veneziano e or noi altrettanto velocemente disamineremo, di nostra arrembante e spericolata analisi recensoria, metaforicamente rombante, speriamo brillante, il Ferrari di Michael Mann, opus presentato in Concorso nei primissimi giorni della kermesse suddetta. Da noi, purtroppo, così come presto facilmente evincerete, assai poco amato, anzi, sinceramente molto stroncato.

Michael Mann, regista da noi altissimamente considerato, subito ben intendiamoci, autore cineastico, ça va sans dire, di svariati capolavori immortali quali Heat, d’opere fenomenali come L’Ultimo dei Mohicani e Alì, un nome altisonante che non necessita di presentazioni pleonastiche ma per cui, ahinoi, stavolta è doveroso essergli obiettivamente impietosi e lapidari poiché il suo Ferrari è decisamente insoddisfacente, oltre che spiacevolmente mediocre e tristissimamente deludente.

Francamente, ci piange il cuore ammetterlo così crudelmente ma Ferrari è senz’ombra di dubbio alcuno il peggior film, a tutt’oggi, nell’esorbitante e magistrale carriera di Mann.

Rappresenta infatti, a nostro personalissimo avviso, l’assoluto neo, altresì indelebile e assai evidente, ripetiamo, soprattutto a scanso di possibili equivoci e annessi fraintendimenti, all’interno d’un excursus suo filmografico sino ad ora intoccabile, magnifico e memorabile. È un film, insomma, sbagliato completamente, soventemente perfino inguardabile e agghiacciante qualitativamente.

Ferrari, paradossalmente, è stato il cosiddetto dream project manniano da tempo immemorabile, fin da quando, nei primi anni novanta, prima del succitato Heat, uno dei suoi interpreti principali, ovvero Robert De Niro, fu inizialmente designato per incarnarvi, per l’appunto, lo storico e arcinoto personaggio il cui cognome, a sua volta celeberrimo, ovviamente, dà il nome e il titolo al film.

Nel corso degli anni, dopo che quest’ambizioso progetto saltò numerosissime volte per le più molteplici ragioni variegate, a interpretare il Commendatore, alias Drake, cioè Enzo Ferrari, dovevano essere rispettivamente, fra gli altri, Christian Bale & Hugh Jackman.

Infine, peraltro dopo altrettanti rimaneggiamenti e diverse sceneggiature modificate e poi scartate, Mann optò per Adam Driver, basandosi sullo script, decisamente convenzionale e banale, a cura di Troy Kennedy-Martin.

Quest’ultimo, writer poco prolifico eppur “author” strepitoso di Danko, in tal caso, ha incommensurabilmente toppato assieme a Mann stesso, al quale per di più sono da imputare le maggiori colpe d’un fallimento totale e sconsolante.

Kennedy-Martin, basandosi sull’omonimo libro saggistico firmato da Brock Yates, Enzo Ferrari – The Man, The Cars, The Races, The Machine, da noi inedito, di cui però con tutta probabilità, data l’uscita del film, ne sarà presto approntata una traduzione italiana, ha ricavato un adattamento insufficiente oppure, ripetiamo ancora una volta, è stato Mann a filmarlo male, sbandandovi ingiustificabilmente?

Ma non partiamo in quinta con la nostra feroce bocciatura, bensì, a giusta andatura, diciamo esegetica eppur cruda, iniziamo col precisare e dire con calma che Ferrari dura due ore e dieci minuti netti di cui possiamo brevissimamente sottostante riportarvi, senza troppi giri di parole e a grandi linee non automobilistiche ma soltanto, per l’appunto, molto sintetiche, la trama, peraltro lineare e molto semplice, di sicuro assai meno contorta d’un autodromo dalle curve pericolose e tortuose:

Ci viene raccontato un esiguo periodo di vita, a livello prettamente cronologico ma non in senso d’importanza e significato, in quanto esistenzialmente, vivamente, pregno di tormenti e passioni sia accese che tumultuose, di Enzo Ferrari (un Adam Driver corretto ma “anonimo”).

In particolar modo, la narrazione riguarda il fatidico anno 1957, anno in cui Ferrari fu all’apice del suo successo, immantinente accingendosi, infatti, a dar il via alla celebre, seppur tragica, corsa denominata Mille Miglia, al contempo affrontando una familiare vita non poco tormentata e problematica.

In quanto, all’epoca il suo matrimonio con Laura (una passionale ma sterile, come sottolineeremo più avanti, Penélope Cruz) stava andando in frantumi, soprattutto per colpa della sua inizialmente segreta, poi spudoratamente confessata e quindi non rinnegata, amorosa e sessuale relazione adulterina con la giovane amante Lina Lardi (Shailene Woodley).

Cosa funziona in Ferrari

A parer nostro, i pregi di Ferrari sono pochi e inconsistenti. Da inquadrare, nel bene e nel male, soprattutto sul versante recitativo. Driver, protagonista dal primo all’ultimo minuto, s’impegna a dovere ma non spicca per particolare intensità incisiva e carismatica.

Probabilmente, più interessante la prova recitativa della Cruz, sebbene esageri nei picchi melodrammatici, caricando eccessivamente, memore del suo anfitrione e mentore Pedro Almodóvar. Ma, non trovandosi in un film almodovariano, tende a strafare, in ciò non adeguatamente sostenuta da un Mann che sicuramente avrebbe dovuto maggiormente controllarla e tenerla a freno.

La Cruz, invece, spingendo a ruota libera sul pedale dell’acceleratore, rischia di sbandare più e più volte con una recitazione talvolta ai limiti dell’accettabile, malgrado, come al solito, tecnicamente eccelsa.

La Woodley si vede assai meno rispetto ai due attori appena nominati ma, diligentemente, pur non brillando eccezionalmente, si mette in luce in virtù della sua fulgida, atipica beltà incontestabile, a tratti ipnotica.

Perché non guardare Ferrari

Costato relativamente poco per una produzione americana, infatti il film è presentato come produzione indipendente, questo biopic, come già ampiamente sopra scrittovi, fallisce miseramente quasi sotto ogni aspetto.

Si salva solo nella mezz’ora finale, in cui arriviamo finalmente all’adrenalinica Mille Miglia con Patrick Dempsey nei panni di Piero Taruffi, assistendo per di più a un micidiale, veramente avvenuto, cruento incidente terribilmente omicida.

Ferrari assomiglia a uno sceneggiato televisivo, se preferite, soap opera di matrice statunitense in terra modenese e ambientata nelle sue zone limitrofe, peraltro corriva e non poche volte volgare. Filmata in maniera pedestre, poco bellamente rètro ma soltanto retriva.

Asciutta la lucida fotografia di Erik Messerschmidt e perfetto l’inevitabile, frenetico montaggio di Pietro Scalia.

Il film sarà dal 30 novembre al cinema con 01 Distribution e Leone Film Group.

Regia: Michael Mann Con: Adam Driver, Shailene Woodley, Penélope Cruz, Sarah Gadon, Patrick Dempsey, Jack O’Connell (II), Gabriel Leone, Lino Musella, Michele Savoia Anno: 2023 Paese: USA Distribuzione: 01 Distribution

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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