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Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse – Recensione del film di James Gray

Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse: Dopo la presentazione al Festival di Cannes e l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2022, in collaborazione con Alice nella Città, il film di James Gray è ora al cinema.

Nella New York del 1980 vive Paul Graff (Michael Banks Repeta), è un bambino molto bravo a disegnare ma anche a comportarsi come Bart Simpson: gli piace fare il pagliaccio con gli insegnanti e, spesso e volentieri, non ascolta i genitori (Jeremy Strong e Anne Hathaway) con i quali non ha un buon rapporto.

L’unico membro della sua famiglia con cui sembra andare d’accordo è invece il nonno Aaron (Anthony Hopkins), mentre a scuola comincia a stringere amicizia con Johnny (Jaylin Webb), un ragazzo nero anche lui molto ribelle e innamorato del suo sogno. Un’amicizia bellissima ma anche molto problematica, sia per i pregiudizi dell’epoca e perché Paul insieme a Johnny non farà che mettersi in guai sempre più seri.
Mamma e papà non sanno più cosa fare con lui, e forse neanche nonno Aaron riuscirà ad evitare la sempre più plausibile “apocalisse” familiare.

Cosa funziona in Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

Presentato prima in concorso al Festival di Cannes 2022, e in seguito alla diciottesima Festa del Cinema di Roma, Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse, è in tutto e per tutto un lungometraggio autobiografico dell’infanzia di James Gray, non solo perché anche il regista è di origini ebree ucraine ma anche perché, nelle sue varie dichiarazioni, ha raccontato del suo impegno nel trasporre nella maniera più veritiera possibile una parte della sua infanzia.

Un racconto sincero non solo di ciò che gli è successo da bambino, ma anche una vera denuncia alla società di quel periodo, non troppo diversa da quella di oggi.

Nel 1980 non solo si viveva costantemente con la paura di un’apocalisse nucleare (e da qui la spiegazione del titolo) che secondo molti poteva ancor più verificarsi con l’avvento di Ronald Reagan alla Casa Bianca, ma anche in un’America già molto “famiglia Trump”, ossia razzista, classista ed ipocrita.

Nel film i parenti più anziani di Paul a cena non fanno altro che ricordare le loro origini e il fatto che sono dovuti emigrare per via delle persecuzioni antisemite, ma al tempo stesso non sono d’accordo che il loro nipotino frequenti una scuola pubblica insieme a bambini afroamericani e vorrebbero per lui un’istruzione migliore, in una scuola di soli ricchi bianchi, soprattutto dopo che vengono a sapere che Paul ha cominciato a frequentare, e a mettersi nei guai insieme a lui, proprio con un ragazzo nero come Johnny.

L’unico membro della famiglia a rifiutare questi discorsi è nonno Aaron, che inciterà fino alla fine il suo nipotino Paul a battersi non solo per i suoi sogni ma anche contro le ingiustizie della società.

Questo è il racconto della famiglia Graff mentre quanto ci sia giusto o sbagliato in questi atteggiamenti sta allo spettatore deciderlo, perché è facile dare del razzista a qualcuno, senza fermarsi un attimo a pensare le motivazioni dietro a questi discorsi o prese di posizione.

Magari i Graff, eccetto Aaron e Paul, sono davvero razzisti o forse sono più preoccupati per la sopravvivenza e il loro futuro: la società non discrimina soltanto gli Afroamericani ma anche i poveri e gli ebrei. Quindi è del tutto sbagliato cercare di sopravvivere, magari cambiando il proprio cognome in modo da evitare l’antisemitismo sistemico e sperare in un futuro più promettente per la propria progenie, magari spacciandolo per un ceto a lui non appartenente da generazioni?

E lo stesso si può dire dell’educazione dei genitori dei confronti di Paul: è così facile per un padre restare indifferente di fronte a un figlio maleducato nei confronti della famiglia e degli insegnanti? Che comincia a fumare droghe, a rubare in continuazione e addirittura progettare di fuggire di casa?

Argomenti delicati e al giorno d’oggi sempre più presenti nei nostri pensieri e nelle nostre discussioni ed è anche questa la forza di Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse: un film che emoziona e fa riflettere tutti, bambini, genitori e nonni, con la speranza che tutti possiamo imparare qualcosa da questa storia e magari diventare un po’ più migliori di quello che siamo oggi.

E la versione italiana ci regala, involontariamente, un’emozione in più, perché purtroppo Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse è anche l’ultimo film in cui Anthony Hopkins avrà la voce di Dario Penne, dato che il meraviglioso attore e doppiatore classe 1938 è scomparso lo scorso 15 febbraio. Un ultimo sentito dono per gli appassionati di questo mestiere e del cinema di qualità

Perchè non guardare Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

Non abbiamo evidenti problematiche da segnalare. Lo scarso interesse per le tematiche del film può essere l’unico vero limite alla visione.

Il film al cinema dal 23 marzo 2023 con Universal Pictures.

Regia: James Gray Con: Anne Hathaway, Anthony Hopkins, Jeremy Strong, Banks Repeta, Jaylin Webb, Tovah Feldshuh, Ryan Sell, Domenick Lombardozzi, Marcia Jean Kurtz, Teddy Coluca, Andrew Polk, Dane West Anno: 2022 Durata: 114 min. Paese: Brasile, USA Distribuzione: Universal Pictures

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