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1883: come è nato il ranch Yellowstone – Recensione della serie TV esclusiva Paramount+

1883 è la prima serie prequel di Yellowstone, distribuita per la prima volta negli Stati Uniti il 19 dicembre 2021, stesso giorno del secondo e ultimo flashback dedicato ad essa all’interno della serie principale e ambientata nel Montana contemporaneo.

ATTENZIONE: In Italia 1883 è stata distribuita interamente su Paramount+ il 15 settembre 2022, mentre l’ultimo episodio della quarta stagione di Yellowstone è andato in onda per la prima volta nel nostro Paese l’11 gennaio 2022 su Sky Atlantic. Tutto questo per dire che se non avete ancora visto la quarta stagione di Yellowstone e i primi episodi di 1883 questa recensione può CONTENERE un minimo spoiler.

Dal 2018 in poi abbiamo conosciuto il successo mondiale di Yellowstone, la serie tv che ai più datati ha ricordato Dallas, alle nuove generazioni un po’ il Trono di Spade e ai più incalliti cinefili Il Padrino.

Ma come è nato lo Yellowstone, un ranch grande quanto il Rhode Island e comandato da John Dutton (Kevin Costner)?

Sia lo stesso John e anche il nativo americano Rainwater (Gil Birmingham) nel corso delle prime tre stagioni avevano dato qualche indizio, ma niente di troppo dettagliato.

E l’amore di milioni di fan per questa serie non poteva non farli desiderare una serie tv a parte dedicata proprio a questo inizio e così le prime fondamenta sono state poste con il primo episodio della quarta stagione.

Dopo un prologo di quasi tredici minuti, necessario per mostrare tutte le risposte agli attacchi combinati alla famiglia Dutton e ai membri dello Yellowstone che avevamo visto nel finale della terza stagione, la storia si sposta dal 2021 al 1893.

Vediamo un cowboy barbuto (Tim McGraw) che fa subito pensare a un “antenato di Kevin Costner” (meglio dirla così perché il nome John è fin troppo ricorrente nella famiglia Dutton, come è d’uso per le “dinastie”), e infatti è così.

Un gruppo di indiani si trova fuori la riserva e quindi nei territori del ranch Yellowstone. Il rischio di uno scontro è altamente probabile ma fortunatamente sparisce sul nascere quando, questo cowboy di nome James Dillard Dutton, capisce che non hanno cattive intenzioni e sotto gli occhi dei suoi figli fa del suo meglio per aiutare gli ex proprietari della sua terra.

Il 19 dicembre 2021 negli Stati Uniti si assiste contemporaneamente all’inizio e alla fine dell’avventura nel selvaggio west di James Dillard Dutton, perché nell’ottavo episodio della quarta stagione di Yellowstone lo vediamo rincasare ferito a morte ma il diciannovesimo giorno del dodicesimo mese dell’anno 2021 è appunto anche il giorno della messa in onda del primo episodio di 1883, dove Tim McGraw incontrerà molti dei protagonisti di questa nuova avventura, anche se questa serie non comincia con lui…

Schermo nero accompagnato solo da una voce narrante femminile per i primi secondi, finché non appare il volto di una meravigliosa ragazza bionda (Isabel May).

Poche parole ma cariche di dramma, e il motivo viene rapidamente spiegato: è in mezzo a un inferno pieno di fuoco. Non stiamo parlando di un ipotetico oltretomba ma di un vero e proprio inferno sulla Terra.

Il carro vicino a lei è in fiamme e i responsabili già facilmente intuibili sono presto inquadrati: gli indiani. Ora che è di nuovo in piedi, difficilmente passerà inosservata e infatti un guerriero si avvicina a lei in poco tempo. La giovane tenta un dialogo con lui ma quando la risposta è scegliere tra la schiavitù o la morte, allora decide prontamente di affrontarlo.

Purtroppo per lei contemporaneamente al suo proiettile l’indiano riesce a scagliare la sua freccia, e la ragazza se la ritrova in pieno fegato. Ferita gravemente ma ancora in forze, e con la pistola con altri colpi a disposizione, avanza verso il nemico, decisa a lottare fino alla fine.

Fine del prologo…

Un inizio da paura che ricorda tantissimo quello di Mission: Impossible III. Anche perché quasi alla metà del primo episodio veniamo a conoscenza del fatto che quella giovane si chiama Elsa Dutton ed è la figlia di James Dillard Dutton/Tim McGraw.

La sua voce narrante sarà una presenza costante non solo per il resto della puntata ma anche per quelle a venire, confermando così l’importanza del personaggio.

Ha senso continuare con la visione, considerando quello che abbiamo visto nei primi quattro minuti?

Perché se, come in questo caso, il racconto degli eventi invece di andare avanti torna indietro dal punto di vista cronologico, quello che abbiamo visto nel prologo può essere considerato uno spoiler grande come una prateria?

Non del tutto. Non si tratta di una anticipazione a tradimento di un racconto lineare, la scelta narrativa è proprio quella di un racconto a ritroso.

In passato abbiamo visto che queste scelte hanno spesso ripagato dal punto di vista della qualità, della narrazione e delle emozioni: non solo nel già citato terzo capitolo della saga di Mission Impossible ma anche nei primi sei film di Guerre Stellari, dato che George Lucas ci ha fatto vedere per primi i capitoli IV, V e VI per poi mostrarci successivamente i primi tre.

Ma Elsa Dutton non è l’unico personaggio ad essere introdotto in maniera drammatica. Subito dopo la sigla d’apertura ecco comparire il protagonista tanto sponsorizzato, Shea Brennan (Sam Elliott) un Capitano dell’esercito dell’Unione in pensione anche lui costretto a vedere le fiamme… perché sua moglie e sua figlia sono da poco morte di vaiolo, e allora bruciare la casa non è solo un modo per distruggere ogni oggetto potenzialmente contagioso ma anche regalare alla sua famiglia una sorta di funerale vichingo.

Una tragedia enorme difficile da reggere per un uomo di 75 anni, e infatti sta per farla finita… ma arriva qualcuno a consigliargli di fermarsi. Un suo vecchio amico e commilitone, l’afroamericano Thomas (LaMonica Garrett) che gli propone un’ultima missione che forse lo distoglierà almeno per un po’ dai suoi pensieri suicidi: guidare un gruppo di pionieri europei (un po’ tedeschi, un po’ di etnia rom) fino all’Oregon, dove potranno costruire un nuovo insediamento.

Un viaggio che appare fin da subito in salita non solo perché la maggior parte di loro non parla inglese e non ha alcuna esperienza di base di sopravvivenza nella natura, ma perché l’ovest, nonostante sia già il 1883, è ancora selvaggio.

Banditi e anche indiani che escono di nascosto dalle riserve sono ancora un pericolo costante, e quindi c’è bisogno di più uomini forti e armati, come l’uomo che lungo la via per Fort Worth, Texas, è stato in grado di sconfiggere da solo un gruppo di ladri di cavalli: James Dillard Dutton.

Quest’uomo misterioso è giunto nella cittadina per ricongiungersi non solo con la la figlia Elsa ma anche con la moglie Margaret (Faith Hill, tra l’altro moglie di Tim McGraw nella vita vera), il figlio minore John (Audie Rick), sua sorella Claire (Dawn Olivieri) e sua nipote Mary Abel (Emma Malouff), i quali hanno viaggiato in treno.

E dopo il prologo tanto abbondantemente descritto la domanda è d’obbligo: chi riuscirà a portare a termine questo viaggio?

Al contrario di Yellowstone dove lo spettatore ha potuto contare finora su cinque stagioni, 1883 sembra destinata a rimanere una miniserie autoconclusiva di dieci episodi. Un vero peccato, considerata la grande bravura di Taylor Sheridan come ideatore, sceneggiatore (e anche regista) del genere western, un capolavoro degno delle prime tre stagioni di Yellowstone (leggi qui la nostra recensione) ma allo stesso tempo sono dieci puntate di assoluto valore, e quindi oltre a consigliarvi di vederle e rivederle ecco una nuova analisi del resto della miniserie, stavolta senza alcun vero spoiler. Partiamo con i personaggi.

Sia Elsa che Margaret Dutton sono i migliori personaggi femminili che finora questo franchise ci è riuscito a regalare. Per fare un confronto con la serie principale Yellowstone, Beth ma anche Evelyn Dutton, la figlia e la moglie di John Dutton/Kevin Costner, sono figure femminili forti, combattive e ricche di sfumature, ma al contrario di Elsa e Margaret non sempre amabili.

Elsa e Margaret amano la libertà tanto quanto l’amore. Elsa vive appieno il sogno della frontiera, un mondo libero dalle leggi, le costruzioni sociali, in cui il denaro non conta quando ti trovi in mezzo alla prateria ma non prova certo un odio indiscriminato o quasi verso il genere maschile.

Elsa in questo viaggio vivrà pienamente le sue storie d’amore, Margaret non solo l’appoggerà il più possibile, ma si dimostrerà una madre che tiene davvero a tutti i suoi figli. Un discorso simile si può fare anche con James Dillard Dutton, già un uomo migliore rispetto al suo discendente Kevin Costner (il quale nella serie principale ha più volte ammesso di non essere sempre stato un buon padre con i suoi figli).

Ora è il turno di Shea, un vecchio avventuriero molto simile al Joe Beauregard visto in qualche storia del fumetto italiano Tex ma che ha soprattutto il volto di Sam Elliott, un attore leggendario soprattutto per il genere western, tradizionale o contemporaneo, come Il duro del Road House ad esempio).

Un cowboy duro e puro, forse l’ultimo vero simbolo di questo ruolo insieme a Kevin Costner, ma nella finzione così come nella vita vera semplicemente un uomo, con tutte le sue debolezze.

Impossibile non provare empatia per la morte della sua famiglia, così come la sua saggia guida e assistenza nei confronti dei pionieri europei e la famiglia Dutton fanno di lui una sorta di anziano padre rigido, severo ma dal cuore d’oro. E poi lui (insieme ad altri principali personaggi maschili) è stato in grado di portarci ancor più indietro del 1883, di circa vent’anni per essere più precisi, ossia durante la guerra civile americana.

Per Elliott si tratta di un ritorno al passato (tra i tanti film della sua gloriosa carriera c’è anche Gettysburg di Ronald F. Maxwell) quindi è stato decisamente in grado di raccontare allo spettatore l’orrore di quel conflitto, sia a parole che con un brevissimo flash-back, un procedimento narrativo utilizzato anche con Tim McGraw.

Pure lui non dice niente nonostante sia un ricordo lungo più di quattro minuti: sono sufficienti i suoi sguardi nei confronti dei morti della battaglia di Antietam e le lacrime dopo aver provato a rivolgersi al suo avversario Unionista. Quest’ultimo invece parla, anche se dice solo “Capitano” e poi “Lo so”. Scena inutile e banale? No, di una intensità straordinaria, anche grazie a chi ha interpretato questo ufficiale dell’Unione, non facile da riconoscere con quella barba: semplicemente Tom Hanks.

Anche Thomas è un soldato, lo dimostra la sua uniforme che porta sempre addosso, anche se non sta mica compiendo un’azione militare. Sarà il miglior modo di difendersi per uno come lui, per restare indenne tra la gente del Texas nonostante l’abolizione della schiavitù, dramma che ha vissuto sulla sua pelle ma che non lo ha trasformato in un mostro. Oltre ad essere grande amico del bianchissimo Shea, si innamorerà di una donna anch’essa molto diversa da lui.

Ci fermiamo qui per quel che riguarda l’analisi dei personaggi ma solo per non dilungarci troppo e dare troppe anticipazioni, non per togliere nulla ai restanti: tutti coloro che hanno avuto un ruolo un minimo fondamentale in questa storia hanno saputo interpretarlo alla perfezione.

Parliamo ora un po’ della regia, l’altro ingrediente che ha reso questa torta deliziosa insieme alle musiche di Brian Tyler e Breton Vivian.

Taylor Sheridan (che oltre ai ruoli tecnici è stato anche attore impersonando Charles Goodnight), Ben Richardson e Christina Alexandra Voros, sono stati in grado di catapultare lo spettatore nella frontiera americana, con il punto più alto ottenuto dalla scena del tornado, una sequenza di un realismo disarmante.

Ultimo ma non ultimo il contributo del doppiaggio italiano, che con la direzione di Claudia Catani (che è stata anche la voce di Claire Dutton) e i dialoghi di Barbara Castracane e Ilaria Tornesi ha replicato senza problemi le emozioni della sublime versione originale.

Merito naturalmente anche del cast artistico, partendo dal Maestro Paolo Buglioni, che ritrova Sam Elliott dopo averlo già doppiato divinamente nella serie tv Netflix The Ranch.

L’altro principale protagonista maschile, ossia James Dillard Dutton ha la voce di Simone D’Andrea, il quale ci ha regalato una interpretazione davvero formidabile e anche inedita, decisamente diversa dalle altrettanto meravigliose interpretazioni che ce lo hanno fatto amare in passato (non solo Colin Farrell ma anche James dei Pokemon e Trunks in Dragon Ball).

Altra “eredità” importante è stata quella affidata a Ludovica Bebi, perché abbiamo già abbondantemente spiegato quanto Isabel May è stata straordinaria sia come voce narrante che come attrice nel ruolo di Elsa Dutton, e questa giovane doppiatrice italiana l’ha raccolta alla grande.
Molto inedita anche la prestazione di Marco Vivio nei panni di Thomas, così come è stata decisamente intensa anche l’interpretazione di Eleonora De Angelis su Margaret Dutton.

Questi sono i protagonisti, ma anche i doppiatori dei personaggi secondari hanno lasciato allo spettatore un buon ricordo del loro lavoro, come Alessandro Budroni (Josef), Stefano Sperduti (Ennis), Gabriele Lopez (Wade), Andrea Lavagnino (Colton), Edoardo Vivio (il piccolo John Dutton), Erica Necci (Noemi), Gianluca Machelli (Coockie), Guido Di Naccio (Sam), Cinzia De Carolis (Carolyn), Marco Mete (sceriffo Jim Courtright, interpretato da Billy Bob Thornton), Gabriele Sabatini (Charles Goodnight) e Bruno Alessandro (Aquila Maculata), senza dimenticare Angelo Maggi, naturalmente doppiatore di Tom Hanks in quell’unica riga.

E se siete rammaricati per la breve durata di questa miniserie, la miglior cura è cominciare la visione del suo diretto seguito, 1923, non solo perché è un’altra creatura nata dal genio di Taylor Sheridan ma anche solo per i suoi due attori protagonisti: Harrison Ford ed Helen Mirren.

La serie è disponibile su Paramount+.

Regia: Ben Richardson, Christina Alexandra Voros, Taylor Sheridan Con: Sam Elliott, Tim McGraw, Faith Hill, Isabel May, LaMonica Garrett, Marc Rissmann, Audie Rick, James Landry Hébert, Gratiela Brancusi, Anna Fiamora Anno: 2021 Numero episodi: 10 Paese: USA Distribuzione: Paramount+

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