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Whitney – Una voce diventata leggenda: un film di Kasi Lemmons – Recensione

Whitney – Una voce diventata leggenda racconta la vita artistica e familiare della cantante Afroamericana che ha venduto di più nella storia della musica, grazie a Naomi Ackie, molto brava nel cantare le sue canzoni.

La storia di questo film comincia nel 1983, in una chiesa del New Jersey. Cissy Houston (Tamara Tunie), cantante professionista, continua a spronare la sua giovane figlia Whitney (Naomi Ackie), perché vede lei un diamante allo stato grezzo, che fa fatica a brillare perché la ragazza non è molto determinata nell’impegnarsi e a migliorare con il canto.

L’occasione per emergere arriva prima del previsto: in una delle sue tante esibizioni, Cissy è costretta almeno inizialmente a dare forfait. Ad aprire il concerto toccherà quindi a Whitney, che di fronte al produttore discografico Clive Davids (Stanley Tucci) spiccherà il volo.

Da quel momento la carriera di Whitney salirà sempre di più, almeno fino a quando non cominceranno i problemi personali che la faranno prima rallentare, e poi fermare prematuramente…

Cosa funziona in Whitney – Una voce diventata leggenda

Diretto da Kasi Lemmons e soprattutto scritto da Anthony McCarten, sceneggiatore già famoso in campo musicale grazie a Bohemian Rhapsody, Whitney – Una voce diventata leggenda si presenta fin da subito come il classico film biografico musicale ideale per riassumere il più possibile i momenti salienti della vita artistica e familiare della più grande voce afroamericana della storia (le didascalie ad inizio dei titoli di coda lo dimostrano in maniera decisamente eloquente), quindi in buona parte adatto a coloro che non si sono mai documentati sulla vita di questa straordinaria cantante.

Il difficile rapporto con il padre John (Clarke Peters) è narrato molto bene, così come il suo amore segreto con Robyn Crawford (Nafessa Williams), una relazione ancor oggi messa in discussione, ma non dalla stessa Crawford che l’ha raccontata nel suo libro A Song for You: My Life with Whitney Houston pubblicato nel 2019.

Il momento più significativo lo abbiamo nella prima parte del lungometraggio, quando ci viene mostrata un’intervista radiofonica alla cantante: Whitney veniva accusata di non essere abbastanza nera, sia nell’aspetto ma soprattutto per quel che riguarda la musica, dato che piaceva anche a tantissimi bianchi.

Whitney ribadì che questo non era affatto un problema, perché la musica non ha limiti, e che deve unire anziché dividere. Insomma, una donna d’altri tempi (molto simile ad Elvis che aveva subito all’epoca critiche simili), perfino quelli odierni, dove i discorsi sull’appropriazione culturale creano più divisioni di quelle che vogliono annullare.

Al contrario di Bohemian Rhapsody non è stata utilizzata la voce originale della cantante (se non nei filmati di repertorio trasmessi in occasione dei titoli di coda), quindi è proprio Naomi Ackie a cantare le canzoni di Whitney Houston, con un risultato decisamente soddisfacente. E per quel che riguarda le voci italiane?

Il doppiaggio di Whitney – Una voce diventata leggenda

Grazie alla direzione di Massimiliano Alto, i dialoghi di Matteo Amandola, l’assistenza di Elena Federico, Lorenzo Ciarlantini come fonico di doppiaggio e Andrea Roversi come fonico di mix, questo nuovo film biografico musicale è più che promosso nella nostra versione, grazie anche a un cast di grandi professionisti.

A doppiare la protagonista da adulta è Giulia Franceschetti, una già familiare con i personaggi musicali dato che è stata la voce di Jasmine nel nuovo Aladdin, mentre Stanley Tucci ha di nuovo la voce di Antonio Palumbo dopo l’ottima prova in The King’s Man – Le origini.

Per quel che riguarda i genitori della star, la qualità non può che aumentare grazie a due grandissime voci nostrane come Antonella Giannini ed Alessandro Rossi, così come molto convincenti sono state le prove di Federico e Ludovica Bebi sui due grandi amori di Whitney, Bobby Brown e Robyn Crawford.

Unica pecca di questa versione italiana, la presenza assidua della colonna internazionale (obbligatoria, quindi estranea alle scelte del cast tecnico italiano) ogni volta che veniva riproposto in scena un telegiornale o un radiogiornale d’epoca: d’accordo che si tratta appunto di registrazioni originali, però dei dialoghi inglesi in mezzo a un doppiaggio italiano non solo stonano con il resto dell’atmosfera, ma sono un problema per tutti i non vedenti e ipovedenti che vogliono comunque godersi il lungometraggio.

Perché non guardare Whitney – Una voce diventata leggenda

La vera storia di Whitney Houston è stata tanto bella quanto tragica, e infatti quest’ultima cosa di solito è nota anche a coloro che non solo non si sono mai informati del resto della biografia della cantante.

La tossicodipendenza della protagonista viene più di una volta affrontata, ma mostrata il minimo possibile, come se si trattasse di un film dedicato alle scuole elementari.

Nessuno si aspettava di vedere in Whitney – Una voce diventata leggenda un nuovo Trainspotting, ma neanche la quasi totale sparizione delle sostanze stupefacenti dal girato. La via di mezzo migliore l’abbiamo vista pochi mesi fa grazie al riuscitissimo Elvis di Baz Luhrmann.

Completamente assenti invece i riferimenti alle percosse subite da Whitney da parte del marito Bobby Brown, e questa scelta infelice non fa altro che confermare che ad Hollywood sarà sempre più difficile ottenere la verità anche da film biografici come questo per la paura di apparire razzisti agli occhi di una parte del pubblico.

Il film è al cinema dal 22 dicembre con Warner Bros..

Regia: Kasi Lemmons Con: Naomi Ackie, Stanley Tucci, Ashton Sanders, Tamara Tunie, Clarke Peters, Nafessa Williams, Alana Monteiro, Daniel Washington, Lance A. Williams, Anne Reardon Anno: 2022 Durata: 146 min. Paese: USA Distribuzione: Warner Bros Italia

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