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The Gray Man – Recensione del film dei fratelli Russo con Ryan Gosling, Chris Evans e Ana de Armas

The Gray Man: Dopo una veloce uscita in sala è finalmente disponibile su Netflix il nuovo film dei fratelli Russo.

Ebbene, oggi recensiamo The Gray Man, firmato dagli ipertrofici e instancabili, mirabolanti fratelli Joe & Anthony Russo, ovvero i registi di Avengers: infinity War e Avengers: Endgame. I quali, per la prima volta in assoluto, nella loro carriera, lavorano per l’occasione con Netflix, avvalendosi di un faraonico budget stratosferico equivalente per l’esattezza a duecento milioni di dollari. Si tratta ad oggi della pellicola più costosa mai prodotta dall’appena succitata piattaforma di streaming.

The Gray Man è stato distribuito, limitatamente, in 51 sale italiane, una settimana or sono e ora è approdato, giustappunto, su Netflix per poter essere fruito da chiunque ne sia abbonato.

Tratto dal romanzo omonimo di Mark Greaney, The Gray Man è stato sceneggiato e adattato dallo stesso Joe Russo, da Christopher Markus e Stephen McFeely, e dura due ore e due minuti netti, adrenalinici, scoppiettanti che non lasciano un solo attimo di tregua, inchiodandoci allo schermo per tutta l’interezza del suo corposo eppur mai noioso minutaggio travolgente.

Sebbene, dichiariamo subito, senz’alcun infingimento di sorta, che The Gray Man, pur essendo scorrevole e piacevole, non è certamente un grande film. Successivamente ve ne spiegheremo le ragioni.

Trama, secondo IMDb:

Quando l’agente più abile della CIA (Ryan Gosling nei panni di Six), la cui vera identità è sconosciuta, scopre accidentalmente gli oscuri segreti dell’agenzia, un ex collega demente (Chris Evans/Llloyd Hansen) gli mette una taglia in testa, arruolando assassini internazionali per dargli la caccia.

Fotografia funzionale, sebbene non eccelsa e troppo vividamente, esageratamente saturata di Stephen F. Windon, vale a dire il cinematographer par excellence degli ultimi episodi della saga di Fast & Furious, musiche incalzanti di Henry Jackman (Captain Phillips – Attacco in mare aperto e compositore preferito di Matthew Vaughn, regista, come sappiamo, di Stardust e del nuovo franchise degli X-Men, però, neanche a farlo apposta, senza il celeberrimo e omonimo Jackman/Wolverine).

The Gray Man parte molto bene e, come si suol dire, in quinta. Dopo la sua breve prefazione introduttiva e lo scorrimento veloce dei titoli di testa, veniamo immantinente immersi nel bel mezzo dell’azione. Ma, fin dalle prime inquadrature, prendiamo coscienza che stiamo assistendo a una sorta di clone di John Wick con Gosling al posto di Keanu Reeves.

Rimanendo in ambito Netflix, alcuni segmenti assomigliano addirittura al superiore Tyler Rake. E non ce ne vogliano i brothers Russo e lo stesso Gosling ma le scene di combattimento, presenti in The Gray Man, non reggono assolutamente il confronto con la saga, giustappunto, appena menzionatavi col protagonista di Point Break. Per l’appunto, John Wick, di cui, nei prossimi giorni, peraltro è atteso il nuovissimo trailer del capitolo 4.

Perché guardare The Gray Man

Ryan Gosling è bravo, carismatico e, per il ruolo ivi incarnato, indubbiamente è calzante. Sfoderando un fisico notevole e una possanza e prestanza atletica invidiabili, sebbene, ripetiamo, al contempo si riveli assai più impacciato del magnifico e perfetto Reeves succitato. Chris Evans, coi baffetti e nell’inusuale ruolo del villain tanto psicopatico quanto stupido, tagliato con l’accetta e dallo spessore inesistente, interpreta la sua parte con giusta aderenza al personaggio, la de Armas, al solito, è molto bella e Thornton sa il fatto suo.

Perché non guardare The Gray Man

Eppure, in questo concentrato spericolato di action frenetico e vertiginose riprese, spesso digitalizzate, tecnicamente ineccepibili, in questa pellicola dal ritmo convulso, tralasciando la magistrale e superbamente congegnata, lunga scena della sparatoria in quel di Praga, qualcosa non funziona. Tutto, infatti, sa di risaputo e noiosamente già visto. La storia espostaci, purtroppo, è scontata e banalissima. A tratti, perfino soporifera. Infine, The Gray Man è spropositatamente manicheo in modo stucchevolmente indigesto.

Dunque, se dal lato prettamente riguardante l’intrattenimento senza pretese, The Gray Man scorre alla grande, sul versante della singolarità, dei risvolti narrativi e della caratterizzazione dei personaggi, pecca e fallisce clamorosamente. Non avvincendoci, assolutamente.

Però, se amate i begli attori maschili dai fisici perfetti e muscolosi, se siete amanti della sempre più in ascesa Ana de Armas, ex di Ben Affleck e presto sui nostri grandi schermi nell’attesissimo Blonde di Andrew Dominik, nei panni di Marilyn Monroe, The Gray Man è esteticamente, forse soltanto metaforicamente e sensualmente, potremmo dire, un godibile bel vedere.

Inoltre (concludiamo qui), i fratelli Russo hanno enormemente difettato in fatto di originalità, persino meta-cinematografica e figurativa. Le atmosfere iniziali e la fotografia stroboscopica, infatti, specialmente della prima mezz’ora, ricordano notevolmente, anzi, sono ricalcate identicamente da Blade Runner 2049. Ove la “coppia” Gosling-de Armas, inequivocabilmente, pareva più affiatata e simpatica.

Regia: Joe Russo, Anthony Russo Con: Ryan Gosling, Chris Evans, Ana de Armas, Regé-Jean Page, Jessica Henwick, Billy Bob Thornton, Wagner Moura, Alfre Woodard, Julia Butters, Callan Mulvey, Dhanush Anno: 2022 Durata: 122 min. Paese: USA Distribuzione: Lucky Red

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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