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Racconti di Cinema – Vanilla Sky di Cameron Crowe con Tom Cruise, Penélope Cruz e Cameron Diaz

Ebbene oggi, per il nostro consueto e ci auguriamo apprezzato appuntamento coi Racconti di Cinema, riesumeremo e disamineremo, pescheremo dal cilindro delle memorie cinefile Vanilla Sky, diretto da Cameron Crowe (Singles – L’amore è un gioco).  Il quale, per l’occasione, dopo il successo planetario di Jerry Maguire, ritrovò Tom Cruise che di Vanilla Sky fu l’interprete ovviamente principale, oltre che produttore in prima linea.  Vanilla Sky, sceneggiato dallo stesso Crowe, opus corposo dalla durata consistente, forse eccessiva, equivalente a centotrentasei minuti netti, pellicola uscita nei cinema mondiali nel 2001, rifacimento in salsa hollywoodiana e non poco edulcorata, malgrado il suo retrogusto malinconico a forti tinte inquietanti, persino orrifiche e macabramente fantascientifiche, di quello che, a tutt’oggi, consideriamo il film, in assoluto, migliore di Alejandro Amenábar, ovvero Apri gli occhi.

Vanilla Sky, titolo originale rimasto immutato nella distribuzione italiana, traducibile letteralmente in Cielo di vaniglia, trae esplicita derivazione, così come pertinentemente specificato, peraltro, da Wikipedia (in tal caso non erronea ed approssimativa), da un celebre dipinto di Claude Monet intitolato La Seine à Argenteuil. Composizione pittorica, inoltre, mostrataci dal personaggio incarnato da Tom Cruise nei primi, cruciali segmenti iniziali della pellicola.

Eccone la trama da noi ivi sintetizzata in modo conciso per non rovinarvi le sorprese:

David Aames (un Cruise in grande spolvero, soprattutto fisico) è un affascinante, ricchissimo nababbo a capo d’una importante casa editrice newyorchese ereditata godibilmente dal defunto padre miliardario. Il quale, più che lavorare, onere riservato soprattutto al suo efficiente, sebbene colorito consiglio d’amministrazione, ribattezzato simpaticamente I sette nani, spende edonisticamente le sue giornate nello svolgere la “professione” d’impenitente donnaiolo, sì, un tombeur de femmes irredimibile, un convinto sciupafemmine fiero d’esserlo sfrontatamente.

David non fa nulla per celare le sue immani fortune, anzi, le ostenta vanagloriosamente, pavoneggiandosi con esibizionistica noncuranza quasi incosciente. Alla sua fastosa e mondana festa di compleanno, dopo aver recentemente e lautamente gustato le sue notti eroticamente luculliane con la sexy, sensualmente golosa e assai gelosa Julianna (l’avvenentissima Cameron Diaz), fatalmente incontra la dolce e conturbante Sofia Serrano (una brava Penélope Cruz che riprende identicamente, compreso il nome, la parte da lei interpretata nel sopra menzionatovi Apri gli occhi). 

David ne rimane immediatamente folgorato e subito ricambiato. Insomma, fra David e Sofia scatta istantaneamente il classico colpo di fulmine e scocca, passionale e istintivamente scottante, la scintilla più ardentemente amorosa. Julianna è altresì follemente innamorata di David e subito impazzisce, giustappunto, di gelosia assai pericolosa.  Forse accadrà un incidente stradale veramente letale, per Julianna tragicamente mortale, per David sconvolgente, tragico e spettrale. È successo davvero qualcosa d’agghiacciante, David sta veramente vivendo un incubo a occhi aperti ed è immerso tetramente in un brutto sogno dai contorni terrificanti, oppure è realisticamente accusato d’omicidio involontario, internato in un manicomio criminale in attesa di giudizio definitivo e, col volto sfigurato, coperto da una funerea e paurosa maschera di lattice, sottoposto alla perizia psichiatrica e alle premurose, necessarie cure psicologiche dello scrupoloso e umano dr. Curtis McCabe (Kurt Russell)?

La confezione assai patinata ma molto curata, la sontuosa e bella fotografia pregiata, forse però qua e là troppo artificiosa e stilisticamente non sempre deliziosa, bensì solo stucchevolmente leziosa, a cura di John Toll (La sottile linea rossa), un Cruise molto antipatico nell’incipit del film, anche dal punto di vista prettamente recitativo, in quanto, smorfiosamente, s’atteggia esageratamente da piacione in maniera insopportabile e “illegale”, che pian piano s’impossessa elegantemente del suo “character” e poi lo fa suo ammirevolmente e con delicatezza dapprincipio insospettabile, rivelandosi alla fine eccellente, una Cruz rilevante e buone trovate registiche, seppure manieristiche, e le suggestive atmosfere crepuscolari d’una New York, tanto sfolgorante quanto raggelante, non salvano però Vanilla Sky dalla mediocrità totale.

Vanilla Sky, infatti, valutato nella sua interezza e per i suoi intrinsechi valori qualitativi, pur palesandosi chiaramente come un ambizioso pastiche avvolgente e come un trasgressivo, atipico romance fantastico con velleità umanistiche e finanche artistiche non trascurabili, fallisce su tutti i fronti in maniera misera. Poiché, alla fin fine, non emoziona visceralmente, tantomeno inorridisce o perturba sensibilmente, rimanendo una furba operazione commerciale piuttosto anemica e freddina.

Nel nutrito cast eterogeneo, Jason Lee, Timothy Spall, Michael Shannon, Tilda Swinton e Noah Taylor.

Partitura musicale di Nancy Wilson e colonna sonora da brividi ma ruffiana oltremodo con pezzi di gruppi e band musicali arcinoti fra cui Radiohead, U2, The Chemical Brothers & R.E.M. e brani di Peter Gabriel e Jeff Buckley, fra gli altri.

La canzone di Paul McCartney, Vanilla Sky così come il nome del film, fu candidata ai Golden Globes assieme all’immeritata candidatura, come miglior attrice non protagonista, per Cameron Diaz.

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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