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Racconti di Cinema – Simone di Andrew Niccol con Al Pacino

Ebbene oggi, per il nostro consueto, speriamo apprezzato, appuntamento coi Racconti di Cinema, disamineremo Simone, conosciuto anche con la più comune dicitura, presso i dizionari archivistici, S1m0ne.

Simone è una pellicola della durata corposa, avvincente, sebbene un po’ prolissa, di circa due ore, per l’esattezza, di un’ora e cinquantasette minuti, firmata dal valente, spesso sorprendente e lungimirante Andrew Niccol. Profetico sceneggiatore di The Truman Show, qui dietro la macchina da presa per questa sua seconda opus registica dopo il bel Gattaca.

Scritto interamente, oltre che diretto, com’appena dettovi, dallo stesso Niccol, a partire da un suo soggetto originale, Simone è un’interessante, pregevole pellicola forse da rivalutare. In quanto, ai tempi della sua uscita nelle sale, fu ampiamente snobbata da gran parte dell’intellighenzia critica mondiale e, a tutt’oggi, riscontra un insufficiente 49% striminzito di medie recensorie presso il sito aggregatore metacritic.com.

Innanzitutto, chiariamoci immantinente. Simone non è affatto un capolavoro e forse nemmeno, effettivamente, un grande film. Poiché affastella, approssimativamente, troppi temi importanti senza sinceramente approfondirne mai nessuno seriamente, rimanendo molto in superficie sugli argomenti trattati e, risultando, a conti fatti, sì, un coraggioso e godibile, azzardato esperimento di satira fantascientifica mista, diciamo, addirittura al dramma esistenzialista a sua volta permeato di non poche allusive e corrosive punzecchiature e stilettate feroci e graffianti riservate allo star system di Hollywood e dintorni, con annessi tutti i pittoreschi e assai strampalati personaggi che vi gravitano intorno, dentro e fuori, ma al contempo, come poc’anzi accennatovi, affronta la spinosa materia con qualunquistica leggerezza spesso inconcludente e banale. Cosicché, di conseguenza, ogni polemico tema, solamente di fondo, presente nella pellicola sol a livello viscerale, non viene mai veramente sviluppato seriosamente e davvero esaminato con cura e nei dettagli. Giacché in molti suoi punti si palesa come un esplicito j’accuse grottesco all’acqua di rose e sostanzialmente innocuo, persino dimenticabile, dell’invero assai più complesso e stratificato dietro le quinte caotico della grande mecca di Los Angeles che andava, indubbiamente, meglio e più sottilmente eviscerato ed analizzato. Simone, inoltre, è diegeticamente sbilanciato e addirittura risibile, oltreché incongruente, esile, ingenuo ed esagerato durante il suo lungo minutaggio sfilacciato. Detto ciò, comunque, ancora ribadiamolo in modo marcato, è innegabile che sia un film affascinante e degno assolutamente non soltanto d’una visione, nel caso siate fra coloro che non l’hanno mai visto, bensì d’una netta rivalutazione immediata.

Se ci attenessimo pedantemente e scioccamente soltanto alla sin troppo sintetica e scarsamente esplicitata trama ridotta all’osso riportataci da IMDb che, sottostante, noi stessi riporteremo fedelmente e testualmente, questa, giustappunto, ne sarebbe la misera sinossi, peraltro sbagliata in maniera ingiustificabile:

Il film di un produttore è in pericolo quando la sua star se ne va, quindi decide di creare digitalmente un’attrice per sostituirla, diventando una sensazione improvvisa che tutti pensano sia una persona reale.

In verità, la trama, per quanto lineare, è molto più contorta e ripiena di risvolti e narrativi nodi.

Viktor Taransky (un meraviglioso, strepitosamente sopra le righe in modo sublime, Al Pacino) è un attempato produttore di Hollywood sul viale del tramonto. Il quale, dopo già una triste serie di suoi prodotti film fallimentari, si trova ad incassare un altro duro colpo, artisticamente parlando. Poiché Nicola Anders (Winona Ryder), ovvero l’attrice da lui designata per il suo nuovo film che si stava accingendo ad allestire e prossimamente finanziare, all’ultimo momento ha dato forfait in maniera definitiva e inderogabile, lasciando Viktor, di punto in bianco, solo come un cane…

Però, subito dopo l’accaduto, Viktor viene contattato da un “losco” figuro, cioè un misterioso personaggio, Hank Aleno (Elias Koteas), che, dopo una settimana dall’incontro con Taransky, trapasserà per un tumore agli occhi. Prima di morire, Aleno, fan sfegatato di Taransky, confidò segretamente a quest’ultimo d’aver approntato e perfezionato un sofisticato programma informatico in grado di creare, virtualmente, attori “inesistenti” ma all’apparenza reali.

Taransky, comprensibilmente, all’inizio è scettico e titubante poi entrerà nel laboratorio speciale di Aleno e prenderà confidenza con tale mondo per lui dapprincipio ignoto. Acquisirà velocemente confidenza con la virtualità e, da demiurgo-dio factotum, genererà la sua splendida creatura Simone (Rachel Roberts).

Attrice irreale, per l’appunto, ma bellissima e bravissima. Tanto brava da vincere incredibilmente un Oscar.

Ora ci fermiamo per non svelarvi troppo e rovinarvi le sorprese, limitandoci col dire che Viktor, travolto dal successo travolgente della sua Simone, non sapendo più come gestire il suo “imbroglio”, sarà accusato di omicidio. Indovinate nei confronti di chi?

Divertente, assurda e allo stesso tempo geniale, Simone è una garbata comedy preziosa e impagabile. Arricchita dalla magnifica prova d’uno scatenato Pacino incontenibile e vero one man show del film. Altro che Simone/Roberts… A dispetto, come già scrittovi, delle sue esagerazioni narrative e, paradossalmente, di molte scene, giocoforza, forzate e irrealistiche, Simone intrattiene, nonostante le sue tante inverosimiglianze, con gusto e intelligenza a tratti eleganti e sopraffine pur, evidenziamolo nuovamente, scontentando invece decisamente sul versante prettamente concettuale. Cioè, poteva e doveva essere una riflessione ben più profonda in merito ai pro e contro degli effetti, già all’epoca visibili e significativi, premonitori e a doppio taglio della virtualità or imperante entrata nella vita odierna di tutti i giorni e dei consequenziali, mistificatori meccanismi riflessi del mondo hollywoodiano e non solo, soventemente fasullo. Ove, dietro le bellezze, anche in senso lato, a prima vista dorate, dietro le apparenze più invidiate e bramate, si celano, ahinoi, scheletri nell’armadio incommensurabili e inganni nefandi e sesquipedali dei più miserrimi e agghiaccianti.

Nel cast, anche Catherine Keener (Disastro a Hollywood), Pruitt Taylor Vince (La leggenda del pianista sull’oceano), Rebecca Romijin ed Evan Rachel Wood.

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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2 commenti

  1. Recensione magistrale

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