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Il Gigante – Recensione del 4K Blu-Ray del film di George Stevens con James Dean, Rock Hudson ed Elizabeth Taylor

Il Gigante: Continua il recupero dei Classici di Hollywood in 4K da parte di Warner Bros. Home Entertainment con il terzo film della breve carriera dell’icona James Dean.

Ebbene, in occasione della sua esclusiva uscita in 4K Blu-ray, recensiamo Il Gigante (Giant).

Il Gigante, opus mastodontica, soprattutto in termini di durata, in quanto il suo minutaggio integrale consta di duecentouno minuti netti, uscita sui grandi schermi mondiali nel ‘56, firmata da George Stevens e, al di là delle sue più o meno opinabili considerazioni qualitative a riguardo, specialmente ricordata dai cultori della settima arte per essere stata l’ultima interpretazione del mitico James Dean. Morto, come sappiamo, tragicamente in un fatale incidente stradale maledetto a pochi giorni dalla fine delle riprese.

Il quale, dopo i primi suoi piccoli ruoli in pellicole di scarso conto e rilevanza, dopo essere, celermente e in modo apoteotico, asceso all’empireo del divismo con soltanto due interpretazioni spiccate, ovvero quelle ne La valle dell’Eden di Elia Kazan e Gioventù bruciata di Nicholas Ray, due prove recitative immediatamente ascritte alla leggendarietà e all’epicità più adamantine per cui simbolizzò iconicamente il ribelle per antonomasia della puritana società americana dell’epoca, divenne, per l’appunto, in un lasso di tempo velocissimo, l’incarnazione hollywoodiana del maudit par excellence e al contempo del giovane “rebel without a cause” (tale, infatti, il titolo originale del film, appena citatovi, di Ray), scavezzacollo, problematico, inquieto eppur al contempo strepitosamente ipnotico, fascinoso e magneticamente enigmatico, in virtù, peraltro, della sua indiscutibile e angelica, ambigua ed ebefica bellezza purissima. Anche se, per giustezza e dovere di cronaca, ci par giusto ribadire in modo importante che tale etichetta di bello e dannato “sfortunato”, dunque mitizzato, gli fu appioppata dopo il suo decesso.

Detto ciò, ecco la trama de Il Gigante. Riassunta in poche righe a sintesi d’un film che, come detto, è spropositatamente lungo e, nelle sue tre ore e venti minuti, malgrado la sua grandeur indiscutibile e rinomata, a dispetto del fascino visivo magniloquente di panorami mozzafiato e primi piani intensi, non è sempre coeso in una narrazione perfetta e ben amalgamata.

In quanto, il film, malgrado l’eccellente media recensoria tuttora presente sul sito aggregatore metacritic.com, equivalente all’84% di opinioni altamente positive, non poche volte perde quota e si sfilaccia sensibilmente, annodandosi in dialoghi estenuanti e adagiandosi, compiaciutamente, in un ritmo molto lento:

Jordan Benedict Jr., detto Bick (Rock Hudson) è un ricco tycoon e allevatore di bestiame del Texas che sposa l’affascinante, giovane e sensuale Leslie Lynnton (Elizabeth Taylor) del Maryland. Di Leslie è follemente innamorato anche Jett (James Dean), bracciante però squattrinato, il quale, struggendosi per Leslie ma non potendo averla, ne soffre immensamente. Jett eredita un appezzamento di terreno in base al testamento della defunta sorella di Bick e ne scopre un giacimento petrolifero che lo renderà ricco. A questo punto, persevererà nell’assiduo, mai vinto né domato corteggiamento nei riguardi di Leslie.

Secondo le testuali, sottostanti e quanto mai pertinenti parole del dizionario Morandini, estrattevi:

«Da un romanzo di Edna Ferber un Via col vento alla texana. Saga familiare, affresco storico-sociale, melodramma con tanti temi al fuoco: razzismo, matrimoni misti, bigottismo, conflitti tra generazioni, ossessioni psicoanalitiche. Dean ruba il film alla coppia Hudson-Taylor e ha almeno due scene memorabili. 10 nomination e un Oscar per la regia. Scritto da Fred Guiol e Ivan Moffat».

Fotografato meravigliosamente da William C. Mellor, Il Gigante, pur rimanendo una miliare pietra immarcescibile del Cinema, oggi come oggi, appare molto datato. Sebbene, è indubbio che sia altresì rimarchevole per molteplici aspetti, a partire innanzitutto, come già ampiamente dettovi, dalla prova carismatica di James Dean. Che, con la sua ricercata, perfino leziosa e manieristica posa dinoccolata e lo sguardo languido, eternamente sospeso fra il tormentato con l’espressione corrucciata e il sentimentale, perennemente, sensualmente ammiccante, entrò nell’immaginario collettivo, seduta stante.

Nelle sue quasi tre ore e mezzo di durata, inoltre, non pochi sono i momenti lirici altamente deliziosi e squisiti a livello prettamente formale, oltre che attoriale e fotografico.

Ma, nella sua interezza e complessità, Il Gigante si perde fra dialoghi, così come sopra accennatovi, spesso poco ficcanti, annacquando in un ritmo troppo blando e dall’andamento estremamente soporifero, fra una Liz Taylor, in alcuni frangenti, un po’ svogliata e forse fuori parte, un Rock Hudson che, malgrado la candidatura all’Oscar, ottenuta assieme a James Dean (ovviamente, postuma) come miglior attore protagonista, risulta imbalsamato in più circostanze pur mantenendo, a sprazzi, questi, sì, sublimi, un contegno e un’altezza recitativa invece impari e mitabile.

Eppure, tralasciando tutto ciò, Il Gigante, come si suol dire, è un bel vedere, si lascia ammirare volentieri e conserva intattamente, a distanza di più di mezzo secolo, il suo granitico, perfino misterioso fascino ammaliante.

Forse, difetta in quanto, ripetiamolo sin allo sfinimento, si perde in lungaggini superflue, in sterili digressioni e tempi morti fra lo stucchevole e il patetico più irrisorio. Divenendo soventemente calligrafico e perfino didascalico. Nella sua voglia megalomane, eccessivamente ambiziosa e smisurata in forma esagerata, di voler accumulare molteplici tematiche mai singolarmente, però, approfondite e sviscerate veramente.

Diciamo che affastella, così come sottolineato esattamente dal succitato Morandini, una vastità di temi improponibili per un singolo film. Giacché, pur durando abbondantemente, non può logisticamente svilupparli tutti coerentemente.

Primeggia, invece, sul versante figurativo per via della fotografia eccelsa di William C. Mellor, della sontuosa scenografia, soprattutto della reggia di Bick, realizzata da Boris Leven, e dell’ottimo montaggio a cura di William Hornbeck.

Musiche, pompose e un po’ noiose, di Dimitri Tiomkin.

Comunque, Il Gigante rimane un film totemico e importante che si presta a variegate chiavi interpretative, soprattutto rimarchevoli a livello socio-cinematografico.

Vi è anche una piccola parte per un giovanissimo, irriconoscibile Dennis Hopper.

Il Gigante – Il 4K Blu-Ray a cura di Davide Belardo

Prodotta e distribuita da Warner Bros. Home Entertainment la versione Combo (4K + Blu-Ray) de Il Gigante, si avvale di una nuova scansione in 4K dal negativo originale ma perde la presenza del secondo disco DVD con gli extra incluso nel vecchio cofanetto Digipack dedicato a Dean.

Visivamente parlando la nuova scansione in 4K è altalenante, i campi lunghi e i momenti più concitati (vedi la tempesta di sabbia) non fanno gridare al miracolo e non incrementano la resa del vecchio Blu-ray presente nella confezione, un vecchio Disco anche lui figlio di una precedente scansione in 4K.

Durante i primi piani però e nelle scene più luminose emerge invece tutta la potenza del nuovo formato con primi piani taglienti, dettagli alti e l’ottima gestione di cromo e illuminazione (HDR10). Probabilmente le scelte delle lenti in sede di girato e la conservazione dei materiali di partenza, non hanno permesso un incremento generale delle prestazioni ma i fan del film non resteranno comunque delusi della bellissima resa generale del nuovo formato.

Sul versante audio troviamo la canonica traccia in Dolby Digital 1.0 per il doppiaggio italiano, sufficiente per godere della visione del film nella nostra lingua. L’originale inglese viene offerto in una codifica 2.0 DTS HD MA.

Scarso il reparto dei contenuti speciali che come già accennato non ha visto il recupero del DVD Bonus ricco di extra.

Disco 4K:

  • Commento al film di George Stevens Jr., Ivan Moffat e Stephen Faber (no sottotitoli in italiano).

Disco Blu-ray:

  • Introduzione di George Stevens Jr. (02:55)
  • George Stevens: I filmmaker che lo hanno conosciuto. (45:40)
  • Commento al film di George Stevens Jr., Ivan Moffat e Stephen Faber (no sottotitoli in italiano).

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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