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House of the Dragon – Recensione del Primo Episodio ora su Sky e Now

House of the Dragon: Il mondo del Ghiaccio e del fuoco torna in televisione e stavolta non guarda avanti ma volta il suo sguardo indietro.

In House of the Dragon si esplora il passato, con un racconto delle cronache più dettagliate, dato che la precedente serie televisiva dedicata a “Il Trono di Spade” si era limitata a pochissimi flashback e quasi tutti dedicati ai tempi della ribellione di Robert Baratheon.

La prima scena della prima puntata di House of Dragon è ambientata nell’anno 101, dopo la conquista, con la voce narrante di Rhaenyra Targaryen (Emma D’Arcy/Milly Alcock) che narra di oltre più di un secolo di dominazione Targaryen.

Nella sontuosa fortezza di Harrenhal, una delle poche in grado di contenere così tanti invitati come quelli presenti al concilio per la successione, il vecchio Re Jaehaerys I proclama il suo successore al trono di spade, in assenza di un figlio maschio, per evitare una guerra alla sua dipartita e la successiva distruzione del regno Targaryen.

Su 14 pretese alla successione due sono i principali pretendenti al trono: la principessa Rhaenys (Eve Best), la più vecchia discendente del re ancora in vita, e il principe Viserys (Paddy Considine), più giovane ma più il vecchio discendente di sesso maschile. Viene scelto quest’ultimo, in virtù di una tradizione patriarcale.

E prima di vedere di nuovo un drago in volo, a volare sono proprio gli anni, come annuncia la didascalia di fine prologo:

È il nono anno del regno di Re Viserys I Targaryen.
172 anni prima della morte del Re Folle, Aerys, e della nascita di sua figlia, la principessa Daenerys Targaryen.
172 anni prima di Daenerys Targaryen.

La questione della successione grava anche su questo nuovo sovrano, perché sua moglie Aemma Arryn (Sian Brooke) non gli ha ancora dato un figlio maschio in salute, dato che l’unico a sopravvivere all’infanzia è la sua primogenita, la principessa Rhaenyra.

Ma il nono anno di regno del re fosse sarà quello della svolta, tanto da spingere la corte organizzare un torneo per il prossimo nascituro.
Ma non si dovrebbe mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso… E poi ad Approdo del Re ci sono altri problemi.

Oltre a quelli oltremare che preoccupano Lord Corlys Velaryon (Steve Toussaint), a comandare la Guardia Cittadina della Capitale c’è Daemon Targaryen (Matt Smith), fratello più giovane del re, già molto noto per il suo temperamento focoso e i suoi modi di agire brutali, tanto che per molti ricorda una nuova versione di Maegor I il Crudele. Finché Viserys non avrà un figlio maschio, per tradizione, il trono dovrebbe andare proprio a lui, nonostante sia Rhaenyra la figlia del re. Ma tanto l’erede sta per nascere…

Diretto da Miguel Sapochnik e scritto da Ryan Condal, questo primo episodio di House of the Dragon si può considerare come un buon ritorno a Westeros, perché è buono il lavoro di ambientazione e cura dei dettagli dei costumi, così come i combattimenti del torneo.

I draghi poi non si sono fatti attendere, e sono risultati maestosi e potenti come ce li ricordavamo, ma chi ha letto qualcosa sulla Danza dei draghi, sa che quelli visti nella prima puntata sono solo un assaggino…

Inoltre, cosa non scontata, oltre alla violenza non mancano le scene di nudo e di sesso (simulato), mantenute nonostante i tempi non proprio consoni a questi elementi, soprattutto in televisione. Almeno nel pilota non mancano, così non solo si rispetta tutto ciò che ha sempre scritto nei suoi romanzi e nei suoi appunti George R. R. Martin, ma anche il medioevo europeo a cui “Il Trono di Spade” è decisamente ispirato.

La scena più drammatica e toccante di questa puntata è la cruda e reale rappresentazione della famiglia medievale e allo tempo stesso ci ricorda l’essenza che accomuna tutte le Cronache del Ghiaccio o del Fuoco: poca o nessuna pietà.

In questa lunghissima storia abbiamo visto e letto (e si spera anche continueremo, se l’autore un giorno terminerà gli ultimi due libri) tante capitolazioni, lievi o brutali, di personaggi malvagi ma anche di molti puri e positivi.

Viserys a conti fatti è un uomo buono, ma nonostante questo viene punito dalla peggiore delle tragedie, la quale però lo farà migliorare ancor di più: a fine episodio prenderà una decisione che nessun sovrano della sua dinastia aveva preso fino a quel momento, e le sue scelte future (se avete letto i libri e se resteranno le stesse in questa serie) dimostreranno che non è stata una decisione presa solo per via delle pressioni del suo Concilio, o per paura della tirannia di suo fratello.

Per chi ha letto i libri (per quel che riguarda questa particolare era di Westeros, consigliamo oltre a “Il mondo del Ghiaccio e del fuoco” il volumetto “La principessa e la regina” (The Rogue Prince ancora non è stato tradotto), molte cose, piccole e grandi, non tornano.

Se ci basiamo sulla salita al Trono di Viserys I, che sull’anno di nascita di Daenerys, dopo il prologo siamo dunque nell’anno 112. Un anno in cui molte delle cose viste in questa puntata sono già accadute da diverso tempo. Due personaggi visti o nominati in questo episodio sono in realtà morti rispettivamente nel 105 e 108 nei testi di Martin.

E poi arriviamo ai cambiamenti etnici, e naturalmente parliamo della famiglia Velaryon.

Modifiche che non solo non sono credibili in un mondo fantasy ispirato al medioevo europeo, ma sono appunto in contrasto sia con le passate descrizioni estetiche contenute negli scritti di Martin, che con l’albero genealogico e le sue relative sottotrame della più grande dinastia di Westeros.

I Velaryon non sono dunque descritti con tratti africani nei racconti, ma di pelle bianca, quasi albina, e con i capelli argentati e gli occhi viola, proprio come i Targaryen: due famiglie che provenivano da Valyria, e che si sono spesso e volentieri imparentate tra loro. Nei libri e nella Serie TV ci hanno sempre raccontato che i Targaryen erano davvero fissati con la purezza della propria “razza”, tanto da sposarsi tra consanguinei. Non solo tra cugini, ma anche tra fratelli o nipoti. I Velaryon, essendo la famiglia più simile alla loro per tratti somatici, erano il compromesso perfetto quando un giovane o una giovane Targaryen non aveva un parente prossimo da sposare.

Senza dimenticare che questa somiglianza con i Velaryon ha causato non pochi conflitti per la successione, perché non era facile capire dai nascituri se fossero figli legittimi o concepiti al di fuori del matrimonio.
Tutto questo, con la scelta di far interpretare i Velaryon ad attori afroamericani non è più possibile nella serie TV, che avrà anche cambiato la genealogia nel caso se ne dovesse parlarne nelle prossime puntate, perché anche il padre di Jaehaerys I Targaryen (interpretato da Michael Carter), l’anziano sovrano di cui abbiamo parlato all’inizio, era sposato con una Velaryon.

Speriamo dunque che questo sia l’unico vero cambiamento e che la scelta di modificare le date sia servita più ad evitare problemi con la scelta di un’attrice minorenne per il ruolo della principessa Rhaenyra (nel 112 dopo la conquista quest’ultima ha 15 anni, mentre sia Emma D’Arcy che Milly Alcock, che danno il volto alla principessa nel corso della serie, sono entrambi maggiorenni) che ad una svista o noncuranza da parte degli sceneggiatori. Soprattutto speriamo che gli eventi fondamentali della Danza dei Draghi vengano fedelmente messi in scena, senza edulcorare la sorte di nessun personaggio principale.

House of the Dragon è disponibile, con un episodio a settimana, su Sky Atlantic e Now dal 22 Agosto in lingua originale e da Lunedì 29 Agosto doppiato in lingua italiana.

Regia: Miguel Sapochnik, Clare Kilner, Geeta Patel, Greg Yaitanes. Con: Paddy Considine, Olivia Cooke, Emma D’Arcy, Matt Smith, Eve Best, Rhys Ifans, Sonoya Mizuno, Steve Toussaint, Milly Alcock, Emily Carey, Fabien Frankel, Graham McTavish, Ryan Corr, Jefferson Hall, David Horovitch Anno: 2022 Durata: 54-68 min (episodio x10) Paese: USA Distribuzione: HBO/Sky

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