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Everything Everywhere All At Once – Parola ai DANIELS registi del film

Everything Everywhere All At Once: Oltre all’incontro con il protagonista Ke Huy Quan, grazie a I Wonder Pictures, abbiamo avuto anche la possibilità di scambiare quattro chiacchiere in streaming su Zoom con i registi Dainiels (Daniel Kwan e Daniel Scheinert) saliti alla ribalta internazionale con “Swiss Army Man“.

In sala dal 6 ottobre con I Wonder Pictures il film targato A24, un must per il cinema indipendente a stelle e strisce, è finalmente disponibile nelle sale italiane con un cast di stelle internazionali niente male che vede il ritorno sulle scene di Ke Huy Quan (il Data de I Goonies) insieme a Michelle Yeoh (La Tigre e Il Dragone), Jamie Lee Curtis (Halloween) e James Hong (Grosso guaio a Chinatown).

Questo è quello che ci hanno raccontato i registi sul loro sorprendente e folle film.

Quanto tempo avete impiegato per girare il film? Quali sono state le sue sfide principali per realizzarlo?

Daniel Scheinert (DS): “Il suo sviluppo è iniziato nel 2016 e ogni sua parte è stata una sfida. Eravamo coscienti che era ambizioso, abbiamo scritto varie stesure della sceneggiatura. Gran parte del film è stato girato in 8 settimane. Il cast è rimasto sorpreso per come siamo riusciti a fare così tutto velocemente.”

Daniel Kwan (DK): “Ovviamente il Covid ha allungato di molto la post-produzione. Per il montaggio abbiamo impiegato due o tre volte il tempo che ci eravamo prefissati.”

(DS): “Questo però in realtà è stato anche positivo, abbiamo potuto rallentare e prenderci il tempo per realizzare quello che volevamo. La post-produzione ci ha impegnato per circa un anno.”

Cosa ci potete raccontare sull’eccezionale cast del film? Come lo avete scelto?

DK: “Per il ruolo principale inizialmente avevamo pensato a un personaggio maschile come Jackie Chan, ma abbiamo capito presto che volevamo Michelle Yeoh. Per il nostro film sognavamo un’attrice che sapesse essere drammatica e comica, capace nelle scene d’azione e che sapesse recitare in cantonese e in mandarino. Non erano poi molte le attrici che potevano soddisfare i nostri requisiti e avere nello stesso tempo presa sul pubblico. Per un breve periodo il nome del personaggio era stato proprio Michelle. Se rifiutava il ruolo non avremmo avuto seconde scelte.”

DS: “Ke (Ke Huy Quan) era molto contento di tornare a recitare, siamo entrati subito in sintonia. Durante il provino era come se avessimo scritto il copione proprio per lui, anche se in realtà non avevamo un attore preciso in mente. Per quanto riguarda Jamie Lee Curtis, è stata una fortuna che fosse una grande fan di Michelle Yeoh; infatti ci ha detto subito: “Sì, per favore voglio lavorare con Michelle”.”

DK: “Si ha detto letteralmente: “Il copione non lo capisco però voglio lavorare con lei, ci sto”. È stato un vero regalo.”

Quali sono state le principali fonti di ispirazione per questo film?

DK: “Sicuramente il seme iniziale è stato piantato nelle nostre menti quando siamo andati al New Beverly di Quentin Tarantino, in cui davano una double feature con Matrix e Fight Club. Abbiamo pensato a quanto ci mancano i film degli anni ‘90. Sono i film che ci hanno cresciuto. I punti di riferimento sono: Matrix e Fight Club su tutti ma anche Magnolia di Paul Thomas Anderson, ci ha ispirato moltissimo.”

DS: “Ovviamente abbiamo pensato a molto cinema asiatico, specialmente dopo che abbiamo deciso che al centro della storia ci sarebbe stata una famiglia di origini asiatiche. Abbiamo preso da Miyazaki, in termini di struttura cinematografica, ma anche dai film di kung fu come Legend of the Drunken Master o da Stephen Chow, che fa commedie apparentemente bizzarre eppure così emozionanti. Infine abbiamo preso spunto anche da molta letteratura e arte: per esempio un nostro riferimento è il romanzo Guida galattica per gli autostoppisti.”

DK: “In realtà abbiamo attinto dappertutto! Potremmo andare avanti per ore, la lista è lunghissima.”

Qual è stata la prima reazione dei produttori quando avete proposto il film?

DS: “Il nostro primo film parla di un cadavere che scoreggia (Swiss Army Man)! Quando gli abbiamo comunicato che volevamo fare un film incentrato sulla famiglia, fantascienza e sul kung fu, i produttori erano sollevati, ci hanno detto “Sembra vendibile!” Siamo fortunati ad avere produttori che hanno creduto in noi. Sono dodici anni che lavoriamo con il nostro amico Jonathan Wang e alla fine è stato proprio lui quello che ha reso possibile il film.”

Uno dei temi del film ci sembra sia l’iper-connessione della società moderna e il suo potere, specie sulle persone più giovani, capace di distruggere la personalità. È così?

DK: “Sì, è corretto ci abbiamo pensato. L’ultra-esposizione ai media e al flusso continuo di informazioni non è mai stato affrontato realmente sullo schermo. Tutti noi viviamo questa continua sensazione di essere connessi con tante storie contemporaneamente, senza sapere a quale interessarci veramente, quale seguire, quale davvero è importante per noi. Abbiamo deciso di usare i nostri film come una sorta di terapia. Siamo contenti che il nostro cinema trovi risonanza presso il pubblico, è bello vedere quante persone si sentono come ci sentiamo noi. Se il nostro cinema potesse aiutare ad iniziare una discussione sul tipo di esistenza che viviamo e su come renderla migliore, sarebbe bellissimo.”

DS: “Penso al titolo del film, abbiamo deciso molto presto, già dal 2016: sapevamo fin da subito che avrebbe trattato questa sensazione di essere “tutto, dappertutto e tutto insieme”. Non sapevamo che sarebbe stato questo il titolo finale, però ci sembrava quello giusto mentre scrivevamo, ci ha dato un obiettivo.”

Il film non è un blockbuster ma sembra davvero un blockbuster. Come avete fatto a mascherare questa limitazione?

DS: “Siamo cresciuti professionalmente girando video musicali e già allora uno dei trucchi era quello di girare al meglio con quello che avevamo senza cercare altre soluzioni costose. Il film è stato scritto avendo in mente qual era la nostra crew, quali erano le loro capacità, dove avremmo girato, cosa potevamo utilizzare nelle location. Avremmo riscritto la sceneggiatura se ci fossimo accorti che potevamo sforare il budget. Abbiamo realizzato una sorta di budget plan mentre scrivevamo il film.”

DK: “Il merito è anche del nostro direttore della fotografia, anche lui viene dai videoclip, capace di meraviglie con la camera e le luci. Gli dico sempre che le cose che fa con noi sono le più brutte perché dobbiamo sempre fare dei compromessi per non sforare il budget, ma per lui va bene così perché anche per lui la cosa più importante è la storia. Secondo me il motivo per cui il film ha questo aspetto è perchè lui si è interessato e impegnato molto per la cura dell’immagine, ai suoi vari look, alla grana, ai colori, ecc. È grazie a lui che il film si è elevato da semplice look visivo da indie movie fino a sembrare un vero blockbuster.”

DS: “Abbiamo preso ispirazione molto anche dal cinema di Hong Kong, che riesce a rendere attraente anche un semplice combattimento tra due persone. Basta avere attori che conoscono le arti marziali, un grande coreografo, e puoi creare scene d’azione divertenti, tanto quanto quelle di un blockbuster ma spendendo meno.”

Secondo voi com’è cambiato il cinema d’intrattenimento dagli anni ‘80 e ‘90 a oggi?

DK: “Per l’intrattenimento oggi abbiamo la versione Marvel, basata su effetti speciali, sul digitale e sulla larga presenza di stuntman, ma abbiamo anche quella di film come John Wick, in cui la crew fa in modo che ogni attore faccia i suoi stunt. Noi volevamo una resa simile a quella di coreografi come Yuen Woo-Ping, che ha lavorato ad alcuni dei migliori film d’azione di Hong Kong degli anni ‘70 e ‘80; eravamo molto emozionati nel riportare al pubblico quel tipo d’azione per ricordargli quanto è divertente.”

DS: “I nostri coreografi li abbiamo scovati su YouTube, conoscono a memoria i film d’azione di Hong Kong e parlano letteralmente quel tipo di linguaggio cinematografico. Erano eccitatissimi di incontrare Michelle Yeoh. Se abbiamo reso omaggio a quel cinema è perchè abbiamo lavorato con qualcuno che lo conosce bene e che lo ama più di noi.”

Il film arriva al cinema in Italia dopo aver incassato oltre 100 milioni di dollari al botteghino in tutto il mondo. Vi aspettavate questo successo?

DK: “No, assolutamente! Durante e dopo la pandemia, ci siamo chiesti se sarebbe mai uscito al cinema. Pensavamo che saremmo stati fortunati a incassare venti milioni.”

DS: “Il nostro è un tributo ai film che amavamo vedere al cinema; non solo film d’azione ma anche quelli capaci di sfidare lo spettatore. Volevamo creare un’esperienza emotiva condivisa, insieme a perfetti estranei in una grande sala. Sognavamo che il pubblico avesse quella reazione, se ci siamo riusciti allora il nostro film funziona.”

Ci sarà un seguito?

DS: “I Fan lo hanno chiesto ma per noi è un film singolo”.

Everything Everywhere All At Once è al cinema dal 6 Ottobre con I Wonder Pictures.

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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