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Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time – Recensione del film anime ora in sala con un nuovo doppiaggio

Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time: Arriva finalmente (e giustamente) in sala, una delle migliori opere mai prodotto fino ad ora. Un film d’animazione che chiude la tetralogia del Rebuild of Evangelion, nato nell’ormai lontano 2007 e che contestualmente chiude un cerchio nel migliore dei modi.

Grazie a NexoDigital, il 12, 13 e 14 settembre, avremo l’occasione di poter godere di questo grandissimo film d’animazione al cinema (con un nuovo doppiaggio), luogo perfetto per poter fruire a pieno di quanto creato dal genio di Hideaki Anno (Nadia). Due ore e mezza in cui lo spettatore verrà calato dentro il mondo di Evangelion, assistendo alla conclusione di questo universo che si è rivelato importantissimo per tutto il mondo audiovisivo.

Analizzare un’opera complessa e stratificata come Neon Genesis Evangelion è sempre molto difficile. L’intera saga, dalla serie anime fino ai film, è colma di simbolismi che andrebbero analizzati uno ad uno e sotto molteplici punti di vista. Da quello folkloristico-religioso, sicuramente il più presente nella superficie, fino a quello più psicanalitico, altrettanto palese ma al tempo stesso più nascosto.

Ancor di più, il fatto che sia un prodotto altamente personale, raccontando a suo modo la vita del creatore, aumenta la difficoltà. Non possiamo però esimerci dal compito visto che lo stesso Neon Genesis Evangelion presta proprio il fianco ad ogni tipo di lettura possibile e immaginabile.

Partendo dalla storia di questo Rebuild, Hideaki ha difatto mescolato le carte in tavola, riscrivendo la storia della serie anime e proponendo un prodotto del tutto nuovo. Pur mantenendo crismi specifici e propri di Evangelion, il creatore ha mostrato una nuova faccia della sua creazione.

Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time, la trama

Siamo giunti allo scontro finale tra la NERV di Gendo Ikari e la Wunder comandata dal duo Misato e Ritusko. Ci troviamo immediatamente dopo gli eventi del film predecessore, in cui Shinji veniva ripescato nello spazio dopo quattordici anni di “coma”. Il mondo è ormai invaso da una coltre rossa che lo rende per la sua gran parte inabitabile, a causa del Near Third Impact.

Ormai è tutto pronto per la fine, tra l’ultimo Impact, con annesso successo del famigerato Perfezionamento dell’Uomo e l’opposizione di chi si è ribellato a questa folle scelta di riscrivere l’evoluzione della razza umana.

Cosa funziona in Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time

Un capolavoro del postmodernismo come Neon Genesis Evangelion, la cui fama lo precede senz’ombra di dubbio, non ha bisogno di ulteriori motivi per validarne una visione quanto mai necessaria.

Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time presenta una moltitudine di aspetti positivi che, oltre a quelli già elencati circa la sua importanza e la sua stratificazione, lo rendono per l’appunto un capolavoro. E molto probabilmente, questo quarto film ne è la summa.

Su un lato meramente contenutistico, Hideaki ha riletto sé stesso, proponendo una nuova visione del suo Neon Genesis Evangelion anche e soprattutto attraverso l’uso dell’animazione in tutte le sue sfaccettature contemporanee.

Senza cadere in fastidiosissimi spoiler, sebbene sia disponibile su Amazon Prime Video da oltre un anno, basta guardare il finale per capire che stiamo assistendo ad un’opera magna di fondamentale importnaza per l’animazione. Dal mix di CGI e animazione tradizionale, passando per disegni, storyboard e live action. C’è tutto, perfettamente diegetico e mai fine a sé stesso.

I disegni sono un tripudio di psichedelia e surrealismo, dove ogni minimo particolare risulta curato al dettaglio. Ogni singolo frame è capace ci catturare visivamente lo spettatore, inserendolo dentro l’azione, fino a restituire quel senso di alienazione rispetto la realtà circostante. Si entra dentro l’immagine, al si vive fino in fondo, come in un dipinto surrealista.

Le animazioni aiutano ancor di più a far entrare lo spettatore in Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time. Fluide e in altissima definizione, si avvalgono anche di una regia precisa e curata, che raramente si è vista in film anime. Ne è un esempio portante, i movimenti presenti nel momento in cui Asuka costringe Shinji a mangiare. Una precisione e una sincronia presente per ovvi motivi solo nei film con attori in carne e ossa.

Non di minor importanza, anzi, le scene action. Svolte maggiormente in contesti che rasentano l’onirico (e non aggiungiamo altro), vengono riprodotte con una chiarezza di movimenti senza eguali, risultando sempre perfette e mai confusionarie.

Insomma, Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time è un film che andrebbe visto due volte. Una per la sua accuratezza delle immagini, che restituiscono una potenza visiva difficilmente eguagliabile da altri film. La seconda, per vedere una storia complessa e che presenta momenti altissimi introspettivi che faranno guardare dentro al proprio vissuto ognuno di noi.

Perché non guardare Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time

Difficile trovare difetti ad una colonna portante del postmodernismo come Evangelion. Ancor di più se il lato formale si presenta pressoché perfetto sotto ogni punto di vista. Probabilmente il “problema” principale di questo film (si notino le virgolette) risiede proprio nel suo contenuto, che potrebbe risultare complesso se non si presta una totale attenzione.

Oltre anche al fatto che tra primo e ultimo film siano passati circa quindici anni, non aiuta di certo. Tuttavia suggeriamo una piccola maratona prima di addentrarvi in questo ultimo meraviglioso capitolo, che vi lascerà con la nostalgia dell’universo Evangelion non appena si accenderanno le luci in sala. Per fortuna però, la possibilità del rewatch arriverà in soccorso di ognuno di noi.

Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time è al cinema il 12-13 e 14 settembre con Nexo Digital in collaborazione con Dynit.

Regia: Hideaki Anno. Anno: 2021 Durata: 155 min. Paese: Giappone Distribuzione: Nexo Digital/Dynit

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