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Bones and All – Recensione del film di Luca Guadagnino con Taylor Russell, Timothée Chalamet e Mark Rylance – In Concorso a Venezia 79

Bones and All: Recensione del nuovo film di Luca Guadagnino con Timothée Chalamet che ha infiammato Venezia.

Ebbene, direttamente dalla 79.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, attualmente in corso, ivi recensiamo Bones & All, firmato da Luca Guadagnino (Io sono l’amore, Chiamami col tuo nome).

Bones & All, in Concorso nella selezione ufficiale della kermesse, film horror-sentimentale e, così come direbbero gli statunitensi, pellicola di matrice coming of age, ovvero una storia di formazione innestata sul percorso esistenziale e di crescita di due teenager, accolta grandiosamente dall’intellighenzia critica mondiale che l’ha subissata di applausi scroscianti alla fine della sua presentazione in Sala Grande, è una corposa, romantica opus appassionante e allo stesso tempo inquietante, rabbrividente ed emotivamente coinvolgente, forse la migliore sin ad ora di Guadagnino, della durata di centotrenta minuti netti e suadenti, avvincenti e perfino terrificanti, letteralmente parlando. 

Tratto dal romanzo omonimo di Camille DeAngelis, opportunamente sceneggiato con classe e qualche inevitabile licenza poetica da David Kajganich (già collaboratore e writer per Guadagnino per il Suspiria di quest’ultimo), Bones & All, come poc’anzi accennatovi, ha immantinente riscontrato un enorme favore da parte della stampa e anche del pubblico.

Appieno ne concordiamo e, senza falsi panegirici irritanti o sofismi evitabili, dunque da noi rinunziati, testé affermiamo, senz’esserne eccessivamente incensanti, semplicemente sinceri, che Bones & All è veramente un grande film.

Trama, qui da noi ridotta all’osso, giocando di parole col significato, tradotto in italiano, del titolo e delle vicende narrateci: Maren Yearly (un’ipnotica e avvenente, dolcissima Taylor Russell) è una graziosa ragazzina sbandata in cerca del suo posto del mondo che vaga, senza precisa direzione, di qua e di là lungo le strade e le scure città paurose degli States più allucinanti e misteriosi.

Ha scoperto, con suo sommo, ributtante raccapriccio e ribrezzo mortificante, di essere inevitabilmente cannibale e, per colpa della sua diversità spiccata e repellente, naturalmente viene percepita dagli altri comuni mortali non antropofagi come una pericolosa freak agghiacciante, inseguita perciò giorno e notte, perennemente ricercata dalle persone normali che vorrebbero mangiarsela viva, divorandole l’anima e scarnificandole il suo innocente cuore di ninfa vergine alla vita e forse desiderosa soltanto di carne umana?

No, di lieto e morbido amore prelibato e succulento per il palato della sua bellezza interiore. Incontra, lungo il suo nero cammino al contempo speranzoso, uno strano uomo uguale a lei per via del fatto che entrambi sono accomunati dal macabro “dono” del cannibalismo, un uomo molto più grande di lei, interpretato da un sinistro e luciferino, mortifero e sanguinario, anzi, sanguigno Mark Rylance.

Dopo un pranzo luculliano, assai peculiare, avuto assieme a lui, Maren ne fugge terrorizzata e, in tale meraviglioso, spaventoso suo peregrinare on the road in cerca soprattutto del suo centro di gravità permanente, inteso metaforicamente e vitalmente, s’innamora, ricambiata quasi istantaneamente, d’un suo coetaneo parimenti “malato” e disperato di nome Lee (un Timothée Chalamet apoteotico e magnetico).

Sia Marvin che Lee sono due diversi in modo toutcourt, due ragazzi giovanissimi che, affetti da un’incurabile e infermabile mostruosità cannibalistica delle più disumane, sono probabilmente molto più umani degli aberranti orchi veri e propri, uomini soltanto nell’aspetto e nei comportamenti “nutrizionali”, e d’una apparente società perfetta e linda, invero psicologicamente famelica e ferina, belluina e orrida. Sono due puri alla scoperta di sé stessi in un mondo ostile e cinico che par aver perduto la beltà del vivere ed amare con leggiadria e armonico piacere persino carnale…


Cosa funziona Bones and All

Musicato da Trent Reznor & Atticus Ross, con inserti dei Kiss e canzoni melodiche davvero struggenti, Bones and All è un metafisico film memorabile e toccante come pochi. Sotto la cupa coltre e la parvenza del film orrifico, Bones and All è semplicemente una metafora spettrale e abissalmente tanto atroce quanto candidamente venusta e lirica, sulla complicatezza della giovinezza e sulla sua tormentosa, magnifica e fragile levità nitida e intensa.

Perché non guardare Bones and All

Se siete spettatori troppo sensibili, come si suol dire, alcune scene vi provocheranno disgusto e ribrezzo, se odiate i film sperimentali e avanguardistici, lasciate stare e mangiate un altro tipo di celluloide.

Nel cast, il regista David Gordon Green (Halloween Kills), Jessica Harper, Michael Stuhlbarg e Chloë Sevigny.

Presentato a Venezia 79, Bones and All, sarà nei cinema dal 23 novembre con Vision Distribution.

Regia: Luca Guadagnino Con: Timothée Chalamet, Chloë Sevigny, Michael Stuhlbarg, Mark Rylance, Taylor Russell, David Gordon Green, Jessica Harper, André Holland Anno: 2022 Durata: 130 min. Paese: Italia, USA Distribuzione: Vision Distribution

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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