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Black Panther: Wakanda Forever – La Fine e la rinascita della Pantera nera – Recensione

Black Panther: Wakanda Forever conferma tutti gli elementi positivi già visti nel primo film di Ryan Coogler, ed introduce per la prima volta in versione live-action il personaggio di Namor, con una convincente e coerente reinterpretazione. Doveroso l’omaggio a Chadwick Boseman.

T’Challa, il formidabile Black Panther, è morto, e il Wakanda piange il proprio Re, anche se c’è poco tempo per farlo, perché il regno è di nuovo tormentato dai vecchi problemi.

Le potenze occidentali vogliono il Vibranio, e Ramonda (Angela Bassett), diventata a tutti gli effetti regina, deve anche lei intervenire alle Nazioni Unite per ribadire il concetto già espresso in passato da suo figlio: questo prezioso minerale appartiene ai Wakandiani, e sarà sempre destinato solo a quest’ultimi.

Una presa di posizione che potrebbe portare a un’invasione, ma non solo dagli Stati Uniti e dai loro alleati… un nuovo popolo, misterioso e minaccioso, si affaccia all’improvviso alle coste del Wakanda: che succederà d’ora in poi?

Cosa funziona in Black Panther: Wakanda Forever

La più grande curiosità legata al trentesimo film del Marvel Cinematic Universe era senza dubbio l’esordio in versione live-action di Namor, personaggio creato da Bill Everett nel lontano 1939.

Curiosità già in parte soddisfatta dalla promozione del film, che non solo aveva annunciato Tenoch Huerta come attore, ma anche una reinterpretazione del personaggio. Non più Atlantideo, ma di etnia Azteca.

Un cambiamento radicale che non è piaciuto fin da subito a molti lettori di fumetti, e probabilmente quest’ultimi non cambieranno idea anche dopo aver visto il film, e di questo parleremo meglio in seguito, ma al tempo stesso, il mondo è bello perché è vario: chi non è per forza interessato a una trasposizione fedele del personaggio originale, o è completamente ignorante o quasi riguardo alla storia editoriale di Namor, altrettanto probabilmente apprezzerà tale versione, anche perché in questa occasione la modifica non si limita a cambiare semplicemente l’etnia di un personaggio storico, lasciando inalterato tutto il resto, ma riscrive completamente (e in maniera anche parecchio affascinante) la storia e il Paese d’origine del personaggio, risultando coerente con il nome proprio originale, e con l’ambientazione storica, ma anche mitologica, precolombiana, dato che trattandosi di un essere con dei superpoteri Namor è dunque più divino che umano.

Il primo Black Panther è decisamente uno dei film più riusciti del Marvel Cinematic Universe, per diversi motivi: per la sua importanza sociale, per il suo rimando a Il Re Leone (e un po’ anche a Il principe cerca moglie), ma anche perché a conti fatti è stato uno dei film più seri del franchise, con battute quasi inesistenti.

Black Panther: Wakanda Forever fortunatamente è stato capace di confermarsi su quest’ultimo fattore, e in più è riuscito perfettamente ad omaggiare a più riprese Chadwick Boseman, soprattutto con un prologo che annuncia la sua dipartita, e che si interrompe con una nuova versione del logo dei Marvel Studios, tutto dedicato alla memoria dell’attore prematuramente scomparso, e senza musica di sottofondo per ricordarlo anche con rispettoso silenzio.

Visto l’attuale periodo storico, e le tante discussioni a suo riguardo, Black Panther: Wakanda Forever rischiava di essere un film parecchio divisivo, pieno di retorica, ipocrisia e demagogia: fortunatamente, tranne una piccola parte ambientata all’università di Boston, dove per un attimo, per chi scrive, ci è sembrato di vedere una somiglianza tra Carlotta Rossignoli e il personaggio di Riri Williams (interpretato da Dominique Thorne) non è stato così, quindi questo film può essere goduto tranquillamente da tutti, e non solo dagli spettatori di etnia Afro come qualche influencer Americano ha osato erroneamente insinuare e catalogare.

Black Panther: Wakanda Forever ci regala più di un momento di commozione, ma non diciamo altro perché non è giusto negare la sorpresa allo spettatore con degli spoiler.

  Il doppiaggio di Black Panther: Wakanda Forever

Tutti i doppiatori presenti in occasione del primo Black Panther sono fortunatamente tornati anche per Wakanda Forever sui loro attori, e le loro prestazioni sono risultate anche stavolta convincenti, eccezion fatta per Marco Fumarola, che continua a non sembrare adatto per un personaggio così particolare come quello di M’Baku.

Tra i nuovi, molto buona è stata la prova di Federico Talocci su Namor, mentre è preoccupante aver sentito in almeno di un paio di occasioni delle brutte interpretazioni su dei piccolissimi ruoli.

Anche se si tratta di poche righe non possiamo non evidenziarlo, perché il doppiaggio italiano del Marvel Cinematic Universe è sempre stato di ottima qualità grazie al contributo dei veri professionisti, e speriamo che non faccia la fine dei Classici Disney, o dei film Pixar, dove da tempo vengono chiamate a doppiare persone non per merito ma solo per questioni di marketing.

Perché non guardare Black Panther: Wakanda Forever

Anche se stavolta, come dicevamo, si sono davvero impegnati per rendere convincente la reinterpretazione, è comunque legittimo il dissenso di coloro che volevano vedere la versione Atlantidea di Namor, e che sono dunque liberi di non apprezzare queste scelte, o di non guardare proprio il film.

Ma perché questo personaggio è stato così modificato?
Oltre alla politica inclusiva, e quella di marketing per venderlo meglio al pubblico sudamericano, sembra che la principale ragione sia il cercare una completa differenziazione da Aquaman della DC Comics.

Per quel che riguarda la storia editoriale dei due personaggi, Namor è più vecchio sui fumetti di due anni rispetto al suo rivale, ma Aquaman può vantare una maggiore fama live-action, non solo con Alan Ritchson in Smallville, ma soprattutto grazie a Jason Momoa, attore che ha reso il personaggio iconico nei film del DC Extended Universe.

Ma basta quest’ultimo motivo per rinunciare del tutto alla sua versione originale?

Sì, Namor e Aquaman sono sempre stati molto simili tra loro sin da quando sono stati scritti e disegnati, e lo stesso si può dire di Darkseid e Thanos, Doctor Strange e Dottor Fato, e così via… Ma se il pubblico è stato in grado di apprezzare lo stesso per anni queste scopiazzature, leggendo sia i fumetti della Marvel che quelli della DC Comics, perché cambiare proprio adesso?

E bisogna anche dire che, nonostante il bel lavoro sulla reinterpretazione precolombiana, le similitudini tra Tenoch Huerta e Jason Momoa non sono sparite del tutto…

Chi ha letto i fumetti sa che gli abitanti dell’Atlantide di Namor sono blu, come quelli di Talocan visti in Black Panther: Wakanda Forever. Inoltre, questo Namor ricorda l’Aquaman cinematografico sia nel nuotare, che nel suo controllo nei confronti degli animali, e la sua prima apparizione avviene nei pressi di un relitto, proprio come con Momoa in Batman v Superman.

Senza dimenticare che aver reso il popolo di Talocan blu non risparmierà il film da battute riguardo alla prossima uscita del sequel di Avatar: allora non era meglio scegliere un altro colore per questo popolo dalla forza sovrumana?

In Black Panther: Wakanda Forever abbiamo due grandi battaglie, con tanti elementi in campo, ma decisamente poco convincenti per quasi tutto il tempo: sembra di assistere a una farsa, senza veri caduti o feriti. In questi frangenti, si vedono tutte le limitazioni per un film di supereroi in mano alla Disney.

Il film è al cinema da mercoledì 9 novembre con Disney.

Regia: Ryan Coogler Con: Angela Bassett, Letitia Wright, Winston Duke, Danai Gurira, Florence Kasumba, Lupita Nyong’o, Martin Freeman, Tenoch Huerta, Dominique Thorne, Michaela Coel, Daniel Kaluuya, Isaach De Bankolé, Lake Bell, Richard Schiff, Mitzi Mabel Cadena, Maria Mercedes Coroy, Janeshia Adams-Ginyard, Dorothy Steel, Shiquita James, Juan Carlos Cantu, Sope Aluko, Aleks Alifirenko Jr., Gigi Bermingham, Dan Matteucci, Floyd Anthony Johns Jr. Anno: 2022 Durata: 161 min. Paese: USA Distribuzione: Walt Disney 

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