arancia-meccanica-recensione-4k-bluray-copertina
Home / HOME VIDEO / Arancia Meccanica – Recensione del 4K Bluray (Titans Of Cult) del capolavoro di Stanley Kubrick con Malcolm McDowell (Video Unboxing)

Arancia Meccanica – Recensione del 4K Bluray (Titans Of Cult) del capolavoro di Stanley Kubrick con Malcolm McDowell (Video Unboxing)

Arancia Meccanica: Disponibile dal 9 dicembre in edizione steelbook da collezione, nella collana Titans Of Cult, per la distribuzione di Warner Bros. Entertainment Italia.

Ebbene, in corrispondenza e concomitanza della sua uscita in splendido 4K da collezione per i cinefili di razza, recensiremo o, per meglio dire, esporremo la nostra breve ma al contempo corposa e precisa disamina in merito a un caposaldo inamovibile della settima arte più pregiata, cioè un film irraggiungibile, ovvero il sempiterno capolavoro assoluto di Stanley Kubrick (Eyes Wide Shut).

Kubrick, regista che ovviamente non necessita d’ulteriori precisazioni e superflue presentazioni pletoriche in quanto, naturalmente, al di là dei gusti personali, più o meno opinabili o apprezzabili, è incontestabile che ci troviamo dinanzi a uno dei massimi maestri della più alta cinematografia qualitativa e sofisticata di tutti i tempi.

Inoltre, aggiungiamo che Kubrick, sì, nella sua fenomenale carriera, ha realizzato tanti grandi film, toccando vette incommensurabili come 2001: Odissea nello spazio ma, se fossimo necessariamente costretti a scegliere, all’interno del suo excursus cineastico-filmografico, la sua opus più rappresentativa, epocale, perturbante ed emozionalmente indimenticabile, opteremmo giustappunto per Arancia Meccanica.

In quanto, a nostro personalissimo avviso, Arancia eccanica è il suo film più geniale e, a suo modo, eccentrico, creativamente tanto mirabolante quanto, socio-politicamente parlando, più importante e perfino visionario.

Così come avvenuto sempre per ogni sua pellicola, anche per Arancia Meccanica, Kubrick non fu autore in tal caso d’una sceneggiatura originale da lui creata e concepita di pura inventività scevra da qualsivoglia materiale di partenza, bensì trasse libera ispirazione dall’omonima novella dello scrittore Anthony Burgess.

Adattandola, per la sua trasposizione in immagini, piuttosto fedelmente, cioè non tradendo l’evocativa forza eversiva, enigmatica e scioccante contenuta all’interno del romanzo di Burgess, altresì però plasmandolo a sua immagine e somiglianza, cioè instillandovi la sua radicale e riconoscibilissima poetica dello sguardo, impressionante e consuetamente magistrale.

Film della notevole eppur non eccessiva durata di centotrentasette minuti netti, distribuito nelle sale nel 1971, dopo essere stato presentato in mondiale anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, Arancia Meccanica, oltre a destare potente scalpore comprensibile, suscitò immantinente pareri critici assai discordanti, pur ricevendo altrettanto immediatamente, generalmente, un entusiastico apprezzamento e, subitaneamente, lusinghiere, sperticate lodi da parte dei suoi stimatissimi colleghi Federico Fellini e Akira Kurosawa, i quali si complimentarono direttamente con Kubrick, incensando Arancia Meccanica e ammirandolo di venerazione sacrosanta.

Secondo la generalista e superficiale IMDb, stupidamente erronea e ripetiamo sbrigativa nella sua distorta sinossi riportata a riguardo di Arancia meccanica, la vicenda narratici sarebbe sinteticamente e assurdamente, evidenziamolo ancora, semplicemente questa:

In futuro, un capobanda sadico viene imprigionato e si offre volontario per un esperimento, ma non va come previsto.

Be’, che dire? Un’epitome e una descrizione riassuntiva alquanto, anzi, gigantescamente sbagliata e imbarazzante. Poiché, come ben sappiamo, Arancia Meccanica non è di certo sintetizzabile in tale scempiaggine sommaria.

Invero, ambientato in un futuro volutamente imprecisato, dunque distopico, in una Londra spettrale sia onirica e lisergica che ammantata, atmosfericamente, di tetraggine malsana e al contempo morbosamente affascinante, Arancia Meccanica verte, nel suo travolgente e spasmodico incipit tanto appassionante quanto inquietante e allucinato/allucinante, su un gruppo di ragazzi sbandati e teppistici, auto-battezzatisi drughi, che trascorrono le loro folli giornate pervasi dalla più agghiacciante noia esistenziale che si riflette in atteggiamenti e atti dei più incontrollabilmente pericolosi e delinquenziali.

La banda è capeggiata dallo scapestrato, eppur a suo modo carismatico e indubbiamente magnetico, Alexander “Alex” DeLarge (Malcolm McDowell), amante della musica classica e fanatico di Ludwig van Beethoven, soprattutto fautore dell’ultra-violenza.

I nostri boys sono soliti ritrovarsi, fra una marachella e l’altra (siamo ironicamente eufemistici e riduttivi nel definire in questi termini le loro criminose gesta riprovevoli e mostruose), fra una pazza bravata e altri glaciali malestri, al Korova Milk Bar.

In una delle loro notti da fuori di testa, fra l’altro alterati dalla bevanda bevuta al Korova, a base di sostanze stupefacenti, assaliscono l’abitazione, in periferia, del romanziere Frank Alexander (Patrick Magee), imbavagliandolo e legandolo, nel frattempo “goliardicamente” stuprando la sua sexy moglie (Adrienne Corri).

Nonostante l’osceno e aberrante stupro di gruppo orripilante e imperdonabile, qualcosa però non va per il verso giusto. Qualcuno ha chiamato, infatti, la polizia. I drughi, di tutta fretta, disperatamente provano a sfuggirne, dileguandosi nella macchia. Tutti riescono a non farsi arrestare tranne l’attardatosi Alex.

Il quale viene sottoposto a una cura riabilitativa devastante…

Il resto della trama, crediamo, la conosciate. Quindi, ci fermeremo qui. Anche perché ci parrebbe pleonastico procedere a raccontarvela e, inoltre, sarebbe irriguardoso nei confronti di coloro, ci riferiamo specialmente alle nuove generazioni, che Arancia Meccanica ancora non hanno visto.

Pamphlet anti-utopico, polemico in modo non plus ultra, tanto ipnotico quanto incredibilmente sconvolgente, montato da Bill Butler, coi costumi di Milena Canonero e la strepitosa fotografia di John Alcott, Arancia Meccanica, a cinquant’anni dalla sua release ufficiale, non c’appare per niente datato e rimane un capolavoro insuperato.

Arancia Meccanica – Il 4K Bluray a cura di Davide Belardo

Prodotto e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, la versione 4K di Arancia Meccanica è ora disponibile per la collana Titans Of Cult in edizione steelbook da collezione con gadget (2 Spille smaltate) e un bellissimo box in plastica color bianco latte.

Scopri l’edizione e guarda il nostro video Unboxing qui in basso.

Guarda il video Unboxing di Arancia Meccanica – Titans of Cult

Visivamente parlando sono stati fatti degli enormi passi avanti rispetto al vecchio Bluray, incluso nella confezione, la nuova scansione in 4K ULTRA HD mostra immagini ottimamente definite, in cui la solidità del quadro è aiutata dall’ottimo mantenimento della grana, una gradazione dei colori nettamente più equilibrata (grazie anche all’HDR) e un dettaglio generale convincente.

Permangono ovviamente le sfocature e le morbidezze dovute al girato originale, non sono quindi figlie di un cattivo trasferimento ma di un ottimo mantenimento della pellicola nella sua origine.

Sul versante audio troviamo una traccia in 5.1 Dolby Digital per lo storico doppiaggio italiano, una codifica più che apprezzabile per godere della visione del film nella nostra lingua. Per l’originale inglese troviamo invece un 5.1 DTS HD MA e un Mono PCM.

Entrambi i formati regalano ottimi feedback all’ascolto nonostante il nuovo mix in 5.1 in alcuni passaggi risulti in parte artificioso e meno organico dell’originale in Mono.

Per quanto riguarda gli extra, oltre alla presenza di due graziose spille da collezione (vi rimandiamo al nostro video unboxing), troviamo gli stessi extra del passato (sul disco Bluray) e il commento al film di Malcom McDowell e dello storico Nick Redman, purtroppo come da tradizione Warner Bros. senza sottotitoli in italiano.

Bluray:

  • Commento audio di Malcolm McDowell e dello storico Nick Redman non sottotitolato (anche su disco 4K)
  • Documentario ”Still Tickin’: il ritorno di Arancia Meccanica”  (44:00) Analisi sul film e sulle intenzioni del maestro.
  • Great Bolshy Yarblockos!: Making of (28:00) Lo sviluppo creativo del film.
  • Intervista a Malcolm McDowell (1:26:10) Speciale sulla carriera del celebre attore con intervista.
  • Trailer

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

Guarda anche

good-morning-tel-aviv-recensione-film-copertina

Good Morning Tel Aviv – Recensione del doc di Giovanna Gagliardi

Good morning Tel Aviv è stato presentato alla Festa del cinema di Roma 2022 ed …

Un commento

  1. Complimenti! Straordinaria recensione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.