Home / RECENSIONI / Azione / Wonder Woman 1984 – Nonostante i difetti il miglior film del DCEU dal primo stand-alone su Diana Prince – Recensione

Wonder Woman 1984 – Nonostante i difetti il miglior film del DCEU dal primo stand-alone su Diana Prince – Recensione

Recensione di Wonder Woman 1984, il nono film del DC Extended Universe e sequel di Wonder Woman del 2017, entrambi diretti da Patty Jenkins. Inizialmente previsto per il 5 giugno 2020, per via del Covid-19 è arrivato negli Stati Uniti solo il giorno di Natale dello stesso anno, mentre in Italia solo dallo scorso 12 febbraio, disponibile per l’acquisto e il noleggio premium su Amazon Prime Video, Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV e per il noleggio premium su Sky Primafila e Infinity.

La storia comincia nel passato imprecisamente remoto, sull’isola di Themyscira. La principessa Diana (Lilly Aspell/Gal Gadot), unica bambina in un regno di Amazzoni adulte, partecipa a una corsa ad ostacoli degna della bravura di Hercules e dell’ingegno di Filottete. Una sfida che le plasmerà il suo futuro, che dopo anni di isolamento, l’ha portata prima a combattere nella Grande Guerra 1914-18, e poi a lavorare come archeologa presso i musei Smithsonian nel 1984. Un lavoro tranquillo… fino a quando non avrà a che fare con Barbara Ann Minerva e Maxwell Lord.

Il 18 marzo 2021 è una data cruciale per il mondo cinematografico DC Comics. Perché non solo vedremo finalmente l’opera completa della Lega della giustizia di Zack Snyder, ma anche perché capiremo meglio come considerare questo confusionario ciclo di film, che solo sulla carta si può definire canonico dall’inizio alla fine.

Perché non solo in Aquaman, Shazam e Birds of Prey abbiamo visto i toni cupi di Zack Snyder svanire sempre di più in favore di una rappresentazione demenziale tipica della Marvel Disneyana, ma anche elementi completamente contraddittori con i precedenti capitoli del franchise, come il Justice League ormai de facto di Joss Whedon, in cui c’è un errore sulla nascita di Cyborg rispetto a quanto visto in Batman v Superman, ma anche Wonder Woman 1984 per via della sua ambientazione storica, ma di questo ne riparleremo verso la fine.

Abbiamo dunque una sorta di Fase 1, o fase Zack Snyder, del DCEU, contenente L’uomo d’acciaio (2013), Batman v Superman: Dawn of Justice (2016), Suicide Squad (2016) e Wonder Woman (2017), e poi una fase 2, o “tutto il resto singolarmente o quasi”, in attesa di scoprire dove piazzare la Zack Snyder’s Justice League.

Per spiegare il perché anche Wonder Woman 84 rientra nella seconda categoria, e i lati positivi e negativi di questo film, ci toccherà fare diversi spoiler. Quindi, se non volete anticipazioni, consigliamo come sempre di interrompere qui la lettura e rimandarla a dopo la visione.

Cosa funziona in Wonder Woman 84

Dal 2017 al 2020, o se preferite, dal 1917 al 1984, il DC Extended Universe al cinema ritrova la… serietà.

Basterebbe questo motivo per vedere almeno due volte Wonder Woman 84, dopo quattro film che ci hanno mostrato, chi più chi meno, scene comiche di bassa qualità e inopportune.

Wonder Woman 84 è anche il film che ci mostra tutto ciò che mancava di bello di questa eroina, ossia il suo aereo invisibile e soprattutto la capacità di volare. Gal Gadot ha poi la fortuna di essere in qualche modo accompagnata da colei che rappresenta ancor oggi il volto ideale live-action del suo personaggio, ossia Lynda Carter, iconica e sempreverde Wonder Woman della serie tv anni settanta, che appare in ben due momenti, non solo nella scena a metà dei titoli di coda (per la prima viene in aiuto la tecnologia X-Ray di Amazon Prime).

Un avvicendamento che sarebbe stato bello vedere anche con Henry Cavill/Christopher Reeve e Ben Affleck/Adam West.

Questo sequel di Patty Jenkins segna inoltre due esordi cinematografici per due importanti antagonisti del mondo DC Comics. E se Maxwell Lord lo avevamo già visto sia in Smallville che in Supergirl, Kristen Wiig è la prima a dare a Cheetah un’interpretazione in carne, ossa… e pelliccia!

Entrambi molto convincenti, anche se non sarebbe stato male vedere qualche scena in più della versione ghepardesca della nemesi per eccellenza di Wonder Woman, mentre Maxwell Lord si dimostra un personaggio davvero interessante, con un potere del tutto nuovo.

Interpretato dal poliedrico Pedro Pascal che gli regala un aspetto più alla giovane Donald Trump che a quella sorta di Action Man che ci avevano mostrato i fumetti, la sua capacità di esaudire i desideri è un punto di riflessione decisamente interessante.

Oltre al classico principio di azione e reazione, gli avvenimenti che ci vengono mostrati evidenziano ancor di più perché non è possibile che la magia esista in questo mondo. Ultimo, ma non ultimo, elemento degno di nota di questo lungometraggio, è il doppiaggio italiano, a cui dedichiamo la prossima sezioni prima di passare a quelli negativi.

Il doppiaggio di Wonder Woman 84

Grandi conferme a partire dallo staff tecnico, che vede di nuovo Carlo Cosolo alla direzione e ai dialoghi, così come Andreina D’Andreis all’assistenza, mentre il nuovo fonico di mix è Fabio Tosti e quello di doppiaggio Fabrizio Salusti, così come cambia lo studio, da Dubbing Brothers a CDC Sefit Group.

Non poteva mancare come protagonista artistica naturalmente Claudia Catani, la cui voce dolce ma allo stesso tempo potente è stata la scelta migliore per Diana Prince, così come Steve Trevor può contare ancora su Stefano Crescentini, in grado di aggiungere ancor più drammaticità per questo particolarissimo ritorno dell’aviatore. Tornano anche Laura Boccanera e Antonella Giannini per le Amazzoni Antiope ed Ippolita, mentre la nuova voce femminile tra i protagonisti, ossia Barbara Minerva / Cheetah, è di Selvaggia Quattrini, già affezionata voce DC Comics avendo fatto innamorare milioni di spettatori di Lana Lang con il suo melodioso timbro in Smallville.

L’altro antagonista, Maxwell Lord, è doppiato da Alessio Cigliano, noto nel mondo supereroistico per il Dottor Manhattan in Watchmen, mentre c’è posto anche per Superman: Gianfranco Miranda è la voce, completamente diversa dall’Azzurrone, dell’emiro Said Bin Abydos.
Complimenti anche per Sebastiano Pezzulli, figlio del nostro DiCaprio, decisamente perfetto su Alistar, il giovanissimo figlio di Maxwell Lord.

Perché non guardare Wonder Woman 1984

Cento anni fa decisi di abbandonare l’umanità… e un secolo pieno di orrori. L’uomo ha creato un mondo dove restare uniti è impossibile

Queste sono state le parole più significative del discorso tra Diana e Bruce Wayne nel finale di Batman v Superman. Dopo la prima guerra mondiale Wonder Woman si è nascosta all’umanità, tant’è che Lex Luthor, uno capace di individuare le identità segrete di Superman e Batman, e l’esistenza di altri metaumani, è riuscito ad ottenere foto di lei nel costume da supereroina soltanto della missione in Belgio nel 1917.

Quindi una Wonder Woman in azione tra gli esseri umani negli anni ’80 è un altro elemento a dimostrazione della mancanza di canonicità della saga a partire dal Justice League di Whedon, perché gli espedienti usati per nascondere la sua presenza sono troppo deboli, considerando che la vediamo combattere perfino dentro la Casa Bianca.

Questa storia poi poteva benissimo essere ambientata ai giorni nostri e non per forza durante la Guerra Fredda, perché la minaccia di una distruzione nucleare non è certo svanita in questo momento, basta pensare alla Corea del Nord.

Altra cosa affermata in precedenza è che Wonder Woman 1984 è quasi sicuramente il miglior film del DCEU dal primo capitolo sulla figlia di Zeus, ma al tempo stesso è risultato abbastanza inferiore dal punto di vista del ritmo e delle scene d’azione rispetto alla vecchia trinità (non solo Wonder Woman 2017 ma anche L’Uomo d’Acciaio e Batman v Superman).

Insomma, un prodotto che ci mette un po’ a decollare, e non riesce a commuovere come il precedente.

Regia: Patty Jenkins Con: Gal Gadot, Kristen Wiig, Pedro Pascal, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, Gabriella Wilde, Kristoffer Polaha, Lyon Beckwith, Ravi Patel, Jamaal Burcher, Natasha Rothwell, Kelvin Yu, Bern Collaço, Joakim Skarli, John Gettier, Julian Ferro, Rosanna Walls, Sonia Goswami, Stuart Whelan, Shane Attwooll, Patrick Lyster, Akie Kotabe, Brittney Aleah, Oakley Bull, Albert Tang, Chris Silcox, Pierre Bergman, Constantine Gregory, Bernardo Santos, Gary Ayash, Jag Patel, Joel Morris, Nick Owenford, Bill Tomek, Samantha Russell, Nicholas Blatt Anno: 2020 Durata: 151 min. -Paese: USA Distribuzione: Warner Bros Italia

About Valerio Brandi

Guarda anche

il-ragazzo-piu-bello-del-mondo-recensione-film-copertina

Il Ragazzo più Bello del Mondo – Recensione del documentario sulla vita di Björn Andrésen

Il Ragazzo più Bello del Mondo: a 50 anni dalla anteprima mondiale di Morte a …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.