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West Side Story (2021) – Spielberg riporta al cinema il leggendario musical – Recensione

West Side Story: Diretto dal grande Steven Spielberg il remake dell’indimenticabile primo lungometraggio dedicato all’omonimo spettacolo del 1957, con libretto di Arthur Laurents, parole di Stephen Sondheim e musiche di Leonard Bernstein.

Un’altra giornata turbolenta tra i quartieri del West Side di Manhattan, nella New York del 1950. Gli Jets, giovani bianchi di origine europea, hanno ripreso a provocare la band rivale degli Sharks, composta da Portoricani, i quali non hanno minimamente tardato a rispondere.

La polizia come al solito è dovuta intervenire per sedare gli animi, ma durerà poco. Il ballo del quartiere sarà solo un’altra occasione per organizzare un nuovo scontro, o ci sarà anche una speranza di pace e amore tra le due fazioni?  

Cosa funziona in West Side Story del 2021 
 
Cosa è stato capace di regalarci di bello un remake di un film vecchio sì 60 anni, ma considerato ancor oggi da tantissimi come uno dei musical migliori di sempre, non a caso in grado di vincere 10 premi Oscar su 11 candidature? 

Senza dubbio il passato che ritorna, o meglio, che resiste. Nonostante sia passato oltre mezzo secolo dalla prima distribuzione del capolavoro di Jerome Robbins e Robert Wise, diversi attori di allora sono oggi ancora in vita, e Spielberg ha avuto la bellissima idea di coinvolgere alcuni di loro in questa sua rischiosa lavorazione.

Su tutti naturalmente Rita Moreno (Anita nell’originale), che nonostante i 90 anni da poco compiuti è riuscita a regalarci non solo un personaggio del tutto nuovo (Valentina, nonna di Tony e moglie di Doc, qua considerato come deceduto) ma anche molto presente sul set, in grado perfino di ballare per un po’. 

Oltre a lei in piccoli ruoli potrete rivedere anche i vecchi Snowboy, Tiger e Mouthpiece, ossia Bert Michaels, David Bean e Harvey Evans (anche se quest’ultimo è purtroppo scomparso proprio in occasione di queste feste natalizie) in piccolissimi camei, senza dimenticare Andréa Burns, che aveva interpretato Maria nella tournée europea del 1992-93, nel ruolo di Fausta.  
 
Per differenziare ma anche per venire incontro al pubblico meno appassionato di oggi il ritmo è decisamente cambiato, soprattutto nella sequenza iniziale: niente titoli di testa lunghi quasi cinque minuti, e meno balletti silenziosi subito dopo, per passare quasi subito alla tensione del primo battibecco tra le due band rivali.

Più veloce, ma anche più realistica e violenta, la scena dello scontro armato tra Jets Sharks, così come cambia decisamente il primo incontro tra Tony (Ansel Elgort) e Maria (Rachel Zegler), che avviene in disparte e non al centro della palestra.

Insomma, almeno in queste occasioni la classica sospensione dell’incredulità tipica dei musical, che aveva reso quest’ultima scena nel 1961 un pittoresco e fiabesco momento che tanto ricordava, anche per effetti visivi, il Classico Disney Cenerentola, viene del tutto eliminata.  

Rispetto al 1961, un paio di canzoni sono state cantate da altri personaggi, mentre la canzone “America” ha subito qualche cambiamento in quanto a versi, ma fortunatamente gran parte di quella meravigliosa colonna sonora è rimasta immutata in quanto a parole, come quelle di “Gee, Officer Krupke!”, che oggi ci appaiono decisamente “proibite” per i discorsi moralistici di Hollywood e non solo.  

Come ogni musical che si rispetti, essendo non solo cantato e ballato, ma anche parlato, abbiamo il doppiaggio italiano nei dialoghi di questo remake, con un cast enorme dato il folto numero di attori originali accreditati, e fortunatamente formato da tutti validissimi professionisti del settore.

Un’altra direzione di successo da parte di Fiamma Izzo, che ha potuto contare anche su Pedro Gomez come consulente per lo spagnolo – portoricano, in modo da rendere più autentico questo nuovo musical che come il primo alterna dialoghi anglosassoni a latini.  

Perché non guardare West Side Story 2021 

Il cambiamento del primo incontro tra Tony e Maria è come abbiamo già detto molto più realistico, ma anche meno poetico, e naturalmente questa è una delle cose che piacerà meno a chi ha amato e continua ancor oggi a vedere con piacere la pellicola di sessant’anni fa. 

Rispetto a Natalie Wood Rachel Zegler è decisamente più realistica in quanto nelle sue vene scorre davvero sangue latino, ma non ha certo il carisma dell’indimenticata stella di Gioventù bruciata e Sentieri Selvaggi, e neanche la bellissima voce di Marni Nixon, che la doppiava al pari di altri del cast di allora.  
 
Ma nonostante questo casting più “etnicamente corretto”, il film è stato già criticato da alcune associazioni proprio sul versante razzismo, nipoti di quelle del 1961, nonostante ieri come oggi West Side Story non solo ci propone una versione alternativa del grande capolavoro di William Shakespeare Romeo e Giulietta, ma parla apertamente di antirazzismo e del perdono in favore dell’amore e dell’unione tra i popoli.

Se neanche questi accorgimenti sono bastati, forse Hollywood e tutta l’arte in generale dovrebbero smetterla di produrre qualunque cosa, giusto per vedere se senza di loro il mondo sarà davvero libero da violenze e razzismi di vario tipo.  

West Side Story è al cinema dal 23 dicembre con Disney.

Regia: Steven Spielberg Con: Ansel Elgort, Rachel Zegler, Ariana DeBose, David Alvarez, Rita Moreno, Brian d’Arcy James, Corey Stoll, Josh Andrés Rivera, Maddie Ziegler, Kyle Allen, Ana Isabelle, Jamie Harris, Curtiss Cook Anno: 2021 Durata: 156 min. Paese: USA Distribuzione: Walt Disney – 20th Century Studios Italia

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