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The French Dispatch: stampa americana e cultura francese nel nuovo film di Wes Anderson – Recensione

The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun, presentato in anteprima al Festival di Cannes 2021, arriva finalmente al cinema dopo una lunga attesa per via della pandemia di Covid – 19 grazie a Searchlight Pictures Italia e Disney.

Il direttore è morto, lunga vita al direttore! Quando al French Dispatch, quotidiano del Kansas trapiantato nella cittadina francese di Ennui-sur-Blasé, muore improvvisamente Arthur Howitzer Jr., la redazione decide di ricordarlo con un’uscita speciale contenente i migliori articoli nel corso degli anni.

Quattro storie vissute e documentate da quattro storiche firme del giornale. Una sincera descrizione della città che li ospita, la storia di un’artista tanto pericoloso quanto dotato, una cronaca in primissima persona delle rivendicazioni studentesche del 1968, e un rapimento minorile risolto a colpi di… forchetta.

Cosa funziona in The French Dispatch

Di nuovo un grande ritorno per Wes Anderson, non solo sul grande schermo ma anche allo stile del suo terzultimo film, ossia “Grand Budapest Hotel“, dopo che “L’isola dei cani” si era abbastanza differenziato da entrambi per genere ma anche argomenti trattati.

Torna la narrazione imprevedibile, a volte molto lenta e altre decisamente accelerata, e tutte le tonalità di colori possibili. Dai più vivaci al più classico bianco e nero, così come c’è spazio anche per l’animazione.

Tradizionale e con evidenti rimandi allo stile del fumetto Franco-Belga, come Tintin, ma anche meravigliosamente innovativa data la sua alta definizione nonostante, anche in quell’occasione, ci sia un’altissima velocità di esecuzione.

Le storie riprendono molti fatti veri di quegli anni, nonostante sia tutta una storia inventata ambientata in una città immaginaria (il film è girato però in una vera, ad Angoulême).

Lo stile delle opere di Moses Rosenthaler, interpretato da un Benicio Del Toro ancora superbamente espressivo, ricorda molto quello dei quadri di Mark Rothko, mentre l’episodio con Timothée Chalamet, oltre ad ispirarsi a Truffaut, Godard e alla loro Nouvelle Vague, è adatto a tutte le generazioni: a coloro che hanno davvero vissuto quegli anni e possono ancora raccontarli a quelle successive, ancora oggi ispirate da quegli anni, ricchi di ideali, passioni ma anche di tante contraddizioni ed ipocrisie.

Il quarto episodio, oltre a quel divertentissimo inseguimento stile Hergé (in poche parole simile alla scena sugli sci di Willem Dafoe di Grand Budapest Hotel ma in versione animata) è un altro riferimento al cinema francese di una volta, i polizieschi dell’ispettore Clouseau.

Senza dimenticare che il primo episodio, Il tour di Sazerac attraverso Ennui-sur-Blasé, è sicuramente il cinema di Wes Anderson più riconoscibile, ossia una versione prolungata della recensione dei Griffin dello stile del regista: movimento verticale… canzone francese… fine!

Il doppiaggio di The French Dispatch

La pandemia di Covid-19 ha rimandato l’uscita di questo film nonostante la produzione, sia originale che italiana, fosse terminata, ma questo ci ha permesso di sentire ancora una volta la voce di Ludovica Modugno, scomparsa pochi giorni fa, come voce narrante della pellicola. Una vera e propria emozione per gli appassionati di questa arte, commovente come quando abbiamo avuto la possibilità di sentire ancora Roberto Draghetti su Jeffrey Wright in “No time to die“.

Un inizio meraviglioso per un doppiaggio di altissima qualità, che grazie all’impeccabile direzione di Carlo Valli ci ha permesso di sentire voci come Michele Gammino (Bill Murray), Antonella Giannini (Frances McDormand), Domitilla D’Amico (Léa Seydoux), Massimiliano Manfredi (Owen Wilson), Francesco Prando (Benicio del Toro), Alex Polidori (Timothée Chalamet), Emiliano Coltorti (Jason Schwartzman), Massimo De Ambrosis (Edward Norton), Edoardo Stoppacciaro (Rupert Friend), Stefano Benassi (Christoph Waltz), Ambrogio Colombo (Henry “Fonzie” Winkler), Franco Mannella (Stephen Park) e Pino Insegno (Liev Schreiber).

Una lavorazione che non è solo rispettosa dell’originale grazie alla scelta di un cast di grandi professionisti, ma anche perché mantiene il multilinguismo tipico dei film di Wes Anderson.

Se in “L’isola dei Cani” si alternavano, non solo da una scena all’altra, ma anche nello stesso dialogo, giapponese ed inglese, in questa occassione abbiamo quest’ultima con il francese, che viene mantenuto con l’inserimento dei sottotitoli.

Perché non guardare di The French Dispatch

Più che non guardarlo mai, non bisogna guardarlo una sola volta. Non solo perché è un piccolo capolavoro autoriale, ma anche perché è davvero troppo ricco di eventi, citazioni, rimandi, scenografie, ambientazioni ed easter egg per poterle cogliere tutte dopo una prima visione. Va dunque riguardato con calma più volte, per poter essere apprezzato e capito degnamente.

Al cinema dall’11 novembre con Disney e Searchlight Pictures Italia.

Regia: Wes Anderson Con: Benicio Del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet, Lyna Khoudri, Jeffrey Wright, Mathieu Amalric, Steve Park, Bill Murray, Owen Wilson, Elisabeth Moss, Willem Dafoe, Saoirse Ronan, Kate Winslet, Griffin Dunne, Christoph Waltz, Rupert Friend, Fisher Stevens, Henry Winkler, Alex Lawther, Jason Schwartzman, Bob Balaban, Cécile De France, Lois Smith, Morgane Polanski, Denis Ménochet, Anjelica Bette Fellini, Guillaume Gallienne, Wallace Wolodarsky, Vincent Macaigne, Antonia Desplat, Sam Haygarth, Stéphane Bak, Benjamin Lavernhe, Félix Moati, Pablo Pauly, Alexandre Steiger, Nicolas Avinée, Edward Norton, Liev Schreiber, Anjelica Huston Anno: 2021 Durata: 108 min. Paese: USA Distribuzione: Walt Disney/Searchlight Pictures Italia

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