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Taylor Hackford, regista di Sniff con Al Pacino e Morgan Freeman – Un grande autore cineastico purtroppo misconosciuto

Ebbene, qualche giorno fa, l’egregia e celeberrima rivista cinematografica per antonomasia, ovvero Deadline, specializzata in merito alle più succose e soprattutto rilevanti news provenienti dal mondo hollywoodiano, ci fornì per l’appunto la notizia secondo cui il regista premio Oscar Taylor Hackford dirigerà presto un noir bizzarro e alquanto sui generis, intitolato Sniff.  Sniff sarà una storia di detection molto particolare ambientata addirittura in una casa di riposo ove sono avvenuti degli irrisolti, neri omicidi perversi e dei macabri accadimenti inquietanti assai sospetti.

Sniff verrà interpretato da un parterre d’attori sensazionali, ovvero Al Pacino, il quale tornerà quindi a lavorare con Hackford a distanza di oltre un ventennio dalla loro prima famosa reunion, cioè L’avvocato del diavolo, Danny De Vito che, a sua volta, già recentemente lavorò con Hackford per l’inspiegabilmente inedito, almeno qua da noi, The Comedian, Morgan Freeman e la moglie stessa di Hackford, ovvero la strepitosa e intramontabile Helen Mirren (naturalmente habitué di alcuni film diretti dal marito). Però, malgrado il notevole cast coinvolto e l’intrigante trama diramataci riguardante Sniff, la notizia stessa concernente questa nuova opus di Taylor Hackford è passata abbastanza inosservata. Come mai? Sostanzialmente perché, malgrado Taylor Hackford possa orgogliosamente annoverare, nel suo carnet filmografico, pellicole assolutamente degne di nota e confezionate con impeccabile qualità registica, stranamente è uno di quei director che raramente viene ricordato e menzionato perfino dai cinefili apparentemente più incalliti che si spacciano fintamente per fervidi e provetti conoscitori della Settima Arte intesa in maniera approfonditamente toutcourt.

Assurdo, non credete?

Ora, premettendo che Taylor Hackford non è forse un genio, non è altresì nemmeno uno qualsiasi. E, di certo, non gli si può appioppare nemmeno la qualunquistica etichetta o nomea di mestierante. Peraltro, mestierante è una brutta parola da abolire nel linguaggio cinematografico, potremmo dire, in quanto sovente vien usata in modo, se non in termini spregiativi, sicuramente in modo poco consono, assai poco pertinente riguardo ciò che, nel bene o nel male, è sempre Arte. Alta o mediocre che sia.

Dunque, c’appare inconcepibile che Hackford sia, a tutt’oggi, uno dei quei filmmaker così sottovalutati e così poco preso in considerazione perfino dagli stessi cosiddetti addetti ai lavori più esperti… per modo di dire. Veterano, grande signore del Cinema, che vi piaccia o meno, con la C maiuscola, Taylor Hackford, all’anagrafe Taylor Edwin Hackford, è nato in California, più precisamente nella suggestiva contea di Santa Barbara, nel lontano 31 dicembre del 1944.

Esordendo nei primi anni settanta con alcuni cortometraggi interessanti e un documentario nientepopodimeno che dedicato al poeta maledetto per eccellenza, Charles Bukowski, intitolato semplicemente Bukowski, Hackford vince subito l’ambito Oscar con un altro short movie di natura live action, vale a dire Teenage Father.

Al che, pur non brillando per prolificità, nel corso degli anni dirige tutta una serie di film imprescindibili per ogni serio cultore del grande schermo.

Fra cui l’epocale, celeberrimo Ufficiale e gentiluomo con la magica coppia Richard GereDebra Winger, il torbido e sensualmente rovente Due vite in gioco con Jeff Bridges e Rachel Ward e la stupenda colonna sonora di Phil Collins, lo straordinario L’ultima eclissi con Kathy Bates e Jennifer Jason Leigh, quest’ultimo tratto da Dolores Claiborne di Stephen King, il già citato e assai popolare L’avvocato del diavolo con Pacino, Keanu Reeves e una quasi debuttante Charlize Theron, Rapimento e riscatto con Russell Crowe e Meg Ryan, e Parker con Jason Statham e Jennifer Lopez.

Senza naturalmente dimenticare il suo pregiato e ottimo biopic su Ray Charles, Ray con Jamie Foxx. Film per cui Foxx vinse l’Oscar come miglior attore protagonista mentre Hackford andò vicinissimo alla sua primissima statuetta come miglior regista. Sì, stavolta però per un lungometraggio.

Come si può notare, quindi, compiendo un brevissimo ma esaustivo e preciso promemoria in merito alla sua se non eccezionale, certamente però robustamente indiscutibile carriera cineastica sofisticata e diversificata, come mai Taylor Hackford è uno di quei registi che quasi mai nessuno ricorda o cita, parlandone in modo lusinghiero?

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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