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Racconti di Cinema – Potere assoluto di e con Clint Eastwood e Gene Hackman

Ebbene, oggi recensiamo un altro straordinario film del nostro amatissimo Clint Eastwood, ovvero Potere assoluto (Absolute Power).

Strepitoso, adrenalinico ed emozionatissimo crimedrama della durata di due ore nette uscito sui nostri grandi schermi a fine maggio del ‘97. Sceneggiato dal grande William Goldman (Tutti gli uomini del presidente, Butch Cassidy, Papillon, Il maratoneta, Misery non deve morire, eccetera eccetera e chi più ne ha più ne metta) che, per l’occasione, adatta l’omonimo romanzo di David Baldacci, Potere assoluto, considerata erroneamente un’opera minore di Eastwood, è invece, come detto, una pellicola magnifica.

L’ennesima requisitoria eastwoodiana, calibratissima e palpitante, diretta magistralmente, da Clint intelaiata in una tesissima storia al cardiopalma grondante suspense coinvolgente, dipanata in una torbida vicenda contorta ricolma d’intrighi morbosi e scabrosi dall’intreccio irresistibile e avvincente, un thriller avventuroso.

Trama: il ladro Luther Whitney (Eastwood) entra di soppiatto nella lussuosa villa del ricchissimo e anziano magnate Walter Sullivan (E.G. Marshall, morto il 24 agosto del 1998, cioè a circa un anno di distanza, neanche a farlo apposta, dalla release italiana di Potere assoluto, qui alla sua ultima, monumentale prova per il Cinema, tralasciando due immediati, successivi tv movie distribuiti negli States). Il furto, studiato come sempre nei minimi dettagli e congegnato millimetricamente dall’esperto e veterano Whitney, va in frantumi in modo del tutto imprevisto. Con suo sommo, eclatante stupore, difatti nell’abitazione di Sullivan fa inaspettatamente irruzione nientepopodimeno che il Presidente in carica degli Stati Uniti. Il quale, in tale fenomenale, intricata storia fantapolitica inquietante e, solo a tratti, complottistica, assume il fittizio, sì, immaginario nome di Alan Richmond (probabilmente, per non creare involontarie, eventuali analogie spiacevoli oppure solamente sgradite con persone realmente esistite, saggiamente, Eastwood ha preferito glissare nella sua chiara allusione a Nixon, da cui l’assonante Richmond). Richmond, incarnato dal mitico Gene Hackman.

Ora, vi sarà un necessario spoiler. Dunque, vedete voi se proseguire nella lettura delle prossime righe o saltarle e passare oltre.

Trovatosi dentro la camera blindata, dietro un falso specchio mediante il quale può vedere chi si trova nella stanza dirimpetto a lui senza essere visto, Whitney impotentemente assiste al macabro e brutale omicidio di una bellissima donna molto sensuale, Christy (la conturbante Melora Hardin, qui all’apice del suo notevole sex appeal impagabile). Christy è la giovanissima sposa del vecchio Sullivan e lo stava tradendo col Presidente. Apparentemente amico fedelissimo, si fa per dire, di Sullivan stesso. Christy è stata assassinata dagli uomini dei servizi segreti.  A questo punto, Whitney, essendo stato unico testimone oculare di un assassinio non ordito né premeditato però perpetrato per mano dell’incauto, troppo precipitoso e irresponsabile Presidente, cosa potrà fare? Inoltre, in quanto ladro ricercato, chi mai potrà dare credito alla sua versione senza che possa finire in seri guai? Non ha attendibilità poiché lui stesso è il nemico pubblico numero uno delle istituzioni e del potere costituito. Per di più, per ragioni comprensibili, non è in buoni rapporti con la sua unica figlia, Kate (Laura Linney).

Cast stellare in cui, oltre a un perfetto Eastwood, svetta il solito bravissimo Hackman, riluce la beltà della superba Melora Hardin e l’ottima Linney mostra la sua indiscussa bravura. In cui anche i cosiddetti comprimari non sono loro da meno. Menzioniamo quindi l’impeccabile Ed Harris, Richard Jenkins, Judy Davis e Scott Glenn.

Potere assoluto, musicato da Lennie Niehaus, montato egregiamente da Joel Cox e splendidamente fotografato da Jack N. Green (Mezzanotte nel giardino del bene e del male), è un film compatto, dalla sceneggiatura a incastri encomiabile, possiede un ritmo eccelso e privo di sbavature, è un sofisticato, grandemente orchestrato giallo particolare che pone non pochi dubbi spettrali sui tetri apparati governativi dai contorni indefiniti e scuri, sulle menzogne che gelidamente si celano dietro le false facciate di chi, invero, dovrebbe rappresentare la giustezza più alta nel personificare la moralità più remota da ogni scheletro nell’armadio e ogni criminoso atto e grave peccato dissimulato, per l’appunto, dietro la menzognera maschera della fatua legge e del sistema giammai fallace.

Forse non è un capolavoro ma Potere assoluto, sicuramente, è un altro granitico filmone firmato da colui che indubbiamente è inconfutabilmente uno dei massimi registi, vivaddio, viventi della nostra epoca.

Eastwood, Clint Eastwood.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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