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Racconti di Cinema – Accordi e disaccordi di Woody Allen con Sean Penn, Samantha Morton e Uma Thurman

Ebbene, oggi andiamo a ripescare il magico e magnifico Accordi & disaccordi (Sweet and Lowdown), scritto e diretto da Woody Allen

Accordi e disaccordi (1999), a nostro avviso, rappresenta una delle opere migliori di Allen delle ultime decadi. Similmente a ogni pellicola di Allen, è un esilarante film dalla sobria vigoria incantevolmente melanconica, squisitamente ironica e parodica e si gusta in modo piacevole e pienamente, in modo assolutamente veloce, vista la stringatezza del suo minutaggio, vale a dire novantanove minuti netti di ritmo scoppiettante, dialoghi sapidamente taglienti ed estremamente divertenti, al contempo pregni d’esistenziale amarezza dolcissima. Ovvero gli arguti e irresistibili elementi tipici e cardine della poetica alleniana, la portante caratteristica principale su cui si basa il suo strepitoso modo di fare Cinema in maniera intelligente, parimenti leggera. Anzi, se vogliamo davvero essere sinceri, Accordi e disaccordi, per via dei suoi ineludibili stilemi à la Allen qui sapientemente dosati e shakerati, altrove invece nel suo excursus cineastico talvolta un po’ mal calibrati e riempiti di eccessiva pretenziosità stucchevole, ribadiamo, è una perla imperdibile non solo per gli aficionado incalliti del genio di Manhattan. Luogo, peraltro, ove è ambientata l’intera vicenda della rocambolesca sua trama funambolica e piena di colpi di scena e freddure d’annichilire chiunque in maniera sofficemente amabile. 

Accordi e disaccordi, se fossimo proprio costretti ad ascriverlo a un genere cinematografico preciso (compito quanto mai ardito e arduo quando si ha a che vedere, per l’appunto con un film di Allen, essendo i suoi film sfaccettati e stratificati), potremmo definirlo una lieta commedia dal retrogusto amarognolo, narrata a mo’ di mockumentary assai sui generis e volutamente anomalo. Nel quale si raccontano e vengono visivamente ricordati i folli e ridicoli, perfino tragicomici, stralunati accadimenti “falsamente” vissuti e successi a un immaginario, straordinario personaggio da Allen inventato di sana pianta, generato dalla corrosiva penna mordace di quest’ultimo e spacciato  invece, genialmente, per realmente esistito, cioè il fittizio, patetico e allo stesso tempo carismatico e fascinoso Emmet Ray (un inedito Sean Penn ispirato come non mai, candidato all’Oscar come miglior attore protagonista ma sconfitto, a nostro avviso ingiustamente, dal sopravvalutato Kevin Spacey di American Beauty). Ray, un chitarrista mattoide, affetto insanabilmente da un atavico complesso di Edipo e sofferente tanto di disistima impressionante quanto di vitalismo contagiosamente sfrenato e inarrendevole (altri tòpos caratteristici di quasi tutti i personaggi incarnati dallo stesso Allen o personificati dai suoi infiniti alter ego recitativi), adoratore feticista dei topi, sciupafemmine irredimibile e incorreggibile, musicista sopraffino e bravissimo, però sempre secondo rispetto al ben più consolidato, celebrato, da lui invidiato, ammirato e allo stesso tempo odiato, Django Reinhardt. Da lui così venerato che, alla sola vista, sviene. 

Emmet Ray, ladies and gentlemen, un mammone mai visto sempre perennemente in bolletta, cioè al verde, e un pasticcione dei più goffi che però piace follemente alle donne, anche alle più altolocate e fisicamente avvenenti fra cui la sensuale Blanche (una bellissima Uma Thurman), che sposerà. Un uomo però stranamente, inizialmente legato a una ragazza molto più piccola di lui, non propriamente molto sveglia, soprattutto muta, la timida Hattie (Samantha Morton, chiaramente ricalcata, per stessa ammissione di Allen, sulla Giulietta Masina de La strada).

Signore e signori, Accordi e disaccordi, vale a dire un Allen nient’affatto minore, bensì senza dubbio alcuno fra i suoi migliori. Fra gli altri attori del cast, Anthony La Paglia, il regista John Waters, la sexy Gretchen Mol, Allen stesso nei panni di sé stesso, così come Douglas McGrath. Scenografie di Santo Loquasto, musica di Dick Hyman, fotografia di Fei Zhao. Nelle scene della guitar solista, Penn è doppiato da Howard Alden.

Accordi e disaccordi è una metafora sulla voce profonda e più visceralmente senziente dei nostri cuori. Che parla con gli occhi nel caso del personaggio della Morton, che renderà Ray quasi pari al suo idolatrato Django solamente quando riuscirà a non reprimere ogni sua dolenza, frustrazione, vivo e non rinnegato sentimento autentico e struggente che nella sua anima innatamente pulsava ma di cui si vergognava, celandosi dietro una scorza da finto duro. Solo quando la sua anima parlerà davvero senza più remore, Ray forse diverrà un genio. Un genio umano. 

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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