Home / CINEMA / Paolo Sorrentino è davvero il più grande regista italiano contemporaneo? Dalle conseguenze dell’amore alla Grande Bellezza sin a È stata la mano di Dio, ogni suo film è un evento

Paolo Sorrentino è davvero il più grande regista italiano contemporaneo? Dalle conseguenze dell’amore alla Grande Bellezza sin a È stata la mano di Dio, ogni suo film è un evento

Ebbene, qualche giorno fa, tutti noi abbiamo assistito all’attesissimo teaser trailer ufficiale della nuova opus di Paolo Sorrentino, intitolata È stata la mano di Dio, film di Netflix che sarà al cinema prima di sbarcare sulla piattaforma.

È stata la mano di Dio è un film pronto a sbarcare, assai prossimamente, in Concorso alla 78.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed è, soprattutto, ribadiamolo fermamente ancora, il nuovo lungometraggio di uno dei registi più discussi e al contempo più amati degli ultimi anni, per l’appunto Sorrentino.

Paolo Sorrentino, nato a Napoli (città ove peraltro è ambientato interamente il film appena succitato) nel giorno del 31 maggio del 1970, e rimasto purtroppo orfano a sedici anni.

Scrittore, regista e sceneggiatore ineccepibile il quale ha sempre orgogliosamente dichiarato che, per riprendersi dal comprensibile shock della prematura e luttuosa perdita dei suoi genitori, s’affidò nientepopodimeno che a Diego Armando Maradona:

 «A me Maradona ha salvato la vita. Dall’età di due anni, chiedevo a mio padre di poter seguire il Napoli in trasferta anziché passare il weekend in montagna, nella casetta di famiglia a Roccaraso; ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partire: Empoli-Napoli.

Citofonò il portiere. Pensavo mi avvisasse che era arrivato il mio amico a prendermi. Invece mi avvertì che era successo un incidente. Papà e mamma erano morti nel sonno. Per colpa di una stufa. Avvelenati dal monossido di carbonio».

Una tragedia incolmabile salvata dal genio balistico dell’idolo della sua città, il sempiterno e immortale Maradona, per l’appunto, una specie di santo salvatore per ogni partenopeo verace giammai arresosi dinanzi alle dure asperità che la vita ostilmente ti pone inevitabilmente davanti.

Infatti, nel suo discorso di commosso e commovente ringraziamento in occasione della vittoria del suo celebrato e oramai celebre La grande bellezza, Sorrentino spese parole assai sentite nei riguardi del suo salvatore Maradona.

Sì, Paolo Sorrentino è l’unico regista italiano delle ultime decadi, dopo Roberto Benigni per La vita è bella (il quale sarà, neanche a farlo apposta, omaggiato col Leone d’oro alla Carriera proprio all’imminente Festival di Venezia), a essere riuscito ad agguantare la statuetta per il Miglior Film Straniero.

Traguardo rarissimo, raggiunto solamente da pochissimi e storici, grandi nomi del Cinema nostrano più pregiato, quali Federico Fellini, Elio Petri, Gabriele Salvatores, Giuseppe Tornatore, Bernardo Bertolucci. Quest’ultimo, a essere più precisi, vincitore di Miglior Regista per L’ultimo imperatore.

L’Oscar, a prescindere dalla sua effettiva e/o contestata validità, è comunque una meta ancora, checché se ne dica, grandemente agognata da ogni cineasta del mondo.

E rappresenta ovviamente un punto d’arrivo imprescindibile.

Giacché, se Sorrentino, prima del suo Oscar vinto era considerato “solo” un regista di talento, autore di opere molto belle e assai stimolanti come L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia, Il divo, This Must Be the Place, ecco che con La grande bellezza ascese veramente internazionalmente nell’empireo planetario dei premiati più epocali.

E, dopo l’esperienza lavorativa con una star come Sean Penn (invero avvenuta già prima della Grande Bellezza, tanto a dimostrare che Sorrentino, ben prima di ricevere l’Academy Award, era già un nome tenuto sott’occhio da Hollywood e dintorni), ecco che il nostro Paolo poté permettersi, con Youth, di poter dirigere due mostri sacri del calibro di Harvey Keitel e Michael Caine. Lavorando poi con Jude Law, John Malkovich e un cast di nomi famosi del panorama cinematografico mondiale, per il dittico The Young Pope & The New Pope. Riscontrando e ottenendo, anche in un territorio “televisivo”, eccezionali plausi critici. Subito dopo È stata la mano di Dio, Paolo Sorrentino, mai con le mani in mano come si suol dire, si sta già apprestando a firmare e filmare Mob Girl con Jennifer Lawrence.

Quindi, a prescindere che Sorrentino vi piaccia o meno, a dispetto di ogni possibile vostra considerazione, aleatoria o no, riguardante la sua Settima Arte, al di là delle critiche piovutegli addosso per Loro col suo immancabile Toni Servillo, tralasciando chi odia il suo Cinema, specialmente dai suoi detrattori reputato sterilmente estetizzante, troppo manieristico e furbetto, non c’è comunque niente da dire e obiettare.

Ogni nuova opera di Paolo Sorrentino è un evento e non vediamo l’ora di vedere (perdonateci il voluto gioco di parole) È stata la mano di Dio.

Sinceramente, augurandoci non solo di vedere e amare questo film, bensì di rivedere Paolo Sorrentino stringere nuovamente la statuetta all’edizione degli Oscar del prossimo anno.

In bocca al lupo, Paolo!

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

Guarda anche

e-stata-la-mano-di-dio-recensione-film-copertina

È stata la mano di Dio -Napoli, Maradona e la vita nel nuovo film di Sorrentino – Recensione

È stata la mano di Dio: Nel suo primo film per Netflix, Paolo Sorrentino, racconta …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.