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Mosul – Recensione del War movie di Netflix

Mosul: War movie adrenalinico e serrato, ma entra da un orecchio ed esce dall’altro.

Mosul, Iraq. Nel 2016 un’organizzazione di ex poliziotti mette in atto un’operazione di feroce guerriglia contro le truppe dell’ISIS (lì conosciuto come Daesh). Lo scopo: liberare la città di Mosul. La storia ruota attorno al personaggio del colonnello Rayyan, uno dei comandanti della squadra.

Cosa funziona in Mosul

Funziona in primis l’azione, l’idea di un cinema hollywoodiano ad alto tasso di adrenalina (producono i fratelli Russo quelli di Avengers) che tenta di uscire dai propri binari, proponendo una spettacolarità realistica anziché fracassona e attori iracheni al posto dei grandi nomi. Un war movie serrato e violento, letteralmente senza un attimo di tregua.

Perché non guardare Mosul

A fine visione ti rendi conto che “Black Hawn Down”, per citarne uno, era un’altra cosa. Realizzi in altre parole che il cinema di guerra che lascia il segno non abita qui e che Mosul è solo un ennesimo tentativo di mediare e conciliare diverse anime duellanti all’interno del genere. Riuscito, per carità, ma entra da un orecchio ed esce dall’altro.

Opera di montaggio frenetico e decisioni cruciali da prendere rapidamente, di impennate di violenza e agguati improvvisi. Se Mosul assomiglia a un videogioco? A tratti sì, ma sicuramente ne rifugge la piattezza e la bidimensionalità, grazie anche a una definizione dei personaggi abbastanza delineata da essere convincente.

Un buon film in definitiva, per quanto perennemente incastrato tra l’intrattenimento spurio e la necessità di dar voce a un episodio di tragica contemporaneità, ai suoi eroi e al suo contesto geografico.

Mosul è disponibile dal 26 novembre 2020 su Netflix.

Regia: Matthew Michael Carnahan. Con Hayat Kamille, Thaer Al-Shayei, Waleed Elgadi, Anouar H. Smaine, Ben Affan Anno: 2019 Durata: 102 min. Paese: USA Distribuzione: Netflix

About Raffaele Mussini

Raffaele Mussini
Appassionato di cinema a 360°, bulimico di visioni fin da piccolo. Si laurea in Marketing, per scoprire solo qualche anno più tardi che la sua vocazione è la scrittura. Pubblica così due romanzi e un saggio di cinema, "In ordine di sparizione - Più di duecento film che forse non avete mai visto o che avete dimenticato", edito da Corsiero Editore. Sta lavorando a un quarto libro, ma nel poco tempo libero il cinema combatte duramente per farsi strada e conquistarsi il primato tra le sue passioni. Ama Malick, Scorsese e Mario Bava, tra i tantissimi, con una predilezione per l'horror e per il noir d'altri tempi.

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