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Frances McDormand, una delle più grandi attrici viventi, vicina al suo terzo Oscar per Nomadland

Ebbene, malgrado la manifestazione degli Oscar sia stata posticipata rispetto al consueto appuntamento annuale per i gravi disagi e gli inevitabili ritardi dovuti all’ancora insopprimibile Covid, presto saranno annunciate le nomination, per l’appunto, agli Academy Awards. A farla da padrone, senz’ombra di dubbio alcuno, sarà Nomadland, la pellicola capolavoro di Chloé Zhao, già insignita di numerosi, sacrosanti premi e incontrastata vincitrice incontestata del Leone d’ro alla 77.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Film meraviglioso che merita tutti gli elogi possibili e immaginabili, un film sconfinatamente bello in maniera mastodontica nel quale svetta, per l’ennesima volta, l’immensa prova recitativa della superba Frances McDormand.

Attrice che oramai non necessita di presentazioni, già oscarizzata giustamente due volte per le sue straordinarie performance in Fargo e Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

Qui, proveremo sinteticamente a inquadrarla. Redigendone una breve biografia, potremmo dire, filmografica, risalendo alle origini della sua carriera ed enunciandovi i suoi migliori ruoli da attrice strepitosamente rinomata oltre che indubbiamente talentuosa e incommensurabilmente simpatica.

Avrete capito bene che tifiamo sfegatatamente per lei affinché possa nuovamente impugnare la terza statuetta dorata. Riconsacrando la sua grandezza insuperabile e immacolata…

Nata il 23 Giugno del 1957 as Cynthia Ann Smith in quel di Gibson City (Illinois, contea di Ford), viene a solo un anno e mezzo adottata dai coniugi Noreen Nickelson e Vernon McDormand. Da quest’ultimo prende il suo attuale cognome per cui è tuttora conosciuta mondialmente, oltre che cinematograficamente.

I suoi genitori adottivi migrano continuamente da una parte all’altra degli States e la giovanissima Frances McDormand è dunque costretta a spostarsi infinitamente fra mille luoghi, più o meno affascinanti, della sterminata America. Diplomatasi nel ‘75, dopo una manciata d’anni consegue facilmente con ottimi voti il baccellierato, imponendosi immediatamente in molte pièce teatrali, condividendo la sua stanza con l’altrettanto bravissima e promettente sua collega Holly Hunter (Lezioni di piano) e ottenendo un importante master di recitazione a Yale.

Dopo un paio di particine onestamente irrilevanti, esordisce sul grande schermo nel 1984 con Blood Simple – Sangue facile dei fratelli Coen. Sposando nello stesso anno Joel Coen. Da allora, Frances e Joel diventano una coppia affiatatissima e inseparabile, peraltro, professionalmente sempre più complice e proficua.

Arizona, Junior, Crocevia della morte, il già citato cult Fargo, il magnifico e spettrale, amarissimo L’uomo che non c’era, Burn After Reading, Ave, Cesare! e l’imminente Macbeth, in post-produzione in cui Frances lavorerà con Denzel Washington, vi dicono qualcosa? Eh eh. Forse, azzardiamo perfino a dire che la grande Frances, nonostante sia comparsa, in veste di protagonista e non, non in tutti bensì soltanto in alcuni film di rilievo di suo marito, per molto tempo è stata forse adombrata nell’essere vissuta e vista solamente, per l’appunto, come la moglie “raccomandata” di Joel Coen.

Blasfemia pura…

Poiché Frances, certamente, è stata enormemente valorizzata dal suo geniale marito ma è un’attrice dall’inconfondibile personalità a sé stante. Guadagnando altre indiscusse candidature all’Oscar, sebbene “solo” come best supporting actress, per Mississippi Burning di Alan Parker, per Quasi famosi di Cameron Crowe e per North Country – Storia di Josey per la regia Niki Caro.

Primeggiando, da finissima interprete sensibile d’imbattibile classe e carisma, in Moonrise Kingdom e The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun di Wes Anderson, lavorando con Sam Raimi, a fianco di Liam Neeson, per lo splendido Darkman, recitando con Sean Penn in This Must Be the Place del nostro Paolo Sorrentino, venendo diretta da John Sayles per il bellissimo e, ahinoi, misconosciuto Stella solitaria, incontrando Curtis Hanson e Michael Douglas per il suadente, tenero, formativo e commovente Wonder Boys, Gus Van Sant per Promised Land, girando con John Boorman e Patricia Arquette l’interessante Oltre Rangoon e condividendo la scena con Robert De Niro nel film forse più affascinante, poetico e sottovalutato di Michael Caton-Jones, ovvero il crepuscolare, malinconico e struggente Colpevole d’omicidio (City by the Sea).

Quest’anno, come detto, è in pole position per aggiudicarsi il terzo Oscar. Attenzione, però. La concorrenza è molto agguerrita e Frances McDormand dovrà infatti vedersela soprattutto contro Vanessa Kirby di Pieces of a Woman e Viola Davis di Ma Rainey’s Black Bottom.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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