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Bologna POLAR – Io non voglio morire, il nuovo romanzo di Stefano Falotico

Ebbene, dopo il capostipite e coraggioso, strampalato e visionario Bologna insanguinata e il suo seguito, cioè secondo capitolo-sequel (adottando un forestierismo utilizzato sovente per il Cinema) dal nome Bologna Hard Boiled & l’amore ai tempi del Covid, ecco ora finalmente il completamento d’una trilogia letteraria e di matrice cinefila, sì, non scordiamolo mai, chiamato Bologna POLAR – Io non voglio morire.

Di cui, subito, v’inseriamo la sinossi ufficiale che compare in quarta di copertina, firmata dallo stesso autore. Leggendola, sottostante, evincerete immantinente lo spirito che pervade tale opus ad opera del sottoscritto, ben fiero d’averla precisamente allestita e, negli scorsi mesi, puntigliosamente creata e intarsiata di sua particolare prosa immediatamente riconoscibile, m’auguro da voi apprezzata:

Un’imperitura notte macabra che sfila fra le mentali traiettorie impervie d’un investigatore privato forse immaginario o soltanto immaginifico di nome Sam, cioè un granitico, spettrale man e un indomito, coriaceo samurai senza padrone, lui stesso detentore e redentore delle sue personali indagini marmoreamente scolpite nei dedalici anfratti perfino delle sue cinematografiche memorie. Un uomo ombroso, fervido cultore delle tetre eppur fascinose teorie dark del Lombroso, un uomo misterioso e al contempo nitidamente cristallino dall’anima eburnea e poi consunta, il quale passeggia disilluso nel caravanserraglio frenetico d’un mondo poco simpatico e ipocrita.

Un giocoliere del suo destino infranto, Sam naviga nel mormorio tiepido di fredde serate plumbee, atmosfericamente thrilling come se rappresentassero l’ambientazione d’un pauroso, roboante polar filmato a Nizza o, addirittura, parimenti à la magnifica pellicola Femme Fatale di Brian De Palma, una metaforica salita pericolosa lungo la Montagnola di Bologna o sulla bianchissima, sdrucciolevole scala a chiocciola de La montée des marches al Festival di Cannes. Un uomo col trench, poi col giubbotto di pelle, un uomo con le palle e con l’impermeabile da Philip Marlowe alla Raymond Chandler, un uomo che indossa uno spolverino o una faccia di cuoio come Bob Montagnet.

Giostrandosi fra avventure romantiche, profumate d’epici afflati poetici, soavemente impregnati di malinconia vivace e verace, elegante e tagliente come la raffinata pietra appuntita d’un aguzzo diamante o come il rovente bacio appassionato di due selvaggi amanti che copulano, sotto un firmamento stellato, sulla Torre Eiffel o sul magico Pont Neuf. 

Un uomo che indaga sulla putredine umana, un solitario uomo solo malato di reminiscenza ancestrale. Poiché Sam giammai dimentica e sa che dio c’è. Quando calano le tenebre, Sam vive lucente, gridando vendetta potente per ridare voce al silenzio degli innocenti.

Un libro piuttosto corposo, cioè constante robustamente di oltre duecento pagine stilisticamente variegate in cui s’alternano momenti profondamente riflessivi, malinconici, innestati su toni seriosi, attimi duri e arrabbiati, impeccabilmente feroci e trasgressivi, a lunghi e puntuali, poi arzigogolati segmenti delicati e assai romantici, intrisi di vivida poesia effervescente diluita nella descrizione minuziosa di furibondi amori passionali dei più entusiasmanti e incontenibili, anzi contagiosi, emananti joie de vivre irrefrenabile, in cui la frenetica e inarrestabile narrazione fluida, all’improvviso, si spezza, dando spazio a una variopinta scrittura che, da lineare che era, si frattura e assume i contorni d’un sofisticato delirio congegnato a mo’ di labirintica, ininterrotta giostra di dolci e al contempo dolorosi ricordi intrecciati a loro volta nel dedalo letterario d’un concentrato di citazioni delle più disparate e inaspettate.

Al che, Bologna POLAR, diviene una folle opera intelligibile sotto molte chiavi interpretative, esplodendo, a tratti, nel ritratto di un’umanità allo sbando, comunque sia perdonabile nonostante i suoi tragicomici sbagli, esistenziali e non.

Bologna POLAR spazia fra lirici momenti ammantati di cupezza disarmante, delirante e commovente, e satirici exploit esilaranti, peranco grotteschi e addirittura enormemente goliardici. Un viaggio introspettivo nell’anima del suo autore che, in tale suo sentito, magmatico libro viscerale, sé stesso eviscera, eseguendo un promemoria della sua vita da lui ricordata fra rimpianti e riflessioni ponderate, fra slanci vitali stoici e reminiscenze perfino ancestrali, romanzandola attraverso i film, le serie tv che cita a man bassa, i romanzi a sua volta da lui stesso amati e rammemorati in un flusso di coscienza inesausto e senza sosta ove, forse, alla fine, ogni mistero sarà svelato oppure no in maniera parimenti ermetica, ambiguamente enigmatica.

In copertina, stilizzata, compare la leggendaria Sharon Stone di Basic Instinct, mentre all’interno di Bologna POLAR, come detto, sono presenti e ben rimarcati molti rimandi citazionistici alla settima arte più elevata. Ove vengono menzionati attori immortali come il compianto Jean-Paul Belmondo e l’eterno, bellissimo Alain Delon, protagonisti di molti thriller di scuola francese, in cui viene esaltata la beltà impari di Monica Bellucci e più volte si cita il suo ex compagno storico, il bel Vincent Cassel.

Un libro di “detection” psicologica che cambia perennemente traiettoria, fra intersezioni immaginifiche e fantasie proibite, vivamente enunciate con potente baldanza emotiva e indagatoria…

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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