A 30 anni dalla morte dello scrittore/viaggiatore, Herzog, che era suo amico, ripercorre, e rilegge, alcune delle sue opere
Werner Herzog produce ormai un documentario all’anno. Lo scorso anno era alla Festa del cinema di Roma con un documentario sui vulcani, quest’anno ci dona un’opera più intima e personale, dedicata ad un amico, Bruce Chatwin, che era un camminatore, un viaggiatore e uno scrittore, eccellendo in tutti e tre i campi.
Cosa funziona in Nomad
La struttura dei documentari più recenti di Herzog segue un percorso che si potrebbe definire istintivo: si parte da un inizio di storia, in questo caso l’inizio di In Patagonia, e da lì si parte per associazioni. Dal pezzo di pelle di brontosauro infatti, arriviamo alle popolazioni australi, che hanno un libro che è stato stampato ma che non tutti hanno il diritto di leggere, per non allarmare gli spiriti, fino ai campi elettromagnetici, reali o dell’anima del Galles.
Il tutto segue alcuni spunti tratti dai libri di Bruce Chatwin e alcuni film di Werner Herzog, fino ad arrivare all’apoteosi: un film del regista tratto da un libro di Chatwin (Cobra Verde, il film, Il Vicerè di Ouidah, il libro) con protagonista Klaus Kinski, l’amico più odiato, il nemico più caro del regista tedesco.
Perchè non guardare Nomad
La struttura apparentemente a spirale del documentario ci porta dalla Patagonia all’Australia fino al Galles senza avere un vero legame di racconto, se non quello emotivo. Emozione che, per una volta, vediamo anche sul viso normalmente di pietra di Herzog, che si deve interrompere mentre ricorda una vicenda legata allo zaino di Chatwin.
Questo documentario è una storia di viaggio e di amicizia, e di legami che non si sciolgono nè con il tempo, nè con la malattia.
Nomad: in the footsteps of Bruce Chatwin è nella selezione ufficiale della 14a Festa del cinema di Roma e sarà distribuito al cinema da Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema.