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Sulla mia pelle – Recensione del film sul caso Cucchi presto disponibile su Netflix

Sulla mia pelle: La vicenda di Stefano Cucchi,  giovane romano arrestato nel 2009 per possesso di droga e morto dopo una settimana in custodia cautelare è il soggetto del film di esordio di Alessio Cremonini, produzione Netflix, presentato come film d’apertura nella sezione Orizzonti di Venezia 75.

Stefano Cucchi (Alessandro Borghi) è un giovane della periferia est di Roma, i suoi genitori abitano a Tor Pignattara, ha un passato di droga pesante, dal quale è faticosamente uscito, ma forse no. Adesso lavora con il padre, fa il geometra. I suoi genitori gli hanno comprato un appartamento, dove però Stefano nasconde panetti di fumo, che a volte taglia e nasconde nelle scarpe. Una sera, mentre si incontra con un amico, viene fermato per un controllo dai carabinieri, che gli trovano la droga addosso. Inizia così il suo calvario.

La vicenda di Stefano Cucchi è un momento doloroso nella discussione sulla giustizia e il comportamento delle forze dell’ordine in Italia. Nel 2009, anno in cui muore Stefano Cucchi, le morti in carcere sono 176, lui è la numero 148. Per 26 di queste le cause non sono accertate. E’ quindi una questione che riguarda la salvaguardia del detenuto, gli abusi, il comportamento delle forze dell’ordine.

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Cosa funziona in Sulla mia pelle

Il film di Alessio Cremonini è prodotto da Netflix, uscirà in contemporanea in sala con Lucky Red e sulla piattaforma online il 12 settembre prossimo. E’ quindi destinato al più vasto pubblico possibile, e soprattutto a processo ri-aperto (la famiglia infatti nel 2015 è andata in appello chiedendo una nuova indagine che ha portato nel 2017 al rinvio a giudizio di 5 carabinieri) non può prendere una posizione unilaterale. Da questo punto di vista si tratta di un prodotto necessario e doveroso che merita l’attenzione di ogni tipo di spettatore.

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Perché non guardare Sulla mia pelle

Sulla mia pelle viaggia in equilibrio tra le due parti, senza santificare e condannare nessuno, mostrando quanto basta per farsi un’opinione degli eventi. Quello che emerge, volendo, è che la causa maggiore degli eventi è stato il non fare, il non curarsi. Stefano sembra non permettere le cure, e chi dovrebbe assisterlo non si preoccupa più di tanto di farlo.

Il suo punto di forza è perciò in qualche modo anche un punto di debolezza. Aldilà di questo, il film è scritto con cura certosina e attenzione partendo dai verbali di quei giorni, che il regista e Lisa Nur Sultan, hanno trasformato, come afferma lo stesso Alessio Cremonini, nel corpo del protagonista.

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Stefano Cucchi è interpretato da Alessandro Borghi, che è entrato mentalmente. cambiando la tonalità di voce, e fisicamente nel ruolo, dimagrendo drammaticamente (quando viene arrestato Cucchi pesa 43 chili, quando muore, dopo una sola settimana, 37) e restituisce una prova convincente, aiutato dal resto del cast. Jasmine Trinca ha il ruolo della sorella Ilaria,  Max Tortora, al secondo film drammatico uscito quest’anno in cui ha un ruolo di padre di ragazzo difficile dopo La terra dell’abbastanza, è empatico con il figlio ma impotente di fronte agli eventi così come sua moglie, interpretata da Milvia Marigliano.

Come dice Borghi in conferenza stampa dopo il film, la probabile concausa della morte di Cucchi fu la sua marginalità: un giovane ex tossico, testardo, che “voleva cambiare, ma continuava a farlo nel modo sbagliato”.

Sulla mia pelle  ha aperto la sezione Orizzonti del Festival del cinema di Venezia 2018 e al termine gli sono stati dedicati 7 minuti di applausi, Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, era in sala ed è stata abbracciata dal cast.

Regia: Alessio Cremonini Con: Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano Paese: Italia Durata: 100 minuti Distribuzione: Lucky Red/Netflix

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