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Racconti di Cinema – Colpevole d’omicidio di Michael Caton-Jones con Robert De Niro, Frances McDormand e James Franco

Ebbene, oggi voglio parlarvi di un film a mio avviso un po’ sottovalutato. So che m’ingiurierete per questa mia secca affermazione ma è un film a cui sono sentimentalmente molto legato. Chiamatele, se volete, ragioni affettive e del cuore. Ovvero Colpevole d’omicidio, titolo italiano assai generico, poco in linea con l’originale City by the Sea, la città accanto al mare. Decisamente più accattivante e poetico.

Pellicola della durata di un’ora e quarantotto minuti diretta dallo scozzese Michael Caton-Jones. Regista di opere meritevoli e interessanti come Rob Roy, il quale esordì con Scandal – Il caso Profumo ma che incappò anche, anni dopo, nell’allucinante Basic Instinct 2.

Protagonista di questo film è Robert De Niro che con Caton-Jones aveva già lavorato per Voglia di ricominciare con Leonardo DiCaprio ed Ellen Barkin. Sebbene inizialmente fosse stato approcciato Al Pacino, come attestato da Variety.

La sceneggiatura di Colpevole d’omicidio porta la firma di Ken Hixon (Innocenza infranta), che ha rielaborato uno scabroso articolo del 1997 di Mike McAlary, Mark of a Murderer, comparso su Esquire.

Si narra della vicenda del coriaceo detective newyorchese Vincent LaMarca (Robert De Niro), il cui padre Angelo fu ucciso nel carcere di Sing Sing, perché brutalizzò e ammazzò un bambino (anche se potrebbe essersi trattato di un equivoco, di un incidente, e Vincent dunque è cresciuto in quest’atroce, irrisolvibile dubbio).

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LaMarca ha cercato per tutta la vita di dimenticare l’orco di suo padre, che non ha mai peraltro conosciuto davvero perché, quando suo padre fu giustiziato con la pena capitale, lui stesso era ancora un bimbo.

Per esorcizzare, riscattare il crimine abominevole di suo padre e allontanare dalla sua mente il suo assillante fantasma, si è schierato dalla parte appunto della giustizia, ed è diventato uno dei poliziotti più stimati del distretto. Anche ora che è infatti vicino alla pensione, Vincent LaMarca è un cane da tartufo e sa immediatamente, lontano un miglio, annusare puzza di bruciato.

LaMarca indaga su un omicidio avvenuto a Long Beach. Crede che si tratti di un regolamento di conti fra sporchi spacciatori ma poi scopre, con suo immane dispiacere, che l’assassino potrebbe essere proprio suo figlio che non vede da anni, Joey (James Franco).

Vincent LaMarca litiga perennemente con l’ex moglie Maggie da cui ha avuto Joey, la sempre intensa Patti LuPone. Ma ha un’amante a cui ora è legato, Michelle (Frances McDormand).

La ragazza di Joey intanto non sa a chi affidare il figlio avuto da Joey che, guarda caso, ha deciso di chiamare proprio Angelo, come il suo terribile nonno.

Riuscirà Vincent LaMarca a salvare Joey?

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Colpevole d’omicidio è uscito negli Stati Uniti il 6 Settembre del 2002, prodotto dalla Warner Bros, mentre qua da noi è stato distribuito nelle sale il 21 Marzo dell’anno dopo dalla Eagle Pictures.

Film che la nostra Critica all’epoca trattò poco coi guanti. E che invece, come già ho accennato all’inizio della recensione, non è affatto disdicevole e si avvale della languida, crepuscolare fotografia del tedesco Karl Walter Lindenlaub, che lavora in maniera molto suggestiva con i decadentistici quartieri periferici di New York, e gioca morbidamente con le luci ammalianti della notturna e springsteeniana Asbury Park.

Peraltro, è uno degli ultimi film di quel periodo in cui si possono ammirare le Torri Gemelle, ancora lì splendidamente a stagliarsi nell’antico skyline di Manhattan, prima appunto che tragicamente crollassero in quel fatidico, ahinoi indimenticabile 11 Settembre.

Film di atmosfere, di tramonti malinconici, d’insanabili e freudiani complessi di colpa, con un De Niro solidissimo e patriarcale, di mestiere, certo, ma al solito carismatico e potente, un James Franco intenso e bravissimo alle prime armi, e i piccoli ruoli di due vecchie conoscenze care al nostro Bob. Due suoi amiconi, George Dzundza, il mitico John del leggendario Il cacciatore, e William Forsythe, lo stralunato, folle e memorabile gangster Cockeye di C’era una volta in America.

Un film da rivalutare. Al più presto.

About Stefano Falotico

Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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