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Veleni – Recensione del lungometraggio d’esordio dell’autrice teatrale Nadia Baldi

Veleni: Il lungometraggio d’esordio dell’autrice teatrale Nadia Baldi, mette insieme un cast di caratteristi e volti più o meno noti per una commedia di ambientazione storica

Veleni (di Nadia Baldi, 2017) vede l’esordio in ambito cinematografico della stimata regista teatrale con un film bizzarro, simpaticamente assurdo nei suoi momenti ispirati, terribilmente amatoriale nella forma complessiva. Quasi omonimo di un’altra pellicola italiana uscita il mese scorso (sfortunata coincidenza distributiva) con cui condivide l’ambientazione meridionale e poco altro, Veleni è una farsetta regionale di ambientazione storica, oscillante tra suggestioni di diversi generi senza abbracciarne uno in particolare.

In un generico peasino del Sud in cui tutti parlano accenti diversi e neanche necessariamente meridionali (non è chiaro se per scelta o per pressappochismo), le Guerre Mondiali hanno lasciato il pittoresco borgo quasi del tutto primo di uomini. Siamo all’inizio degli anni ’50, in un’Italia contadina e cattolica precedente a ogni industrializzazione. Antonio (Giulio Forges Davanzati) torna a casa per il funerale del padre (Vincenzo Amato), eminente psicanalista locale dalla fama torbida di donnaiolo, trovandosi a rivivere la strana realtà del paese che aveva lasciato da bambino. In particolare, dovrà affrontare la misteriosa presenza della madre e della zia, che nella cantina della villa familiare trafficano in filtri, pozioni e i Veleni del titolo.

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Cosa funziona in Veleni

La matrice di Veleni è esplicitamente teatrale, elemento che condiziona la scrittura dell’intero lungometraggio e di conseguenza la sua messa in scena. Questo significa: sequenza di piccole scene ad attori ridotti, di solito due, per lo più scollegate tra loro; personaggi senza ruoli precisi, sul palco a recitare battute che poco hanno a che fare con altri elementi della storia; totale o quasi assenza di una regia cinematografica, risolta per lo più in semplicissimi primi piani e campi-controcampi. L’idea sembrerebbe quella di lavorare più che su un racconto, su un certo mood felliniano da italietta buffa e contadina. Se si entra nell’ottica di questo sguardo, la faccenda dei veleni fa ridacchiare, e spicca una certa sensualità sporca che permea gli intrighi familiari delle pseudo-streghe imparruccate e manipolatrici. Comparto tecnico di make-up e costumi di buon livello.

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Perché non guardare Veleni

Veleni avrebbe senz’altro funzionato meglio su un palco di come non faccia su uno schermo. La maniera con cui l’opera prima di Nadia Baldi procede ignara di ogni regola base di narrazione cinematografica è quasi destabilizzante. Passi l’impianto visivo piattissimo, e passi pure il registro completamente sbagliato di gran parte degli attori (l’impostazione teatrale che al Cinema non può funzionare: tono declamatorio, gesti plateali, movenze sopra le righe da marionette). Ma è il film intero che procede con uno sviluppo quasi ermetico: la storia principale di Antonio, già confusa di suo, si trascina quasi sullo sfondo, mentre in primo piano si succedono i lazzi di attori di richiamo (Lello Arena, l’unico a suo agio in questi ruoli), bozzetti di personaggi senza alcun ruolo nella storia, sottotrame che girano per i fatti loro senza convergere (una serie di scenette, pure gradevoli, vanno in scena nella scuola elementare del prete Roberto Herlitzka: non hanno praticamente nessun collegamento con il resto che accade sullo schermo). Tutto ciò è normale nella farsa teatrale e nella commedia goldoniana, ma al cinema la regola base è l’economia visiva: ogni cosa inquadrata deve avere un senso e un ruolo, e i fucili di Cechov devono tutti sparare.

Proviamo allora a leggere Veleni come un tentativo volutamente sconnesso di recuperare quel mood felliniano di cui sopra. Mettere in scena un calderone di suggestioni e personaggi, tra la bizzarria onirica e le reminiscenze infantili di un Paese provinciale e pre-boom. Perché come puro racconto cinematografico, il significato dell’operazione intera sfugge.

Regia: Nadia Baldi Con: Giulio Forges Davanzati, Tosca D’Aquino, Lello Arena, Vincenzo Amato, Roberto Herlitzka Anno: 2017 Nazione: Italia Distribuzione: Draka Durata: 90 min

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About Saverio Felici

(Roma, 1993) Lavora nei campi dell'editoria e della produzione audiovisiva. Scrive e collabora tra gli altri con Point Blank, Nocturno e Cineforum.

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