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Parigi Può Attendere – Recensione – un film di Eleanor Coppola

Parigi Può Attendere è il romantico road movie che segna il debutto alla regia di Eleanor Coppola; nomen omen (anzi, cog-nomen) famoso, prima ancora consorte del ben più famoso Francis Ford, dopo diversi documentari dove immortalava i backstage dei film di suo marito e dei suoi figli, Roma e Sofia, decide ostinatamente di sperimentare le crudeli gioie della narrazione e della fiction scrivendo questo film. Dopo sei anni e innumerevoli difficoltà di natura produttiva e logistica, la Coppola riesce a completare il suo esordio inserito nel programma del Biografilm Festival 2017 di Bologna, in corso a partire dal 9 Giugno fino al 19 dello stesso mese.

L’opera della regista concentra il proprio sguardo fresco e vivace sul personaggio di Anne (Diane Lane), cinquantenne affascinante sposata con un importante produttore hollywoodiano (Alec Baldwin) che tende a trascurarla spesso ponendola in secondo piano rispetto al proprio lavoro. Ma quando si ritroverà inaspettatamente coinvolta in un viaggio on the road alla volta di Parigi insieme all’affascinante socio francese del marito (Arnaud Viard), quella trasferta rocambolesca si trasformerà nel viaggio introspettivo nel cuore di sé stessa che tanto stava aspettando.

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Il pregio effettivo di Parigi Può Attendere non si annida tanto nella forma (regia e scrittura) quanto nel contenuto latente, nei messaggi sottili – e sovversivi – che può sollevare anche un’innocente commedia come questa: Hollywood è una lobby di “cowboy” e le presenze femminili non sono ben accette. Alla Coppola (nonostante l’ausilio del proprio cognome altisonante) va il pregio e il merito di aver lottato per raggiungere il proprio scopo, di non aver mai ceduto e di aver realizzato, infine, un film assolutamente lontano dalla perfezione ma di gran lunga più riuscito di tante opere di finzione. La sceneggiatura di Parigi Può Attendere manca del witz necessario per raccontare una storia così “normale”, correndo il rischio di ricadere – senza speranza – in tutti gli irrimediabili cliché del cinema di viaggio; lo spostamento da un punto A ad un punto B si trasforma nella rassicurante metafora del cambiamento interiore, nella possibilità di trovare sé stessi attraverso una collezione di incontri (citando e parafrasando, allo stesso tempo, Oscar Wilde): Anne è la riposta borghese upper-middle class, chic, ricca e di gran gusto del classico “everyman” americano che sancì la fortuna di registi come Frank Capra; un ottimo terzetto d’attori (supportati da altri, sempre efficaci pure se in ruoli minori) sorregge lo svolgimento di un copione già visto, che procede però senza intoppi, ostacoli o allucinanti pretese, mosso proprio dal genuino amore per il cinema e per una storia (vera) che capitò alla Coppola stessa e tanto aveva fatto sognare le sue amiche.

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L’eterna guerra tra ingenui e pragmatici americani sedotti dall’Europa trova l’ennesimo sbocco, regalando allo spettatore una visione incompleta che parzialmente convince ma, definitivamente, non coinvolge nel proprio, eterno, leggiadro gioco da valzer degli addii e delle partenze.

Regia: Eleanor Coppola Con: Diane Lane, Alec Baldwin, Arnaud Viard, Cédric Monnet Anno: 2016 Durata: 92 min Paese: USA Distribuzione: Good Films
Parigi Può Attendere è il romantico road movie che segna il debutto alla regia di Eleanor Coppola; nomen omen (anzi, cog-nomen) famoso, prima ancora consorte del ben più famoso Francis Ford, dopo diversi documentari dove immortalava i backstage dei film di suo marito e dei suoi figli, Roma e Sofia, decide ostinatamente di sperimentare le crudeli gioie della narrazione e della fiction scrivendo questo film. Dopo sei anni e innumerevoli difficoltà di natura produttiva e logistica, la Coppola riesce a completare il suo esordio inserito nel programma del Biografilm Festival 2017 di Bologna, in corso a partire dal 9 Giugno…
Commento Finale - 60%

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Parigi Può Attendere è il romantico road movie che segna il debutto alla regia di Eleanor Coppola; Il suo pregio effettivo non si annida tanto nella forma (regia e scrittura) quanto nel contenuto latente, nei messaggi sottili – e sovversivi – che può sollevare anche un’innocente commedia come questa. La sceneggiatura manca del witz necessario per raccontare una storia così “normale” e un ottimo terzetto d’attori (supportati da altri, sempre efficaci pure se in ruoli minori) sorregge lo svolgimento di un copione già visto, che procede però senza intoppi, ostacoli o allucinanti pretese, mosso proprio dal genuino amore per il cinema e per una storia (vera) da narrare.

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About Ludovica Ottaviani

Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Classe 1991, da più di una decina d’anni si diverte a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Si infiltra nel mondo della stampa online nel 2011, cominciando a fare ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Tom Hiddleston, Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.

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