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My name is Emily- Recensione- Un film di Simon Fitzmaurice

My name is Emily, secondo ed ultimo film del regista anglo-irlandese Simon Fitzmaurice, venuto a mancare il 27 ottobre 2017 dopo aver convissuto con la SLA per anni,  pluripremiato sognante teen road movie, sarà nelle sale italiane dal 1 novembre 2017.

Dopo la morte della madre e l’internamento del padre in una clinica psichiatrica, Emily ([amazon_textlink asin=’B01GQEFTR2′ text=’Evanna Lynch’ template=’ProductLink’ store=’darumaviewit-21′ marketplace=’IT’ link_id=’dcfc217d-be0e-11e7-bfc5-cd26f77367f9′]) viene affidata a una famiglia adottiva e inizia a frequentare una nuova scuola dove fatica a integrarsi. Quando, per la prima volta, nel giorno del suo sedicesimo compleanno non riceve l’annuale biglietto d’auguri da parte del padre Robert (Michael Smiley), un eccentrico autore di bestseller a cui lei è molto legata, Emily intuisce che qualcosa non va. La ragazza decide allora di risolvere da sé la questione e, chiedendo aiuto ad Arden (George Webster), l’unica persona che le abbia offerto la propria amicizia e dimostrato interesse nella nuova scuola, decide di partire per liberare il padre dalla clinica in cui è ricoverato. I due giovani iniziano così un viaggio attraverso l’Irlanda del Nord che li porterà a conoscersi, ad aprirsi all’ignoto e a fidarsi dell’altro.

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Cosa funziona in My name is Emily

Secondo ed ultimo lungometraggio di Simon Fitzmaurice, My Name is Emily è un sognante teen roadmovie, in cui un sapiente uso del voice over ci accompagna come un leitmotiv dall’inizio alla fine. Lo stile sognante del film è sottolineato dal sapiente uso del colore: nelle atmosfere grigie e umide dell’Irlanda di My name is Emily, vivaci toni di turchese, verde e giallo spiccano come a voler rompere la tristezza di cui spesso Emily parla. La tristezza di un paese, l’Irlanda, che si sente nelle città, nelle strade, nei campi e negli alberi. Alla sapiente regia si accompagnano le calorose interpretazioni degli attori e l’intensa colonna sonora firmata dal pluripremiato compositore Stephen McKeon.

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Perché non guardare My name is Emily

Se non volete accettare l’assunto che “i fatti sono solo punti vista che possono cambiare”, allora My name is Emily non è il film per voi. Probabilmente non lo è nemmeno se non sentite dentro quella malinconia che ricorda la pioggerella irlandese. Sicuramente legato alla malattia con cui il regista Simon Fitzmaurice ha dovuto convivere fino al 27 ottobre scorso, My name is Emily è il suo omaggio alla voglia di vivere che altro non è se non l’imparare a coesistere con la tristezza, la perdita e l’amore. Il “sogno” di My name is Emily, altro non è che una forma di redenzione: la possibilità di sopportare le difficoltà e la capacità di risollevarsi, elaborare tutto ciò che abbiamo o che ci resta senza essere ammantati dalla tristezza e dalla perdita.

Regia: Simon Fitzmaurice Con: Evanna Lynch, George Webster, Michael Smiley, Barry McGovern, Martin McCann, Stella McCusker, Sarah Minto, Deirdre Mullins, Ally Ní Chiaráin, Declan Conlon, Ali White, Cathy Belton, Michael Hough, Dónall Ó’ Héalaí, Catherine Walsh Anno: 2015 Durata: 94 min. Paese: Irlanda Distribuzione: CineMAF e Tycoon Distribution
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My name is Emily, secondo ed ultimo film del regista anglo-irlandese Simon Fitzmaurice, venuto a mancare il 27 ottobre 2017 dopo aver convissuto con la SLA per anni,  pluripremiato sognante teen road movie, sarà nelle sale italiane dal 1 novembre 2017. Dopo la morte della madre e l’internamento del padre in una clinica psichiatrica, Emily ([amazon_textlink asin='B01GQEFTR2' text='Evanna Lynch' template='ProductLink' store='darumaviewit-21' marketplace='IT' link_id='dcfc217d-be0e-11e7-bfc5-cd26f77367f9']) viene affidata a una famiglia adottiva e inizia a frequentare una nuova scuola dove fatica a integrarsi. Quando, per la prima volta, nel giorno del suo sedicesimo compleanno non riceve l’annuale biglietto d’auguri da parte del padre Robert…

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