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La Casa Di Famiglia – Augusto Fornari all’esordio con l’adattamento del suo spettacolo teatrale

La Casa di Famiglia di Augusto Fornari segna l’esordio dietro la macchina da presa dell’attore. Il risultato è una piccola commedia agrodolce. Con cast di livello

La Casa di Famiglia (Italia, 2017) è tra le altre cose l’esordio dietro la macchina da presa per l’attore e autore teatrale Augusto Fornari. Fornari è un volto noto, caratterista da palcoscenico come moltissimi altri nel’audiovisivo italiano. Stupisce fino ad un certo punto che nel cimentarsi con la regia cinematografica abbia scelto l’adattamento di un proprio lavoro, già da tempo a teatro.

La Casa di Famiglia racconta con piglio un po’ commedia un po’ bilancio esistenziale (70-30, non spaventiamoci) il rapporto tra quattro fratelli e loro padre. Motore degli eventi, il coma del patriarca Sergio (Luigi Diberti), e, cinque anni dopo, la scelta dei rassegnati Alex (Lino Guanciale), Oreste (Stefano Fresi), Giacinto (Libero De Rienzo) e Fanny (Matilde Gioli) di vendere l’ormai disabitata magione di famiglia. Pochi giorni dopo la firma dei contratti, Sergio, miracolosamente si sveglia. La casa entro due mesi sarà demolita: i quattro ex ragazzi, ormai adulti pieni di rancore e delusioni, dovranno riavvicinarsi per nascondere al malandato padre la realtà delle ruspe in avvicinamento. Nel contempo, riappacificarsi e trovare una soluzione.

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Cosa Funziona in La Casa Di Famiglia

Rispetto ad altri esordi  di autori teatrali visti di recente, in La Casa di Famiglia c’è il solido mestiere di chi al cinema c’è un minimo abituato. Quindi, il ritmo regge, i novanta minuti non pesano e la progressione degli eventi è serrata. Si schivano, per dire, i pantani narrativi di molti esordienti che, non abituati a gestire i tempi del cinema, tendono ad accumulare spunti e personaggi senza alcun criterio.

La Casa di Famiglia è una commedia amara molto semplice, che punta il carico sugli attori ed i loro personaggi, con risultati tutto sommato accettabili. Di “regia” c’è molto poco, e le trovate più movimentate sono prese di peso da altri film (i divertenti siparietti con il clan di zingari, gentile concessione da Smetto Quando Voglio, come per altro mezzo cast). Se la cavano invece con verve i protagonisti: De Rienzo è prevedibilmente il migliore, con il personaggio più complesso; Matilde Gioli simpatica e all’occorrenza anche seducente, come nella divertente scena al ristorante che è l’highlight comico del film; Guanciale avrebbe anche un ruolo interessante ma non brilla, mentre Fresi è clamorosamente sprecato in un personaggio sciattissimo. Garantisce credibilità il veterano Diberti, serio e contenuto perno attorno a cui far girare gli elementi di comicità.

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Perché non vedere La Casa di Famiglia

Il film di Fornari è molto povero. Non di budget o di messa in scena (oddio, anche), ma proprio di materiale. In La Casa di Famiglia non si vede grande sforzo nel mettere a frutto la propria storia o gli attori, in teoria bravissimi, a disposizione. L’elemento commedia, che pure è quello che funziona meglio, è scolastico, telefonatissimo: si ridacchia in qualche situazione, ma il grosso delle gag (la suora che dice parolacce, i pazienti dell’ospedale che si impicciano) è talmente ovvio da passare nel silenzio totale.

L’elemento drammatico, in più, è un disastro. In La Casa di Famiglia la sofferenza dei personaggi, tutti con una storia triste alle spalle, è impalpabile: li vediamo piangere e fare scenate all’improvviso, senza capire perché, quasi con la presunzione che raccontare di un tradimento o di un litigio passato dovrebbe bastare in sé a dare profondità tragica. In più, ogni intento di questo tipo è prevedibilmente smorzato dall’inevitabile retorica degli affetti, del tarallucci e vino e del volemose bene in nome della famiglia.
E non aiuta neanche all’ambizione seriosa del film il solito casting delirante, con quattro fratelli e un padre di età del tutto disparate e implausibili, ognuno con accento regionale rigorosamente diverso dall’altro. Ma la difficoltà a lavorare fisicamente sulle interpretazioni degli attori è un problema che il cinema italiano si porta dietro non certo da oggi.

La Casa di Famiglia va dritto e tranquillo per la sua strada. Fa sorridere nei suoi momenti buoni e sbanda nei più scomposti. Il problema è che è tutto molto poco. Non si ride molto, non si piange affatto, ci si interessa il giusto. Inizia e finisce senza molto da offrire.

Regia: Augusto Fornari Con: Lino Guanciale, Stefano Fresi, Matilde Gioli, Libero De Rienzo, Luigi Diberti Anno: 2017 Nazione: Italia Distribuzione: Vision Distribution Durata: 90 min

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About Saverio Felici

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(Roma, 1993) Lavora nei campi dell'editoria e della produzione audiovisiva. Scrive e collabora tra gli altri con Point Blank, Nocturno e Cineforum.

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