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Un paese quasi perfetto – Recensione – Un film di Massimo Gaudioso

Ispirato ad un film canadese del 2003 La grande seduzione di Jean-François Pouliot, Un paese quasi perfetto vede il ritorno sul grande schermo, questa volta come regista, dello sceneggiatore di successo Massimo Gaudioso (Benvenuti al sud, Il racconto dei racconti, La scuola più bella del mondo)  che ci racconta la storia di Pietramezzana, un borgo sperduto nelle Dolomiti lucane che rischia di scomparire, e dei suoi abitanti, che cercano di reagire alle ingiustizie della vita cercando di realizzare un sogno apparentemente impossibile.

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Permettendo la riflessione su alcune tematiche importanti, che spesso non vengono prese in considerazione dai più come il prorompente senso di appartenenza a una determinata realtà, comunità, e la consapevolezza che l’unione fa la forza, che insieme si possono superare anche gli ostacoli più imponenti, Un paese quasi perfetto è una favola italiana che rappresenta la maggioranza dei piccoli paesi che vanno piano piano scomparendo, per via della scarso lavoro e della vita di paese che oggi ai giovani va molto stretta e preferiscono spostarsi nelle grandi città o emigrare all’estero.

Guidato da un trio ben assortito, Silvio Orlando, Carlo Buccirosso e Nando Paone, che impersonano alcuni degli abitanti del paese legati alle loro origini e che cercano di sopravvivere in un ambiente che sembra averli abbandonati, ma per il quale provano un amore incommensurabile, coadiuvati dall’elemento “esterno” Fabio Volo, il medico che tenteranno in tutti i modi di convincere a restare, impreziosito dalla figura femminile Anna, Miriam Leone, che non accetta compromessi e conserva i suoi valori più nobili, il film gode di personaggi molto ben caratterizzati, dove ognuno ha un ruolo ben preciso. Le gag che si succedono sono molto ben congegniate, come una gran messa in scena, dove non mancano inganni a fin di bene.

Un paese quasi perfetto è una gradevole commedia: tratta problemi seri, come il pregiudizio e la disoccupazione, e li racconta con toni leggeri da commedia agrodolce. Tra una battuta e l’altra vengono messi in risalto temi come la perdita della dignità quando non si ha lavoro e il desiderio di riscatto di territori italiani spesso dimenticati dalle istituzioni. Questa è la nota positiva del film che trasmette un bel messaggio: in un mondo di maschere sociali, per ritrovare sé stessi bisogna raggiungere uno scopo nella vita.

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Attraverso personaggi popolari ed utilizzando un linguaggio semplice ed universale, Massimo Gaudioso ci conduce con leggerezza ed ironia nei problemi attuali della nostra Italia. Il Paese quasi perfetto del titolo lotta con tutte le proprie forze e sfrutta con determinazione le proprie risorse per non vedersi tolto uno dei diritti fondamentali: la dignità del proprio lavoro.

Il risultato è un film a tratti fiabesco, divertente, un paese senza tempo in cui ci si può facilmente riconoscere, un luogo dell’anima in cui ci si sente sorprendentemente a casa.

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About Federica Rizzo

Campana doc, si laurea in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Salerno. Web & Social Media Marketer, appassionata di cinema, serie tv e tv, entra a far parte della famiglia DarumaView l'anno scorso e ancora resiste. Internauta curiosa e disperata, giocatrice di Pallavolo in pensione, spera sempre di fare con passione ciò che ama e di amare follemente ciò che fa.

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